mercoledì 27 febbraio 2008

Intervento alla conferenza nazionale call center Torino

La fine delle stabilizzazioni nel dicembre 2007 avrebbe dovuto porre fine ad una situazione di precarietà e disagio sociale che coinvolgeva migliaia di lavoratori. Il percorso avviato con le lotte dei lavoratori le quali hanno poi trovato risposte dalle istituzioni con la circolare Damiano, l’avviso comune e la legge finanziaria 296/06, si è concluso con l’assunzione a tempo indeterminato di circa 2000 lavoratori sul solo territorio di Roma ed ha reso possibile il consolidamento di migliaia di posti di lavoro. Ma doveva essere un punto di partenza per iniziare un percorso di normalizzazione di un settore e nello specifico di un’azienda, simbolo della degenerazione del mercato del lavoro con l’utilizzo di forme contrattuali che create per rendere più flessibile e “accessibile” il mondo del lavoro, hanno dato vita ad una precarietà diffusa e ingestibile.
Partendo dalla stabilizzazione si doveva dunque tirare le somme di questo processo e iniziare da esso per ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro. Un accordo di febbraio 2007, fortemente spinto dal territorio di Roma, ha consentito sia la possibilità di iniziare a parlare del riconoscimento della professionalità dei dipendenti con il passaggio al 4° livello inquadramentale sia che l’organizzazione degli orari di lavoro trovasse una soluzione, infatti si e’ riusciti a vincolare gli orari di lavoro di ciascun lavoratore all’interno di macrofasce antimeridiana e pomeridiana in modo tale che si potesse dare la possibilità a queste persone di poter gestire almeno un altro lavoro. Altro elemento infatti non da meno e’ la questione della crescita salariale. Ricordo infatti che a fronte di un contratto a tempo indeterminato, i lavoratori in Atesia sono tutti stati assunti con un part time a 20 h ed una retribuzione di 580 euro mese circa, dovendo anche rinunciare al pregresso salariale ottenendo la parte del pregresso contributivo dall’inizio della loro attività come co co co. Come Rsu Atesia Slc Cgil abbiamo sposato questa battaglia come primaria, rendendoci conto che l’esigenza principale dei lavoratori risulta essere un miglioramento della condizione economica. Come strumento di pressione sull’azienda abbiamo utilizzato un’ iniziativa che ci ha permesso di confermare quanto l’esigenza salariale sia così sentita, abbiamo infatti distribuito dei moduli per la richiesta di implementazione delle ore lavorate e in pochissimi giorni ne abbiamo raccolto circa mille ed ancora oggi dei lavoratori ci chiedono di poter aderire a questa iniziativa. Crediamo che lasciare migliaia di lavoratori con questo esiguo salario non faccia altro che creare una precarietà non più legata alla forma contrattuale ma al reddito e che quindi il percorso fin qui fatto rischia di esser reso vanificato. Ma accanto all’esigenza salariale naturalmente vi sono ulteriori ordini di problemi da affrontare: un altissimo grado di stress generato spesso da una sensazione di precarietà legata anche agli orari di lavoro. Assistiamo infatti ad una organizzazione del lavoro spesso schizoide, con una programmazione del lavoro quasi giornaliera e dunque spostamenti delle persone da un servizio ad un altro con conseguenti modifiche dell’orario di lavoro anche mensili. L’impatto sui lavoratori di questa gestione che a nostro avviso appare talvolta se non sempre insensata, e’ devastante. Non si tiene conto del tempo di cura che ciascun lavoratore e lavoratrice deve dedicare alle proprie famiglie e sottolineo come la stragrande maggioranza di lavoratrici siano madri. Lascio immaginare le estreme difficoltà che queste donne sono costrette ad affrontare per conciliare il tempo di cura con quello lavorativo, pensiamo anche che un salario di 580 euro non consente certo di assumere una baby sitter. A tutto questo si aggiunge una condizione lavorativa e ambientale all’interno dell’azienda a limite della dignità. I locali sono fatiscenti, le condizioni igieniche pessime, anche le temperature interne non sono regolate, fa sempre troppo caldo o troppo freddo.
A tutto questo si aggiungono due ulteriori fatti gravissimi: pochi giorni fa la parte datoriale ha dichiarato crisi tale da minacciare la chiusura di alcuni centri ed in particolare di quello di Roma oltre ad assistere alla reintroduzione dei lap, applicati sulle attività outbound. Quindi siamo costretti ad assistere ad un processo di riprecarizzazione a tutto tondo. L’assunzione dei Co co pro viene giustificata da parte aziendale come un necessario passaggio per poter compensare un dumping dovuto, a loro dire, alla non applicazione e non sottoscrizione degli accordi di stabilizzazione da parte di più aziende. Ma la realtà sappiamo essere diversa. In virtù di tutto cio’ stiamo vivendo in Atesia una fase di mobilitazione con un serie di scioperi, naturalmente molto dolorosi per i lavoratori con il coinvolgimento degli organi di stampa ed ulteriori iniziative che pianificheremo nei prossimi giorni.
Oltretutto in questo modo l’azienda tende ad innescare nuovamente la lotta tra poveri. Le ore che anche per accordo dovevano essere ridistribuite tra i neo assunti, sistema questo per estendere l’orario di lavoro ed incrementare il salario, sono con questo sistema di assunzioni riassorbite da nuovi precari, i quali a loro volta purtroppo si sentono minacciati dalla nostra lotta per impedire la reintroduzione di altri parasubordinati.
La mossa è quindi quella di introdurre una contraddizione nel sindacato, e impedire la reale normalizzazione del Gruppo Almaviva.
Dunque il “caso” Atesia non si e’ concluso ma appare solo all’inizio: come Rsu Slc Cgil non possiamo accettare che la precarietà da cui si è usciti con fasi dolorose si possa riproporre, dobbiamo continuare a dare seguito a quegli obiettivi che ci eravamo prefissati dopo la stabilizzazione: l’estensione dell’orario di lavoro, il miglioramento delle condizioni di vivibilità interne e quelle di vita di ciascun lavoratore. Siamo coscienti che ci troviamo di fronte un’azienda che d’abitudine scarica le incapacità gestionali e le problematiche del mercato del lavoro solo ed esclusivamente sui lavoratori, lavoratori grazie ai quali e’ diventata il primo call center in Italia.
Noi crediamo che il lavoro in outsourcing sia sempre precario, “schiavo” delle non regole del mercato e della mancanza di regole certe negli appalti. Il nostro piccolo tentativo è quello anche di produrre delle INTERNALIZZAZIONI li dove c’è una palese irregolarità nell’appalto,voglio ricordare ad esempio la vertenza vinta per l’internalizzazione presso Acea di 50 colleghi dipendenti Cos spa sempre del Gruppo Almaviva e che nonostante la vertenza vinta, ancora non trovano risposta alle loro richieste. Noi ci chiediamo quanto questo sistema così possa andare avanti, un sistema industriale e imprenditoriale che compete solo sui costi del lavoro senza alcuna considerazione dei diritti fondamentali della persona. Una realtà imprenditoriale che non cerca il successo passando anche attraverso la soddisfazione dei propri dipendenti, ma che al contrario, spinge al limite lo sfruttamento degli uomini e delle donne che l’arricchiscono, senza evitare poi di chiedere sgravi fiscali e contributivi, sanatorie, commesse pubbliche, agevolazioni a quello stato che si mantiene grazie alle tasse di tutti noi, stabili e precari!!!

Cosimi Barbara rsu Slc Cgil Atesia

CONFERENZA NAZIONALE LAVORATORI DEI CALL CENTER IN OUTSOURCING
Torino 25/26 febbraio 2008

martedì 19 febbraio 2008

BOLLETTINO DI LOTTA

In questi giorni, NONOSTANTE lo sciopero pienamente riuscito a livello nazionale il 28 gennaio, non si sono avute risposte positive alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo Almaviva.
La proprietà prosegue in un percorso conflittuale non indirizzato al dialogo con le organizzazioni sindacali. Questo anche se forse resasi conto, dopo le nostre pressioni, dell’inefficienza organizzativa aziendale, sta effettuando delle modifiche dell’organigramma del Gruppo, cosa che le organizzazioni sindacali valuteranno sulla scorta dei risultati, esprimibili solo attraverso l’apertura di corrette relazioni industriali, mai avute con questa proprietà.
Il Coordinamento Nazionale delle Rsu del Gruppo unitamente alle Segreterie Nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil vista la situazione, come anche condiviso nelle assemblee con i lavoratori, hanno sviluppato un percorso di LOTTA per rispondere a tale atteggiamento:
- Le strutture Nazionali indiranno una conferenza stampa in tempi brevi.
- L’Osservatorio sui Call Center, organismo in cui sono rappresentati i sindacati, le parti datoriali ed il Governo si è riunito promuovendo il chiarimento sulle tipologie contrattuali ed individuando il numero di denunce e prescrizioni alle aziende fuori legge.
I sindacati stanno spingendo perché anche il lavoro outbound sia considerato subordinato senza nessun tipo di ambiguità, essendo oltretutto sempre riscontrato dalle ispezioni delle Direzioni Provinciali del Lavoro questo con l’intento di “superare” le gare al massimo ribasso e i “territori franchi”.
- Il giorno 12 febbraio le Rsu hanno incontrato L’ispettorato della Direzione Provinciale del Lavoro, in merito a condizioni di lavoro, specificatamente alle variazioni degli orari di lavoro (turni notturni).
- Il 13 febbraio le Rsu Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil si incontreranno a livello territoriale con l’azienda per aver riscontro dei passaggi di livello, dal 3° al 4°, come previsto dall’Accordo di Luglio 2007.
In assenza dell’applicazione di tale accordo le organizzazioni territoriali denunceranno l’azienda per attività antisindacale, art 28 L. 300/1970.
- Dal 18 febbraio partiremo su tutti i territori a raccogliere firme per sostenere una lettera da far pervenire ai giornali, nella quale si denunciano i rischi occupazionali e le condizioni del lavoro nel Gruppo Almaviva. Unitamente ad una sottoscrizione di massa per acquisire spazi pubblicitari sulle maggiori testate nazionali, questo è stato reputato necessario perché con difficoltà questi giornali danno accesso a questioni del lavoro, e se lo fanno spesso avviene modificando il significato delle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori. Per trasparenza nei prossimi giorni vi daremo chiarimenti sul come avverrà la sottoscrizione.
- A sostegno dell’intera vertenza, che si svilupperà dopo lo sciopero del 28 in un percorso ascendente, il giorno 20 FEBBRAIO si svolgerà a livello nazionale uno SCIOPERO ARTICOLATO SUI PICCHI DI TRAFFICO, scioperi di 1 ora, individuati territorio per territorio, servizio per servizio, mattina pomeriggio e notte; questo per produrre il maggior effetto sull’azienda con il minor costo possibile per i lavoratori.
Unitamente a questo, chiediamo a tutti i lavoratori di sospendere le prestazioni aggiuntive: NON VANNO CONCESSI STRAORDINARI O SUPPLEMENTARI IL GIORNO DELLO SCIOPERO. Questo per la piena riuscita dell’iniziativa e per coerenza.
Nei prossimi giorni vi forniremo dettagliatamente l’articolazione dello sciopero sui singoli servizi di Roma.
Il giorno 21 febbraio 2008 come definito ci sarà l’incontro tra Slc-Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil ed il Ministero del Lavoro.
Questa è l’agenda delle iniziative, il nostro sforzo è massimo in questa fase, crediamo che i risultati arriveranno dal momento che l’azienda vedrà organizzazioni sindacali e lavoratori uniti e convinti di ciò che vogliono ottenere, continuiamo a chiedere insieme:
· il mantenimento della forza lavoro,
· la non reintroduzione dei lavoratori (precari) a progetto,
· i passaggi di livello come sottoscritto negli accordi,
· l’implementazione delle ore lavorate (da 4 a 6) per coloro che lo richiedano,
· la sottoscrizione di un Premio di Risultato,
· il mantenimento delle macrofasce, una migliore organizzazione del lavoro e l’applicazione delle richieste della commissione orari,
· il miglioramento della condizione ambientale come più volte richiesto dalle Rls,
· corrette relazioni industriali.

Roma, 13 febbraio 2008

RSU Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil Atesia/Almaviva C.

Sciopero articolato di un'ora - 20 febbraio 2008

Si è scelto di organizzare uno sciopero articolato di 1 ora nella giornata del 20 febbraio. Questa è solo una delle iniziative di lotta sviluppate da Cgil, Cisl e Uil in questi giorni, l’idea di fare uno sciopero nazionale con queste modalità è quello di produrre il massimo effetto sul Gruppo senza costi eccessivi per la lavoratrici ed i lavoratori. Vi chiediamo quindi una grande attenzione alla modulazione con la quale dovete scioperare.
Tim 119 h 10.00-11.00 18.00-19.00
Ricerche di mercato 11.00-12.00 20.00-21.00
Tim bu 10.00-11.00 16.00-17.00
Tim out/teleselling 11.00-12.00 18.00-19.00
Inpdap 10.00-11.00 17.00-18.00
Sogei 10.00-11.00 15.00-16.00
Tpi 1288 10.00-11.00 17.00-18.00
Multiskill 10.00-11.00 17.00- 18.00
Restanti Servizi 10.00-11.00 17.00-18.00
Pt vert. Nott. Tim h 7.00-8.15
Pt vert nott 1288 h 7.00-8.15

Le RSU e le strutture Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil saranno presenti nel corso della giornata di sciopero in forma di presidio sotto la sede di Atesia, Via Lamaro 25.
Nei giorni 18 e 19 febbraio creeremo le condizioni invece per la raccolta delle firme sul testo di lettera e per la sottoscrizione per trovare spazi di visibilità sui giornali.
Vi chiediamo quindi la massima partecipazione.
Dobbiamo in questa fase impegnarci fortemente, continuando a chiedere con forza:
· il mantenimento della forza lavoro,
· la non reintroduzione dei lavoratori (precari) a progetto,
· i passaggi di livello come sottoscritto negli accordi,
· l’implementazione delle ore lavorate (da 4 a 6) per coloro che lo richiedano,
· la sottoscrizione di un Premio di Risultato,
· il mantenimento delle macrofasce, una migliore organizzazione del lavoro e l’applicazione delle richieste della commissione orari,
· il miglioramento della condizione ambientale come più volte richiesto dalle Rls,
· corrette relazioni industriali.
Fino a quando non avremo risposte complessive ed esaurienti che soddisfino i bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori proseguiremo nelle iniziative di lotta.

Roma, 14 febbraio 2008
RSU Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil.com Uil Atesia/Almaviva C.

perche' non un'assemblea.

L'indizione dello sciopero del 20 febbraio e' una ulteriore tappa pianificata in quel percorso di lotta deciso a seguito della lettera che Tripi ha inviato a tutte le istituzioni e alle parti sindacali. A seguito di questo si sono indette assemblee precedentemente allo sciopero del 28/01, sono stati pubblicati articoli su quotidiani e noi come rsu abbiamo prodotto una serie di comunicati. A tutto questo l'Azienda non ha risposto. Si e' dunque deciso, in un coordinamento nazionale delle rsu, di continuare con le iniziative che speriamo possano produrre l'effetto desiderato. L'informazione e le notizie le mettiamo a disposizione dei lavoratori attraverso molti comunicati, attraverso questo blog, attraverso numerosi sms che inviamo a quei lavoratori che ce lo richiedono. C'e' inoltre un problema piu' pratico che ci induce a volte a non seguire il passaggio assembleare. Infatti ogni lavoratore ha a disposizione in un anno 10 ore retribuite per assemblea. Dunque e' nostra responsabilità programmare in modo piu' funzionale possibile le assemblee, senza gravare economicamente sui singoli. C'e' di piu', le persone che attivamente si impegnano in attività sindacale non sono al momento moltissime, come Atesia ci sono 3 rsu, come Almaviva ce ne sono 5 e inoltre alcuni, ma non molti, componenti del comitato degli iscritti Cgil. Un numero davvero esiguo se si pensa che sono circa 3000 i lavoratori presenti in Atesia e questo talvolta richiede la necessità di non seguire sempre l'iter piu' formale. barbara cosimi rsu atesia

sabato 16 febbraio 2008

VISIBILITA'

Prendo a balzo questo stralcio da un commento "Aumentare la visibilità di questa bacheca virtuale è altrettanto centrale per la riuscita dello stesso. Perché non stampare qualche volantino e
lasciarlo nelle sale break in Atesia invitando tutti a partecipare alle discussioni?"

La visibilità della bacheca virtuale è il primo dei tanti passi che ci aspettano. Parecchi colleghi iscritti alle news delle CGIL hanno ricevuto il 16 febbraio l'annuncio della nascita del blog via sms da Alessio.Nei prossimi giorni saranno presenti nelle sale break i volantini con l'indirizzo su rete del neonato blog. Il passaparola e l'interesse verso questo ulteriore strumento completeranno l'opera.

giovedì 14 febbraio 2008

Uno spazio democratico di informazione e discussione.

Anonimo apprezza l’iniziativa del blog, ma teme diventi una bacheca virtuale di comunicati già affissi in azienda o finisca per essere uno strumento di comunicazione unilaterale nelle mani del sindacato.
Se accadesse questo, avremmo perso tutti una buona occasione.
E’ nostra intenzione aprire con questo blog uno spazio di discussione democratico; oggetto delle discussioni dovrebbero essere non solo gli aspetti strettamente connessi alla prestazione lavorativa ma tutti gli aspetti problematici della nostra vita di lavoratori. Per questo è stato inserito un post riguardante la presenza, o meglio l’assenza, dei nidi negli uffici e un altro sui problemi connessi agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro. Questi post, almeno per il momento, non sembrano avere suscitato molto interesse; ma la loro presenza dimostra l’intenzione di voler creare qualcosa di diverso da una semplice bacheca virtuale di comunicati sindacali. Detto questo non si può comunque dimenticare che la pubblicazione nel blog dei comunicati sindacali permetterà a tutti di essere più informati. In particolare quando non si è in azienda, e soprattutto, quando i comunicati non sono presenti nella nostra sala break o sono stati strappati. In questi casi con un po’ di buona volontà ognuno di noi potrà stampare il volantino e riaffiggerlo. La presenza di una bacheca virtuale consentirà, infine, di leggere i comunicati con quella calma e concentrazione che spesso manca in quei brevissimi quindici minuti di pausa 626 in cui dobbiamo prendere un caffè, chiamare il ns amore (oggi è San Valentino), fumare una sigaretta (sarebbe meglio non farlo), ecc.

Apriamo dunque questo spazio alla libera discussione; quando diciamo libera non facciamo però riferimento alla libertà menzionata da un po’ di tempo da qualcuno….ma alla vera LIBERTA’; siamo certi che tutti coloro che vorranno intervenire lo faranno nel rispetto democratico delle idee altrui e delle regole della civile convivenza. Chiediamo inoltre, se possibile, di adottare un nickname, uno pseudonimo, un soprannome o come lo volete chiamare. La procedura per prendere un account google è semplice, gratuita e garantisce l’anonimato; e soprattutto eviterà che il dibattito si svolga tra tanti anonimi.

lunedì 28 gennaio 2008

ALMAVIVA: SLC CGIL, 80% DI SCIOPERO

“L’alta adesione alla giornata di sciopero nazionale di oggi nel gruppo Almaviva (più dell’80 per cento), indetta da Slc Cgil, insieme a Cisl e Uil, è la migliore dimostrazione di quanto i lavoratori non vogliano tornare indietro. La proprietà del gruppo Almaviva deve ora cambiare rotta, dando garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e rispettando l’impegno di non assumere più lavoratori precari”. Così dichiara Alessandro Genovesi, segretario nazionale di Slc Cgil: “Domani a Roma si riunirà il Coordinamento nazionale delle Rsu di Almaviva per decidere come proseguire la vertenza, consapevoli che tutti devono fare il proprio dovere: i servizi ispettivi che devono continuare nell’opera di repressione già avviata; il ministero del Lavoro che deve ora prendere atto che - dopo che il 99 per cento delle ispezioni dichiara che l’outbound è subordinato - deve adeguare le proprie circolari; i grandi committenti pubblici e privati che devono modificare volumi e organizzazione per accompagnare la nuova fase. Premessa per fare tutto ciò è che le imprese di call center si impegnino, però, a modificare il proprio modello organizzativo e a scommettere sulla qualità, non scaricando sul lavoro, soprattutto quello appena “stabilizzato”, le proprie incapacità manageriali”. Conclude il comunicato: “Insomma, vi sono spazi per ulteriori interventi, ma le aziende non possono pensare che si possa buttare fuori il lavoro buono e stabile, magari chiudendo qualche sede, per sostituirlo con il lavoro precario. Il segnale al mercato sarebbe evidente: si può tornare alla giungla, a prima delle stabilizzazioni. Su questo il sindacato è contrario e continuerà nella mobilitazione”.
28/01/2008 14.43

sms CGIL del 28.01.08

Sciopero Atesia Almaviva pienamente riuscito. Su Roma la mattina 80% di adesioni, su Tim 119 oltre il 90%. Alcuni servizi bloccati. Al presidio di Pzza Barberini hanno partecipato circa 200 persone. Servizio ore 20 al TG di LA7.
A Napoli 80% di adesioni, a Palermo/Catania 60%, presidio di 300 persone.
Invitiamo tutti alla massima partecipazione e diffusione.

venerdì 25 gennaio 2008

sms CGIL del 25.01.08

Proclamato sciopero il 28.01.08 per l'intero turno; manifestazione a Pzza Barberini dalle 10 alle 14. E' importante partecipare. Non bisogna avvertire o presentare giustificativi all'azienda.

sabato 19 gennaio 2008

Procedure di stabilizzazione

Fonte: http://www.apisarda.it/index.php?id=1460
Procedure di stabilizzazione ex art. 1, commi 1202 e ss. Della Legge 296/06 (Finanziaria 2007)
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con una nota informativa del 24.09.07, è intervenuto in materia di stabilizzazione dei rapporti di co.co.pro. In particolare il Dicastero, dopo aver ricordato che il 30 aprile u.s. è scaduto il termine previsto dal comma 1202 della Legge n. 296/06 (Finanziaria 2007) per la stipula degli accordi sindacali volti alla stabilizzazione delle collaborazioni coordinate e continuative, in contratti di lavoro subordinato, ha rilevato, dopo un’attività di verifica, delle anomalie negli accordi stessi.
In tal senso nella suddetta nota, il Ministero ha evidenziato le anomalie più ricorrenti:
1. alcuni accordi prevedono un termine per la stabilizzazione che supera ampiamente quello massimo di un anno fissato dall’accordo interconfederale del 4.6.2006;
2. vengono ancora consentiti i rapporti di lavoro a progetto per lo svolgimento di attività “in bound”;
3. a fronte di verbali ispettivi non vengono regolarizzati tutti i lavoratori oggetto della contestazione;
4. alcuni accordi non individuano la tempistica per la sottoscrizione degli atti conciliativi individuali;
5. alcuni accordi ammettono la stabilizzazione anche attraverso forme contrattuali quali il lavoro intermittente o part-time con un impegno orario di lavoro ridottissimo.
In base alle anomalie riscontrate il Ministero ha fornito le seguenti indicazioni operative, al fine di consentire le opportune integrazioni alle parti sociali che abbiano sottoscritto accordi in cui siano presenti le criticità indicate:
1. nell’ipotesi di verbalizzazione ispettiva, gli effetti dei verbali restano sospesi fino all’assolvimento, da parte del datore di lavoro, degli obblighi previsti nei commi 1205 e 1206 della Legge n. 296/06. Il personale ispettivo provvederà ad emanare provvedimenti di diffida ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 124/04, aventi ad oggetto la regolarizzazione, secondo quanto disposto dai suddetti commi, dei lavoratori con contratti di collaborazione non genuini. Il termine per l’adempimento della diffida deve coincidere con quello previsto nell’accordo sindacale e comunque entro e non oltre il 30.4.2008, in base a quanto disposto nell’accordo interconfederale del 4.10.2006. Pertanto gli accordi sottoscritti che prevedano un piano di stabilizzazioni da ultimarsi dopo tale data dovranno essere necessariamente modificati, in caso contrario verranno adottati i prescritti provvedimenti sanzionatori;
2. come già chiarito dal Ministero con circ. n°. prot. 17/06, relativamente ai settori dei call center le collaborazioni a progetto “in bound” non possono ritenersi ammissibili. Ai fini della trasformazione di detti rapporti in rapporti di lavoro subordinato, valgono le indicazioni e i termini indicati nel punto precedente;
3. nel caso in cui negli accordi sia prevista una stabilizzazione parziale dei collaboratori oggetto della attività ispettiva, gli accordi stessi sono integrati di diritto. In tal caso il datore dovrà dar luogo a tutti gli adempimenti previsti;
4. le tipologie contrattuali mediante le quali procedere alla stabilizzazione dovranno essere tutte riconducibili a rapporti di lavoro subordinato. Ai fini di una valutazione preferenziale verrà data priorità agli accordi di stabilizzazione che utilizzeranno le seguenti tipologie contrattuali: contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato; contratti part-time a tempo indeterminato superiori a 25 ore settimanali; contratti a tempo indeterminato; contratto di apprendistato.
I contratti a tempo determinato non potranno avere una durata inferiore ai 24 mesi e per la loro sottoscrizione dovrà essere verificata la sussistenza dei requisiti previsti dal D.Lgs. 368/01, i contratti di apprendistato saranno ammissibili solo in presenza dei requisiti normativi e contrattuali.
È da escludersi invece la possibilità di utilizzare contratti di lavoro intermittente e di inserimento.
I contratti di lavoro part-time inferiori alle 25 ore settimanali, saranno ritenuti ammissibili purché il limite minimo settimanale non sia inferiore alle 12 ore.
Per consentire le opportune integrazioni e aggiornamenti degli accordi, le strutture territoriali del Ministero entro 15 gg dall’emanazione della predetta comunicazione, informeranno delle possibili violazioni le aziende e i sindacati che hanno sottoscritto gli accordi di stabilizzazione.
Entro 60 gg dal ricevimento della suddetta informativa., le parti potranno provvedere alle integrazioni e aggiornamenti necessari, trasmettendone copia alle DPL competenti per territorio.

venerdì 18 gennaio 2008

sms CGIL del 18.01.08

Appena inviata all'Ispettorato provinciale del lavoro raccomandata di denuncia a firma CGIL Roma sud, SLC regionale e romana e RSU CGIL Atesia per reintroduzione lavoro a progetto su Atesia. La troverete in bacheca a breve.
LA CGIL C'E' E LOTTA PER LA DIGNITA' DEL LAVORO - NO ALLA PRECARIETA'!!!

Il nido vicino alla scrivania

Cresce il numero delle imprese che aprono i nidi aziendali per i figli dei dipendenti. Un'operazione che unisce il marketing promozionale con il benessere dei dipendenti.
di FEDERICO PACE
fonte: http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/il-nido-vicino-alla-scrivania-quando-il-pupo-sta-in-azienda/2831297

E’ indicato da chi lavora come l’elemento che più di altri può migliorare la produttività aziendale. Più degli orari flessibili o dei corsi di formazione. E’ una specie di sogno irrealizzabile di molte giovani coppie che provano a perseguire l’improbabile equilibrio tra vita privata ed esperienza professionale. Ora, per alcuni di loro, il nido aziendale sta smettendo di essere un sogno per diventare una realtà concreta. Un servizio di cui usufruire. Un vantaggio insperato.
Il ritardo rispetto ad altri paesi europei è grande ma qualcosa si sta muovendo. Negli ultimi mesi, solo a Roma, ne sono stati aperti una decina tra imprese pubbliche e private. E altrettanti ne apriranno nei prossimi mesi. Ma è in tutta Italia, soprattutto al centro e al nord, che le cose si stanno muovendo. Tra le realtà che hanno aperto un nido aziendale ci sono grandi operatori come Fiat, Benetton o Telecom. Ma anche istituzioni pubbliche come l’università Bicocca di Milano, Macerata e Trento e l’Agenzia delle Entrate, il Cnr o il ministero della Salute. Uno degli ultimi arrivati è il nido di Poste Italiane. Aperto a Roma sulla Cristoforo Colombo, può arrivare a ospitare quarantacinque bambini dai tre mesi ai tra anni di età. Il nido ha ricevuto un contributo pubblico perché riserva una parte dei posti anche ai bambini iscritti alle liste di attesa del Comune dando così un parziale aiuto a quei genitori che, seppure non dipendenti dell'impresa, non riescono a trovare un nido.
Le mosse delle grandi imprese
A Torino, a settembre dell’anno scorso, ha aperto Mirafiori Baby, il nido della Fiat che può ospitare fino a settantacinque bambini. La struttura, in via Settembrini, è ampia mille metri quadri ed è aperta per dodici ore, dalle sette e mezza del mattino fino alle sette e trenta della sera. Nel Veneto, lì dove i nidi aziendali sono più diffusi, sempre a settembre, ha aperto le porte il nido di Benetton nella sede di Ponzano Veneto. L'edificio, all’interno di una superficie di verde di quasi diecimila metri quadri, è stato progettato dall’architetto spagnolo Alberto Campo Baeza che ha detto di avere cercato di costruire “un asilo non solo impeccabile dal punto di vista funzionale, ma anche capace di offire una serie di sequenze spaziali diverse; un edificio vivo in cui i bambini possano sognare ed essere felici”. La società veneta ha affidato la consulenza pedagogica, per l’avvio a Reggio Children, il prestigioso centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bimbi e delle bimbe.
Un poco prima di loro, a fine 2006, ha aperto a Roma l’asilo nido di Acea, una struttura che copre un’area di cinquecento metri quadri e può ricevere fino a 52 bambini in tre diverse sezioni: lattanti, semidivezzi e divezzi. Il nido, realizzato con un investimento di seicento mila euro – di cui 250 mila dal fondo regionale - è stato costruito con materiali ecologici, ha un giardino esterno di seicento metri quadri e una cucina attrezzata. In Piemonte tra poco, dopo essere stato inaugurato a novembre, aprirà anche il nido dell’Agenzia delle Entrate.
Dal marketing alla sensibilità pedagogica
Se all’inizio quella dei nidi aziendali sembra un’idea nata dagli uffici marketing, una volta realizzato finsce per gettare all’interno dell’impresa un seme che diviene sempre più fertile. Anche i manager d’azienda, che a lungo hanno mostrato non certo troppo interesse per le problematiche delle giovani coppie, finiscono così per sedersi al tavolo per cercare di capire casa accade a chi lavora all’interno dell'impresa. E le aziende sembrano mostrare sempre più interesse anche per gli aspetti più delicati. "C'è una nuova sensiblità pedagogica - ci ha detto Barbara Urdanch di Cesed, la cooperativa che gestisce tra gli altri anche il nido di Fiat (leggi l'intervista integrale) -. Quella che mostrano è una sincera attenzione al benessere del bambino. Attenzione del processo che porta alla realizzazione del nido, non guardano più solo al progetto 'chiavi in mano'. C’è finalmente un approfondimento della cultura per l’infanzia. Mi auguro che questo voglia dire qualcosa".
Il primato dei nonni e l'insufficienza dei servizi
L’argomento interessa sempre di più. Si può capire. Ancora oggi oltre la metà dei genitori, secondo i dati dell’indagine campionaria dell’Istat, affida i propri figli ai nonni e un altro dieci per cento è costretta a ricorrere alla baby sitter (vedi tabella). Solo il 13,5 per cento a un nido pubblico e un 14,3 per cento ai nidi privati.
Quella dei nidi aziendali è una realtà che si inserisce in uno scenario in cui l’offerta dei servizi è ancora insufficiente. Secondo i dati dell’Istituto degli innocenti di Firenze, i nidi d’infanzia in Italia sono quasi 5 mila e possono accogliere in tutto 118 mila bambini, ovvero il 9,9 per cento dell’utenza potenziale. Senza dire della difforme distribuzione sul territorio italiano. Le regioni dove sono più diffusi sono l’Emilia Romagna, che raggiunge una ricettività del 23,9 per cento, e il Veneto (19,9 per cento). Molto più basse le percentuali in Calabria, Puglia e Sicilia (vedi tabella). Per questo nella scorsa finanziaria sono stati assegnati 100 mila euro per un piano straordinario che aumenti il numero dei nidi, non solo aziendali, sull’intero territorio.
La qualità di un nido
Ma non basta che ci siano i nidi. Questi devono essere anche buoni. Quello della qualità è considerato da tutti come un elemento essenziale per la decisione se affidare o meno un bambino al nido. Spesso i nidi in Italia vengono gestiti in outsourcing da imprese e cooperative specializzate nel settore. Quali sono le caratteristiche che fanno sì che un nido sia un buon nido? “Prima di ogni cosa c'è la qualità del personale impiegato e la sua permanenza all’interno del nido - ci ha detto Susanna Mantovani, prorettore della Bicocca di Milano che da lungo tempo si occupa dei servizi all’infanzia e che coordina il nido dell'università (leggi intervista integrale) -. L’85 per cento di costo di un nido è quello del personale, se il costo cala, è perché ci sono contratti di lavoro che non valgono molto. L’indice di qualità è un turn-over basso del personale, e questo accade se le condizioni di lavoro sono piacevoli, decenti e buone. Purtroppo ci sono una serie di soggetti che si presentano molto bene, anche molto patinati, ma privi di questa qualità".
Per altro fino a qualche tempo fa in Italia molti ritenevano che i nidi non fossero, pure al di là della qualità, i migliori luoghi dove fare crescere i propri figli. Ma le cose, sotto questo aspetto, stanno cambiando velocemente. “Quindici anni fa questa idea era molto radicata – spiega Mantovani - ora le mamme addirittura si impongono di scegliere il nido”.
Quanto pago
C'è poi il tema dei costi. Negli ultimi anni a crescere sono stati soprattutto i nidi privati che sono passati da una quota del 20 per cento sul totale del 2000 a una quota quasi doppia (il 38,9 per cento) degli ultimi anni. Con il problema della spesa da sostenere che ricade sulle spalle dei genitori. Nei nidi aziendali di qualità il costo arriva a un tetto massimo di 600-650 euro al mese. La gran parte delle imprese però trova delle soluzioni per di ridurre il costo a carico dei dipendenti. Telecom, quando a settembre del 2004 ha aperto il primo nido in Piemonte, poi replicato anche in Lombardia, Lazio e Campania, ha praticato una politica ha fissato una retta di duecento euro per tutti i dipendenti. E' poi l'azienda a pagare, al gestore del nido, il resto della retta. In altri casi succede che i dipendenti pagano una retta, così come accade nel caso dei nidi comunali, proporzionata dal reddito familiare.
Seppure sono in aumento i nidi aziendali sono ad ogni modo ancora pochi. Il numero delle imprese interessate è però destinato a crescere. "Io penso che fra dieci anni - ci ha detto Urdanch - non ci sarà un’azienda che non potrà non avere un nido aziendale. Il benessere dei dipendenti sta diventando una voce di bilancio d’impresa e sarà normale avere sempre più cura dei propri dipendenti.” E' auspicabile che queste previsioni trovino davvero il modo di avverarsi.

GALLERIA: Le immagini

SONDAGGIO: Cosa ne pensi?

TABELLA: I nidi pubblici e privati in Italia

sabato 29 dicembre 2007

Mobility manager in Atesia?

Fonte: http://management.monster.it/4883_it_p1.asp

Tutto casa e ufficio? È il mobility manager...
Un'esigenza che sconfina in un decreto legge. La mobilità intelligente è una strategia che permette di risparmiare costi e tempi, incentivando i trasporti alternativi. Bici compresa...
Vi è stato mai chiesto di fare car-pooling o di organizzarvi per un ride matching? Non spaventino gli inglesismi, di cui ormai siamo sommersi, car pooling significa semplicemente condividere un'auto con altre persone, stabilendo, appunto, un ride matching, un percorso che sia comodo per tutti.
Sono queste alcune delle nuove frontiere del mobility management. Nuove relativamente. In Italia, le tecniche per l'organizzazione del tragitto casa-lavoro dei dipendenti sono al vaglio almeno dal 1998, anno del decreto Ronchi sulla mobilità sostenibile. Se la decisione di fare insieme ai propri colleghi il viaggio da casa al lavoro è stato, fino a qualche tempo fa, appannaggio del buon senso e del livello di socievolezza individuale, da non molto la mobilitazione intelligente è diventata una legge.
Il decreto sulla mobilità urbana prevede infatti che le aziende con più di 300 dipendenti localizzate in zone a rischio di inquinamento debbano assumere un mobility manager aziendale. Che, di concerto con il mobility manager di area, figura parallela istituita dal comune di riferimento, stipuli un piano annuale della mobilità aziendale.
Secondo l'ente per le nuove tecnologie l'energia e l'ambiente (ENEA), a causa della congestione dei mezzi di trasporto, ogni anno vanno persi dal 4 al 10% del Pil nazionale.
L'inquinamento non è dunque l'unico problema causato dal traffico.
La figura del mobility manager interviene in azienda quando il numero dei dipendenti giustifica una pianificazione degli spostamenti in linea con i principi del risparmio (di tempo e di consumi) unitamente al rispetto dell'ambiente. Attraverso la promozione di mezzi di trasporto collettivi o non motorizzati, il mobility manager interviene con politiche di marketing interno sulla base delle caratteristiche peculiari della domanda di mobilità dei dipendenti.
Dal parcheggio gratuito per chi condivide l'auto con i colleghi, agli sconti sull'abbonamento dei mezzi pubblici fino alla concessione di auto collettive (car-sharing), ciclomotori e biciclette (realtà più nordica che mediterranea) la mobilitazione intelligente prevede anche la ripianificazione degli orari d'ufficio, concentrandoli lontano dalle ore di punta e scaglionando l'uscita dei dipendenti tenendo conto, per esempio, delle loro esigenze di car pooling.
È necessario che il mobility manager sia in grado di elaborare piani di viabilità che spesso prevedono anche il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche per l'elaborazione di servizi di trasporto ad hoc, sempre nell'ottica del risparmio di costi e di tempi. Il background di un mobility manager spazia quindi dall'architettura all'ingegneria (urbanistica o gestionale) ma sta crescendo il numero di corsi di formazione specifici post laurea.
Euromobility, l'associazione nazionale dei mobility manager, si preoccupa di monitorare la situazione mobilità/viabilità, che in Italia comincia ad essere percepita anche se con una certa circospezione, e di "contribuire a creare e diffondere la cultura della mobilità" anche nel nostro Paese. Lo scopo è quello di fornire un punto di riferimento e focalizzare l'importanza del mobility manager come figura aziendale a pieno titolo.
Nonostante una scarsa attitudine verso i problemi ambientali (e logistici) caratteristici della nostra nazione, Euromobility ha messo a punto un piano d'azione per coinvolgere anche le aziende con meno di 300 dipendenti e quelle che non necessariamente risiedono in aree a rischio.
E contribuire a portare il numero dei mobility manager nominati da 273 ad almeno 1071 (per il momento, ma dovrebbero essere circa 2600) facendo leva sulla comprensione di un problema, traffico, sprechi e inquinamento, che ha bisogno di maturare un po' di più.
Da domani in bicicletta?

Alessandra Santangelo


Scheda sintetica sul Mobility manager

sabato 22 dicembre 2007

APPELLO:SOSTENIAMO LA LOTTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI ATSnet

MANDATE UN MESSAGGIO DI SOLIDARIETA’
E VENITE DOMANI, MERCOLEDI 19 IN PIAZZALE DELL’INDUSTRIA!
MAI COME IN QUESTO CASO L’APPELLO CHE VI RIVOLGIAMO E’ UN INVITO A FARVI SENTIRE. E LA STORIA CHE VI RACCONTIAMO E’ UN PEZZO DI STORIA DI QUESTO PAESE DOVE PRECARIATO E MORTI BIANCHE CONTINUANO A SEGNARE IL MONDO DEL LAVORO.
E’ la storia delle lavoratrici e dei lavoratori della ATSnet operanti presso la General Motors di piazzale dell’Industria, che stanno presidiando da giorni la sede di lavoro dalla quale sono stati espulsi. Amaramente diciamo: bel regalo di Natale…
Si tratta di 41 lavoratrici e lavoratori con contratto progetto con la ATSnet (che lavora tra l’altro per American Express, Cityfin, Opel e altre aziende multinazionali) dedicati da anni (addirittura dal 1998!) a svolgere attività si servizio clienti per la GMAC (General Motors finanziaria) dentro la sede GMAC con attività di contact center.
NIdiL CGIL da gennaio ha cercato il dialogo con l’azienda per avviare un percorso di stabilizzazione, ma sia la ATSnet, sia la GMAC si sono rifiutate di sedersi ad un tavolo di confronto negando di avere collaboratori!
Dopo l’ennesimo tentativo di avviare un confronto, le lavoratrici e i lavoratori ATSnet operanti all’interno della sede GMAC (i cui contratti scadono il 31 dicembre) stanchi dell’atteggiamento delle controparti non hanno abbassato la testa e pur sapendo di mettere a serio rischio la possibilità di avere proroghe di contratto, sono comunque entrati in sciopero per denunciare la chiusura dell’azienda e la persistente irregolarità contrattuale nei loro rapporti.
La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ATS ha ottenuto intanto un coinvolgimento diretto di varie forze politiche e dell’Assessorato al Lavoro della Regione Lazio che ha convocato le parti il 14 dicembre scorso avviando (finalmente) un confronto. All’incontro era presente anche il Presidente della Commissione Sicurezza e Lavoro del Comune di Roma. Gli assessorati al lavoro di Regione, Provincia e Comune si sono fatti promotori di richiedere un incontro alla GMAC per capire come voglia ad operare sul mercato romano senza continuare ad infrangere le leggi del mercato del lavoro.
Purtroppo, nel frattempo, la GMAC ha risposto impedendo loro l’ingresso in azienda disabilitando i badge personali e utilizzando lavoratori di altre aziende!
Le lavoratrici e i lavoratori ATS hanno uno straordinario bisogno di solidarietà e soprattutto della vostra, iscritti e simpatizzanti di NIdiL CGIL che sapete bene cosa significhi precariato!
Anche un messaggio può aiutare. Vi preghiamo, perciò, di inviare un messaggio di solidarietà al seguente indirizzo mail: precari.ats.gmac@gmail.com.
Ma soprattutto vi invitiamo a fare un po’ di spazio nei vostri impegni e trovare il tempo per venire domani, mercoledì 19 alle 11,30 alla manifestazione a sostegno del presidio in piazzale dell’Industria 40 (EUR).
Per chi non disponesse di mezzo proprio, piazzale dell’Industria è raggiungibile con: 30, 170, 703, 708, 762, 763, 764, 765, 767, 777, 778, 779, 791.

martedì 18 dicembre 2007

orario multiperiodale

La proposta dell'orario multiperiodale prevede una media annua di 30 ore lavorative settimanali. Nei mesi di maggior traffico telefonico il lavoratore svolgerà la sua attività lavorativa con un orario che può arrivare alle 8 ore giornaliere; nei periodo di ridotto traffico telefonico l'orario giornaliero sarà minore (fino a un minimo di 4 ore lavorative giornaliere). Lo stipendio sarà comunque sempre pari a quello di un part time al 75%.

sms del 18.12.07

Cgil: sindacato Roma non ha firmato accordo; nazionali altri territori sottoscritto passaggio livelli. A gennaio prosegue trattativa su estensioni; leggere comunicato

venerdì 23 novembre 2007

la prima domanda che dobbiamo farci è: abbiamo ottenuto quello che volevamo?

E' trascorso quasi un anno dall’accordo che ha avviato il processo delle stabilizzazioni in Atesia; credo sia un tempo sufficiente per fare un bilancio. È vero, l’accordo non è stato attuato completamente – manca ancora l’ultima tranche di stabilizzazione – ma è ormai tempo di chiederci se stiamo andando nella direzione giusta. Del resto non siamo neanche certi se l’accordo sarà applicato integralmente e, soprattutto, si nutrono forti dubbi se sarà realizzato quello che era l’obiettivo principale dell’accordo: l’eliminazione della precarietà.
Molti di noi hanno lasciato alle spalle, sia pure con sofferta rinuncia ai diritti pregressi, la precarietà lavorativa ma vivono il disagio della precarietà retributiva. Alcuni di noi hanno trovato un secondo lavoro, spesso a progetto, ma così sono costretti a rinunciare al tempo libero o a quello dedicato agli affetti, agli interessi culturali o di altro tipo.
Altri ancora bussano alle porte di Atesia, disposti ad accettare un contratto qualsiasi, perpetuando così una situazione che credevamo destinata a scomparire..….(commenta)