e della Previdenza Sociale per gli ammortizzatori sociali
giovedì 21 aprile 2011
Petizione contro la cassa integrazione
e della Previdenza Sociale per gli ammortizzatori sociali
Etichette: cassa integrazione
Sciopero venerdì 22 aprile 2011
Roma 19 aprile 2011
Etichette: Sciopero
giovedì 7 aprile 2011
Incontro Cassa Integrazione: Comunicato Rsu Slc Cgil/Fistel Cisl/Uilcom Uil Almaviva C (7.4.2011)
L’Azienda ha ribadito l’intenzione di proseguire nel percorso, anche se con numeri molto inferiori a quelli comunicati inizialmente in virtù anche dell’acquisizione della Commessa Sogei, ma ribadendo l’intenzione di riportare Alitalia in altra sede e confermando la perdita di Consip, Windjet e Avcp.
Le Rsue le OO.SS hanno a questo punto chiesto alcuni dati per verificare i numeri forniti:
• Abbiamo rappresentato al tavolo che mediamente nel mese di Febbraio e Marzo circa 230 persone al giorno hanno effettuato lavoro straordinario, chiediamo su quali commesse incidono e quale è il numero complessivo delle ore di supplementari/straordinari svolti nel centro.
• Abbiamo richiesto il dato sugli straordinari/supplementari effettuati nei siti con commesse gemelle per verificare la possibilità di applicare solidarietà tra centri come avvenuto in occasione dell’ ingresso di Alitalia su Roma a fronte della cessione di traffico Tim 119.
• Abbiamo richiesto alcuni dettagli sulla composizione del bacino Consip, in quanto ci risultano spostamenti effettuati anche dopo la notizia ufficiale del termine della commessa, e in più abbiamo richiesto di verificare se il numero di “categorie protetta” (104, Logabili Parziali ….. ) è in linea con le percentuali del Centro.
• Abbiamo richiesto per quale motivo il personale in lingua di Windjet non è stato ricollocato da subito su alcuni servizi che fanno presidi in lingua (comune di Roma e/o Antiviolenza ) che ad oggi sono vacanti e fino al 31 marzo gestiti da personale somministrato.
• Abbiamo richiesto dettagli sul servizio SAP di Alitalia, gestito in sede da personale di altra azienda, risultano circa 15 persone.
• Abbiamo richiesto chiarimenti sull’ impiego strutturale di personale Lap, vedi vendita chiavette, e l’eventualità di inserirvi anche temporaneamente il personale dipendente.
• Abbiamo ribadito l’incoerenza della decisione di portare via la commessa Alitalia dal centro di Roma visti gli ottimi risultati in termini qualitativi, professionali ed economici che la stessa ha raggiunto proprio negli ultimi mesi (aggiudicazione di Canvass del Cliente, introiti extra dalla vendita di biglietti, ecc…): decisione che porta inevitabilmente all’impoverimento del centro e ne lega le sorti sempre più alla commessa Tim 119/Tim Business.
Inoltre ma non da ultimo abbiamo posto la questione dei rol /ex festività imposti illegittimamente dall’azienda ai lavoratori e negati ad altri come più volte denunciato nei comunicati.
L’azienda non ha fornito spiegazioni sufficienti e dati verificabili, pertanto si è reso necessario un rinvio della riunione al fine di assolvere agli obblighi di informazione in data da stabilire e comunque entro il 26 Aprile.
Riteniamo che le soluzioni, anche in virtù dei numeri ridotti, possano essere trovate all’interno dell’ Azienda.
Rsu Slc Cgil Atesia/Fistel Cisl/Uilcom Uil ALMAVIVA C. ROMA
lunedì 4 aprile 2011
Comunicato Rsu Slc Cgil Atesia/Almaviva C. (4.4.2011)
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sabato 2 aprile 2011
Comitato Cigo Slc Cgil Almavivac
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venerdì 1 aprile 2011
Elezioni Fondo telemaco
Etichette: Telemaco
venerdì 25 febbraio 2011
domenica 20 febbraio 2011
III Conferenza Nazionale delle lavoratrici e lavoratori dei call center (18-19 febbraio 2011)

Ore 9,30
Inizio lavori Assemblea Plenaria. Presiede:
Natascia Treossi – Segreteria SLC-CGIL Roma e Lazio
Ore 10,00
Relazione introduttiva e presentazione rapporto:
Alessandro Genovesi – Segreteria Nazionale SLC-CGIL
Interventi di delegati e strutture
Ore 11,45
Interventi di:
Stefano Parisi – Presidente Asstel-Confindustria
Sergio Abramo – Presidente Assocontact-Confindustria
Ore 12,30
Intervento di:
Susanna Camusso – Segretario Generale CGIL
Interventi di delegati e strutture
Ore 14,00
Conclusione
Prima giornata Assemblea Plenaria, di:
Emilio Miceli – Segretario Generale SLC-CGIL
(Pausa pranzo)
Ore 16,00/19,00
Gruppi di Lavoro
“Il mercato del lavoro dopo il Collegato”.
Coordina: Claudio Treves ( Dip. Politiche Attive del Lavoro – CGIL Nazionale)
“Controllo a distanza e privacy del lavoratore”.
Coordina: Carmen La Macchia (Docente Universitario)
“Stress da lavoro correlato: l’azione del sindacato”.
Coordina: Luisa Benedettini (Componente CGIL Commissione Ministero Lavoro)
Ore 10,00: Assemblea Plenaria
Relazione dei gruppi di lavoro a cura dei coordinatori
Interventi di delegati e strutture
Votazione dei documenti conclusivi
Ore 13,00
Conclusioni della III Conferenza Nazionale di:
Fabrizio Solari – Segretario Nazionale CGIL
Documenti diffusi durante la III Conferenza Nazionale:
Relazione di Alessandro Genovesi - Segretario Nazionale SLC-CGIL
Quarto rapporto sulla dinamica occupazionale nei call center in outsourcing (febbraio 2011)
Campagna nazionale contro le delocalizzazioni nel settore delle TLC (febbraio 2011)
La SLC-CGIL nei call center (febbraio 2011)
Guarda il video su CGILTv
Visualizza il programma della Conferenza
venerdì 11 febbraio 2011
Comunicato Coordinamento Donne Slc Cgil
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martedì 8 febbraio 2011
Comunicato Rsu Slc Cgil Atesia/Almaviva C. (8.2.2011)
lunedì 31 gennaio 2011
Camusso: "donne in piazza il 13 febbraio. E, quando sarà indetta, saremo con Art.21 alla manifestazione per la Costituzione"
Susanna Camusso, segretario Cgil è appena rientrata da un viaggio ad Auschwitz in occasione della Giornata della Memoria. "E' struggente - racconta a caldo il segretario della Cgil - l'effetto che fa trovarsi davanti ad uno dei più tristemente noti campi di concentramento, e al Campo2 dove si trovano le lapidi di tutti i Paesi. E la prima domanda che risuona assordante nella testa di ciascuno è: 'come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto?' Poi c'è il secondo interrogativo: come fare a non cancellare la memoria della tragedia orribile dell'Olocausto? E rincuora vedere i tanti ragazzi arrivati fin lì con con i treni da tante parti d'Europa dopo aver preparato dei lavori a scuola su questi temi e che rimangano in silenzio raggelati davanti al cancello".
"La memoria - scriveva Cicerone - diminuisce se non la tieni in esercizio". Un esercizio a cui ci siamo disabituati?
Purtroppo sì. Il nostro Paese si sta abituando a pensieri e ricordi brevissimi. Non si mettono in fila i fatti degli ultimi anni. Siamo tutti costretti a vivere freneticamente il presente e così si perde la capacità critica. Per questo è essenziale distinguere sempre tra ciò che appare e le persone vere, in carne ed ossa, con le loro storie.
E' proprio su questo solco che Articolo21 ha deciso di proporre una manifestazione nazionale unitaria che abbia al centro della mobilitazione la Costituzione, e la memoria viva di una Carta, frutto di dure lotte, che conserva tutta la sua attualità...
Penso che la vostra sia un'iniziativa molto importante. La Costituzione deve essere il filo conduttore del nostro impegno e della nostra azione quotidiana. E saremo con voi quando deciderete di promuovere una mobilitazione a difesa dei valori della Carta. Così come saremo in piazza come donne il 13 febbraio. Una manifestazione alla quale sicuramente voi parteciperete...
Immaginiamo che le donne scendano in piazza il 13 anche perchè hanno qualcosa da dire in più, specie dopo ciò che è trapelato in queste settimane dalle intercettazioni...
Ognuna di noi, che con le sue fatiche, le sue scelte quotidiane ha progettato la sua vita si sente profondamente offesa nella sua dignità allorché le donne vengono considerate solo come oggetti di cui servirsi. Oggetti e merci, e le persone scompaiono... Scenderemo in piazza per manifestare la nostra indignazione e per dire che c'è un'altra Italia che non accetta questo modello, e che pensa alle donne non come "oggetti" ma come "soggetti". In piazza inoltre anche per dire agli uomini: 'se non parlate adesso, quando?'
E agli uomini di governo cosa chiederete?
Di andarsene. A cominciare dal capo. Perchè questo governo non ha fatto nulla. Anzi una cosa l'ha fatta: ha rovinato l'Italia e noi ora abbiamo bisogno di ricostruirne le radici a partire dalla difesa e dal ripristino dei valori della Costituzione.
Chiedere qualcosa anche ai media? Giornali e tv hanno meritoriamente presidiato i cancelli di Mirafiori durante il referendum per poi, sostanzialmente, dileguarsi...
Chiediamo che non lo facciano, che continuino a presidiare i luoghi del lavoro. Mi stupisco ogni volta perchè quando c'è un referendum o un fatto importante di cronaca si riscoprono magicamente gli operai. Poi i riflettori si spengono. Se dovessi rivolgere un appello direi: andate davanti alle fabbriche anche quando non c'è un referendum o un casus belli, fatene oggetto di informazione costante, perchè il lavoro è la vita quotidiana delle persone. Nel lavoro si determinano gli elementi di democrazia e di crescita del paese o, quando il lavoro non c'è, è precario e senza diritti, quelli di arretramento.
Lo pensiamo anche noi...
(ride) Si finisce sempre per dirlo a quelli che già lo pensano..
Speriamo che il messaggio arrivi anche gli altri...
Fonte: http://www.articolo21.org
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venerdì 21 gennaio 2011
Slc Cgil: Comunicato stampa su Teleperformance
Teleperformance: l’azienda dia risposte chiare ai propri lavoratori
“Quando lo scorso 24 giugno firmammo con Teleperformance l’accordo che ritirava gli 847 esuberi dichiarati sulle tre sedi italiane (Roma, Fiumicino e Taranto) a fronte dell’introduzione dei contratti di solidarietà per l’intera platea dei lavoratori di TP, ponemmo come condizione irrinunciabile l’impegno dell’azienda a rafforzare i volumi di lavoro in Italia anziché continuare a portare attività nelle sedi albanesi – così recita una nota della Segreteria Nazionale della SLC-CGIL”.
“Purtroppo a distanza di sei mesi dalla firma di quell’accordo dobbiamo constatare come l’azienda non stia dando quei segnali di discontinuità richiesti. Con centinaia di lavoratrici e lavoratori quotidianamente interessati dalla solidarietà, importanti commesse (Alitalia, Sky) continuano ad essere lavorate in maggioranza nelle sedi estere – così continua la nota della SLC-CGIL”.
“Noi riteniamo che Teleperformance abbia il dovere, verso i propri dipendenti e verso la collettività, di dare risposte concrete alla crisi delle sedi italiane – conclude SLC-CGIL – Nel biennio 2008-2010, mentre le sedi italiane vedevano l’acuirsi della crisi sfociata nella dichiarazione di 847 esuberi, le sedi albanesi, nate per l’offerta off-shore per il mercato italiano, vedevano una crescita del 700% (passando da 100 postazioni di lavoro a più di 700). E’ tempo che Teleperformance smetta di essere fra le società in outsourcing che maggiormente fanno ricorso alle delocalizzazioni, alimentando così in tutto il settore la competizione basata sulla contrazione dei costi e non più sulla qualità, e torni a puntare sulla professionalità delle centinaia di lavoratrici e lavoratori di Roma e Taranto”
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giovedì 20 gennaio 2011
Comunicato stampa Slc Cgil su delocalizzazioni Vodafone
DI DELOCALIZZAZIONE IN ALBANIA E ROMANIA”
“Ci troviamo di fronte ad un’azienda dagli utili stratosferici, che sta distruggendo lavoro nel nostro Paese con evidenti rischi anche sul piano della tutela della privacy. Chi controlla infatti il corretto utilizzo dei dati sensibili, dal traffico telefonico alle coordinate bancarie di milioni di clienti italiani? Cosa impedisce che anche i clienti Vodafone non finiscano nel traffico illegale internazionale di dati?”.
“Da più di un anno come SLC-CGIL denunciamo quanto la delocalizzazione delle attività di call center da parte di Vodafone, Wind, SKY, H3G, Telecom, Alitalia, ecc. stia distruggendo migliaia di posti lavoro nel nostro Paese, alimentando una forma di dumping perversa che fa della competizione sul costo e non della qualità la bussola per erogare servizi ai clienti TLC”.
“Confindustria, Governo e le diverse grandi aziende – conclude SLC-CGIL – non possono continuare a far finta di nulla, di fronte magari a pochi milioni di euro di risparmio su bilanci multimiliardari che si traducono però in disoccupazione o ricorso agli ammortizzatori sociali per migliaia di ragazze e ragazzi”.
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venerdì 14 gennaio 2011
Dichiarazione di Alessandro Genovesi (11.01.2011)
L’accordo di Mirafiori è un attacco ai diritti di tutti i lavoratori del Paese.
Si apra un confronto vero in CGIL per una risposta all’altezza della fase.
L’accordo firmato a Mirafiori è un vero e proprio manifesto politico e sindacale che indica come unico modello possibile di sviluppo e competizione la scomparsa dei diritti democratici del singolo lavoratore, del diritto di sciopero e, in definitiva, la sterilizzazione del sindacato e delle rappresentanze elette (i lavoratori Fiat non potranno più votare per l’elezioni delle RSU; al loro posto le segreterie nazionali nomineranno dall’alto RSA che non risponderanno ai lavoratori). E’ un attacco non alla Fiom, non a questo o quel gruppo dirigente, ma alla democrazia, alla nostra idea di sindacato, alla CGIL tutta.
È la punta più avanzata di un disegno politico chiaro che si completa nelle strategie del Governo, proponendo un’uscita fortemente ideologica e da destra alla grave crisi sociale che attraversa il Paese. Non è questione di firma tecnica (che tra l’altro sarebbe comunque giuridicamente vincolante e in palese violazione con lo Statuto della CGIL), il problema che ci si pone non è tattico ma sostanziale: ogni determinazione presente in quei testi (che andrebbero letti e diffusi prima ancora di commentarli!) è una bomba ad orologeria per i lavoratori di tutto il Paese, per tutte le categorie, per chi un lavoro c’è l’ha o lo ha perso.
La risposta deve essere politica, sindacale e culturale. E deve essere di tutti. Non si può lasciare ai soli lavoratori della Fiat sotto ricatto o ai soli lavoratori metalmeccanici l’onere di una battaglia che investe l’intero mondo del lavoro. Perché il nuovo quadro ci propone in termini drammatici il tema della capacità di governare le trasformazioni economiche e produttive, in un sistema globale, senza ridurre tutele e diritti, ma anzi ampliandoli ed innovandoli. Che è poi la sfida che non da oggi ha di fronte il movimento sindacale e la sinistra politica e sociale in Europa e nel nostro Paese.
Vengono cioè al pettine nodi strutturali del nostro sistema produttivo, sociale e delle relazioni industriali; nodi che il manager Fiat disvela brutalmente ma certo non ha generato lui. L ’ultimo congresso della CGIL non è stato in grado di affrontare questo terreno di analisi e proposta, e le contraddizioni si ripropongono oggi in tutta la loro drammaticità. Tutti siamo chiamati ad un salto di qualità.
Se infatti l’accordo di Mirafiori dimostra l’inadeguatezza della recente riforma del modello contrattuale, che già è costata ai lavoratori perdita di salario reale (oltre il 40% dell’inflazione dell’ultimo anno è legata ai costi dei beni energetici) e la possibile derogabilità di numerosi istituti contrattuali fondamentali, esso è soprattutto la prova di come il tema di garantire contratti collettivi realmente erga omnes – oggi anche indipendentemente dall’adesione o meno a questa o quella associazione datoriale – è interamente davanti a noi. Che se un bilancio va fatto, esso deve essere complessivo e riguardare un’intera fase della nostra azione sindacale per cui tutti siamo chiamati ad un di più di iniziativa, guardando alla situazione nazionale, ma soprattutto europea. E’ il tema di come costruire una vera Europa sociale e politica che indirizza politiche industriali e occupazionali valorizzando la dimensione della cittadinanza; è il tema dei contratti collettivi di lavoro che devono avere sempre più dimensione sovra nazionale con reali cessioni di sovranità da parte delle centrali sindacali nazionali. E’ insomma il tema di quale modello di sviluppo su scala continentale e globale, premessa per riattivare una mobilità sociale verso l’alto per tutte le fasce più deboli della società. E’ il tema di cosa si intende per produttività: perché in Italia è calata la produttività complessiva, ma non quella del fattore lavoro (dati Banca centrale europea rapporto 2010). E’ questo nessuno lo dice, accettando un terreno di confronto in gran parte falso. I lavoratori italiani sono tra i più produttivi a livello Europeo, lavorano di più in termini quantitativi e temporali dei loro colleghi tedeschi, francesi ed inglesi, il loro orario di lavoro è superiore mediamente di 3 ore settimanali. La produttività complessiva è minore, perché minore è il contenuto tecnologico e di innovazione presente nella struttura produttiva e nel ciclo dei prodotti. La produttività del capitale è infatti inferiore del 35% alla media europea e questo produce un costo del lavoro per unità di prodotto relativamente più alto. Detta in poche parole: si sfrutta il lavoro di più in termini proporzionali perché costa meno e non si investe in nuovi macchinari, in innovazione di prodotto e processo. La produttività da investimenti mancati e non fatti (magari con le risorse dirottate in beni finanziari, immobiliari o in stipendi ai manager superiori anche mille volte rispetto a quelli dei propri dipendenti) è il tema vero ed è – in sintesi – il tema di una competizione basata sulla qualità e sul valore aggiunto. Il caso Fiat è emblematico: si concorre non con il centro ricerca giapponese per i nuovi materiali o con i laboratori di design tedesco; si compete con il costo del lavoro dei serbi o dei polacchi.
La crisi oggi ha quindi già portato i “barbari ben oltre la porta di casa”: ben 3 milioni di italiani sono sotto la soglia di povertà (+15% negli ultimi due anni) e 7 sono prossimi a quella di povertà relativa (+19%); la disoccupazione giovanile ha raggiunto la cifra record del 30%; centinaia di migliaia di lavoratori precari hanno perso il posto di lavoro nelle aziende private e nelle pubbliche amministrazioni, dopo aver consentito guadagni stratosferici o il mantenimento di servizi essenziali di pubblica utilità. Migliaia di giovani sono oggi condannati ad un’esistenza di precarietà esistenziale. Di questo sono ben consapevoli gli stessi studenti che, in moltissimi, hanno colto un legame evidente tra la riforma Gelmini, l’aumento delle tasse universitarie e un mercato del lavoro che li consegna ad un sistema produttivo e sociale ingiusto. Oltre 200 mila dipendenti a tempo indeterminato hanno perso il posto di lavoro, godendo esclusivamente e per soli pochi mesi dell’indennità di disoccupazione e altre centinaia di migliaia di loro hanno subito pesanti riduzioni salariali a seguito degli ammortizzatori sociali; 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici rimarranno per i prossimi anni privi di un rinnovo contrattuale; milioni di lavoratori e pensionati pagano la crisi con una riduzione evidente della loro capacità di spesa, con un fisco che grava su di loro per oltre l’80% del gettito e con una riduzione evidente dei servizi sociali; il welfare locale, già pesantemente “falciato” dai tagli nel 2008 e 2009, si ridurrà ulteriormente quest’anno, colpendo le famiglie più povere, gli anziani e i soggetti socialmente più deboli.
A tutto ciò si somma l’attacco alla democrazia, al diritto al dissenso, allo stesso sistema di rappresentanza collettiva, mettendo in discussione la funzione dei corpi intermedi (la stessa Confindustria, dopo l’uscita Fiat e la prossima uscita di Fincantieri, dovrebbe prendere atto che una volta intrapresa la strade delle deroghe, vi è sempre qualcuno disposto a fare di più!) e la possibilità per i lavoratori di decidere da chi farsi rappresentare.
Siamo alla democrazia come farsa, al referendum usato come clava e ricatto, al riconoscimento del sindacato solo quando si fa garante verso l’azienda e controllore dei lavoratori. In un momento in cui la democrazia è minacciata dai continui attacchi alla libertà di informazione e al pluralismo culturale, in cui i partiti politici soffrono di una crisi di rappresentatività senza precedenti, quello che si delinea è un vero e proprio modello corporativo, reazionario e autoritario che insegue un’idea povera di sviluppo e dove la libera organizzazione e dialettica tra idee e interessi diversi non è vista come il sale della democrazia moderna, ma un problema da risolvere. Siamo preoccupati dell’involuzione che questo comporta per la stesse CISL e UIL e le sue categorie, prossime - qualora si generalizzasse tale logica – ad una vera e propria mutazione genetica dove la rappresentanza si costruisce fuori dai luoghi di lavoro (enti bilaterali) o esclusivamente tramite riconoscimento delle controparti. Una mutazione con cui dovremmo concretamente fare i conti in termini sia rivendicativi che di pratica negoziale.
C’è, allora, l’inderogabile necessità di dare una lettura omogenea agli avvenimenti, non si può proseguire nel ritenere gli accadimenti e le scelte di imprese, sindacati e governo eventi caotici e scollegati. Non possiamo ritenere l’agire di Marchionne scollegato dalle scelte ideologiche presenti nel collegato lavoro. L’annullare con una decadenza le possibili rivendicazioni dei precari sa di ritorno agli anni cinquanta. La riduzione dei finanziamenti alla cultura sono atto gravissimo nei confronti di un intero sistema, atto che non tocca solo principi fondamentali come la libertà di espressione ma anche lo sviluppo tecnologico ed economico.
La nostra categoria è toccata pesantemente dai molti provvedimenti del governo, ciò che i rappresentati da Slc stanno subendo o rischiano di subire (pensiamo al mondo dei call center o degli appalti) non è molto diverso da ciò che subiscono oggi i metalmeccanici della Fiat.
Serve allora riscoprire il significato profondo del concetto di solidarietà.
Serve una discussione dentro la CGIL senza rinchiudersi in facili recinti, burocratismi o dissapori personali, con l’obiettivo di fare uno sforzo comune da parte di tutti e ricercare una risposta all’altezza della fase nuova, inedita e rischiosa, che il Paese sta attraversando.
Serve contrastare l’accordo di Mirafiori delineando al contempo una proposta chiara, precisa, fatta di pochi punti, con l’ambizione di incidere e non di “testimoniare”: riconquista di un modello contrattuale valido per tutti i lavoratori, dando piena attuazione agli articoli 39, 40 e 41 della Costituzione e prevedendo un salario minimo legale o un reddito di cittadinanza eventualmente anche per legge, con diritti individuali indisponibili a tutte le parti collettive; di conseguenza il riconoscimento di un sistema di reale rappresentatività e reale democrazia dei lavoratori, valido per tutte le imprese, che permetta sempre – in caso di divisioni tra sindacati rappresentativi o anche se richiesto da una minoranza di lavoratori – di dare, tramite referendum, l’ultima parola ai diretti interessati al singolo accordo. Occorre una manovra straordinaria per la stabilizzazione dei precari nelle pubbliche amministrazioni, nella scuola, università e ricerca; il collegato lavoro va “smontato” con una forte e coordinata azione sia contrattuale (nazionale e aziendale) che vertenziale, con l’obbiettivo di giungere ad una riforma complessiva del mercato del lavoro che riduca tipologie atipiche e il dumping salariale e normativo che queste esercitano nei confronti del contratto a tempo indeterminato. Occorre una riforma contrattuale e fiscale che restituisca potere d’acquisto a lavoratori e pensionati, con una patrimoniale cui entrate vanno finalizzate al sostegno dei redditi.
Su questo la CGIL deve avviare da subito una campagna di mobilitazione in tutti i luoghi di lavoro, fare una vera e proprio campagna di informazione contro la strategia del silenzio e il “chiacchiericcio discorsivo” operato dai grandi media, e tornare protagonista dell’interlocuzione con i partiti politici, la società civile, i movimenti - a partire da quello degli studenti - dichiarando già ora come l’approdo di tale percorso rivendicativo sia una giornata di sciopero generale. Da preparare bene, da far diventare un momento di protesta e proposta che parli all’intero paese, all’Italia migliore, ai giovani. Questo a partire dalla giornata di mobilitazione e di lotta proclamata già per il 28 gennaio prossimo dai compagni della FIOM, che deve per tanto inserirsi in questo percorso.
Una volta avremmo detto “socialismo o barbarie” oggi, più moderatamente, ci accontenteremmo di “diritti minimi e libertà di decidere o barbarie”.
Alessandro Genovesi – Segretario Nazionale SLC-CGIL ed esponente nazionale della minoranza “LA CGIL CHE VOGLIAMO”.
Etichette: Fiat, Mirafiori, Pomigliano d'Arco
venerdì 24 dicembre 2010
Mirafiori, firmato l’accordo
Azzerato il potere delle rappresentanze sindacali,
ma a dissociarsi è solo la Fiom
Marchionne è ovviamente molto contento, parla di “bel momento per i lavoratori” e assicura che l’investimento “partirà in tempi brevi”. La soddisfazione dell’amministratore Fiat è lecita perché la novità più rilevante dell’intesa di ieri è tutta di politica sindacale e con un colpo solo, infatti, Marchionne ottiene più risultati.
Innanzitutto, con la fuoriuscita dall’Associazione degli Industriali, non è più costretto a riconoscere il contratto nazionale siglato da Federmeccanica. Quel testo è cosa “d’altri”, alla Fiat non interessa più e quel sindacato che volesse ricorrervi per contestare le intese aziendali si troverebbe con le armi spuntate. In secondo luogo abolisce in fabbrica le relazioni sindacali stabilite dall’accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil del 1993 – quelle con cui vengono elette le Rappresentanze sindacali unitarie. A Mirafiori non saranno più valide e i sindacati riconosciuti sono solo quelli che firmano l’intesa. Niente più Rsu, cioè delegati eletti da tutti i lavoratori e titolari anche della contrattazione aziendale, ma ripiego sulle Rsa, le rappresentanze sindacali aziendali che vengono nominate da ciascun sindacato e che non hanno alcun potere contrattuale.
Su questo si concentra la determinazione della Fiom, che a Mirafiori è il primo sindacato – e che non sarà rappresentato nella nuova joint-venture – a non firmare l’accordo. “È un fatto gravissimo, ci dice Airaudo, perché si stabilisce che a rappresentare i lavoratori sono solo quei sindacati che sono d’accordo con l’azienda”.
Dal canto loro, Fim e Uilm, se hanno scelto di accettare quello che non andava bene il 3 dicembre, il contratto separato e l’uscita da Confindustria, è perché si sentono rassicurate dalla Fiat che ha specificato che “qualora Confindustria recepirà i contenuti dell’accordo di ieri allora la Fiat, cioè la new.co, rientrerà” nell’associazione degli industriali. Un modo per affermare la priorità del testo torinese su tutta la contrattistica nazionale. Per Marcegaglia uno smacco e una sconfessione esplicita.
Ottenuto il punto fondamentale, i dirigenti Fiat al tavolo della trattativa, guidati dall’inossidabile Rebadeungo hanno aperto con molta timidezza ad alcune delle richieste del sindacato. E così la pausa mensa, che Fiat voleva porre a fine turno, come a Pomigliano, rimarrà all’interno dell’orario di lavoro ma solo fino a che la Joint Venture non andrà a regime.
Per quanto riguarda l’assenteismo la “mediazione” finale prevede che la Fiat si limiterà a non pagare “solo” i primi due giorni di assenza malattia, invece dei primi tre, riservandosi però un’ulteriore sanzione dopo sei mesi in seguito al monitoraggio sull’assenteismo operato da un’apposita commissione. Le pause, invece, scendono a 30 minuti e i dieci minuti verranno risarciti con 32 euro mensili. Scatta poi la “clausola di responsabilità” per tutti i dipendenti che si impegnano, alla firma del contratto, di rispettare l’accordo, altrimenti saranno soggetti a sanzioni. Per quanto riguarda i turni vengono introdotti i dieci turni settimanali (due per 5 giorni) che saliranno a 12 (due turni di straordinario) a seconda dell’andamento del mercato. Le ore di straordinario obbligatorie per i dipendenti saranno 120 l’anno (15 sabati lavorativi) 80 in più rispetto alle 40 previste fino ad oggi dal contratto nazionale. Il numero dei turni può crescere fino a 18 (tre turni per 6 giorni la settimana); in quel caso il turno del sabato notte può essere trasformato in permesso oppure lavorato in cambio di una maggiorazione salariale.
“Abbiamo portato a casa l’accordo possibile e pensiamo di aver fatto il massimo”, dice il responsabile auto della Fim, Bruno Vitali, ponendo l’accento sull’importanza dell’investimento da un miliardo, mentre la Fismic parla di “accordo di portata storica”. “Con questo accordo – dice ancora il segretario generale della Uil, Angeletti – l’Italia ha la possibilità di tornare ad essere un grande produttore di auto”. Prende le distanze dall’intesa, invece, il Pd con il suo responsabile economico, Fassina, che parla di “accordo regressivo”.
L’accordo passa ora al vaglio dei lavoratori che saranno chiamati a un referendum nel mese di gennaio. La discussione in fabbrica si potrà tenere dal 10-12 gennaio, quando finirà la cassa integrazione e si potranno svolgere riunioni più o meno formali. A queste condizioni e dopo la minaccia di Marchionne – “se il 51% vota contro non facciamo più l’investimento” – è difficile che il No possa prevalere.
La Fiom non farà una campagna di opposizione e si limiterà, come ha fatto a Pomigliano, a definire “illegittima” la consultazione perché lesiva di diritti “superiori” (il contratto nazionale, la malattia, lo sciopero). “Ma in ogni caso abbiamo già deciso al nostro Comitato centrale una giornata di sciopero del gruppo Fiat e quindi ora la utilizzeremo”.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Etichette: Accordi, ccnl, Fiat, Modello contrattuale
L'America a Torino
Inasprisce deliberatamente il conflitto tra i maggiori sindacati nazionali: Fiom-Cgil da una parte, tutti gli altri contro. Divide i sindacati in un momento in cui i lavoratori dipendenti, di fronte alle cifre drammatiche della disoccupazione, della cassa integrazione e del lavoro precario, avrebbero il massimo bisogno di sindacati uniti per poter uscire dalla insicurezza sociale ed economica che li attanaglia. In presenza, per di più, di un governo del tutto inerte di fronte ai costi umani della crisi. Ora che si è chiuso stabilendo che solo i sindacati che lo hanno firmato potranno avere in essa i loro rappresentanti, si può dire che nell'insieme l'accordo su Mirafiori lascia intravvedere un paio di certezze, ed altrettante incognite. Una prima certezza è che l'ad Sergio Marchionne pensa evidentemente di importare in Italia non solo le auto, ma anche le relazioni industriali degli Usa. Il motivo è chiaro: legislazione e giurisprudenza statunitensi sulle libertà sindacali sono assai più arretrate che in Europa. Al punto che grandi imprese tedesche e francesi, che coltivano in patria relazioni industriali pienamente rispettose di quelle libertà, nelle sussidiarie Usa le violano con la massima disinvoltura. Assumendo crumiri al posto di lavoratori in sciopero, ad esempio, oppure esercitando pressioni inaudite sul singolo lavoratore affinché non segua le indicazioni del sindacato. Il tutto nel rispetto della sottosviluppata legislazione del luogo. Nel mondo globale non si vede perché, sembra essere il ragionamento di Fiat, le relazioni industriali in Italia non si possano conformare a quel modello.
Inoltre pare ormai certo che l'operazione Fiat-Chrysler non sia affatto destinata a fare di Chrysler la testa di ponte statunitense della Fiat; è piuttosto questa che si accinge a fungere da testa di ponte europea per la Chrysler. Partendo da Mirafiori. Si può infatti convenire che a fronte di una produzione prevista di oltre 250.000 vetture, tre volte quella degli ultimi anni, non si vede che differenza faccia produrre per la maggior parte Jeep Grand Cherokee, magari con la placca Alfa Romeo, piuttosto che qualche successore delle attuali auto del gruppo. Sono sempre posti di lavoro. Ma qui la Fiat si gioca la sopravvivenza come marchio originale. E' noto che per non sparire sul mercato europeo Fiat deve assolutamente spostarsi sulla fascia medio-alta; si comincia ora a intravvedere che il prezzo potrebbe essere la sua uscita dal rango dei progettisti originali e costruttori che hanno fatto la storia dell'auto.
Le incognite riguardano anzitutto che cosa succederà nelle altre aziende, a cominciare dalla componentistica, visto che il tetto comune del contratto nazionale sembra prossimo a cadere. Le grandi aziende - poche ormai in Italia - possono anche ritenere che il principio "ad ogni azienda il suo contratto" si attagli alle loro esigenze. Ma le piccole e medie? Il contratto nazionale non serve soltanto a proteggere i lavoratori in modo relativamente uniforme. Serve anche a proteggere le aziende dalla proliferazione incontrollata di sigle sindacali, come pure da rivendicazioni interne, magari extra-sindacali, che in assenza di un contratto quadro possono dare agli imprenditori grossi grattacapi.
Un'altra incognita riguarda destino e strategie della Fiom e dei suoi iscritti, in presenza di un'intesa che dal 2012 li esclude dalla newco Mirafiori - salvo un esito diverso del referendum. A Torino sarà assunto solo chi giura di non appartenere alla Fiom? Oppure dovrà nascondere la propria identità sindacale? O, al contrario, dovrà portare un badge che permetta ai capi di distinguerli a vista? Fuori Torino, poi, le cose potrebbero essere anche più complicate. Chi sa se l'ad Fiat si rende conto che in molte aziende meccaniche, comprese quelle che fabbricano componenti, la Fiom è il sindacato di maggioranza; in non pochi casi è l'unico. All'epoca della produzione giusto in tempo, il parabrezza o la sospensione o il disco dei freni che non arrivano perché il fornitore è fermo per una vertenza sindacale, può danneggiare la produttività di Mirafiori molto più che non i 40 minuti di pausa per turno invece di 30, o la pausa mensa a metà turno invece che alla fine. Le grandi strategie sovente naufragano per aver trascurato i dettagli.
di LUCIANO GALLINO
Fonte: http://www.repubblica.it
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Regole zero e massima flessibilità "Si torna agli anni Cinquanta"
E oggi come all'ora si consuma il distacco della grande Fiat dalla Confindustria. Perché il passaggio chiave per far fuori la Fiom è l'uscita della newco di Mirafiori (esattamente come quella per Pomigliano) dall'associazione degli industriali. Fuori dalla Confindustria, fuori dal contratto nazionale, fuori dalle regole pattizie della rappresentanza sindacale. Quasi a far incrociare i destini di Fiom e Confindustria, così agli antipodi eppure così legati. Addio - almeno per Mirafiori e Pomigliano - al "protocollo Ciampi" del 1993 che per chi non firma i contratti prevede la possibilità di presentare una lista, raccogliendo il 5 per cento delle firme dei lavoratori interessati, per eleggere i propri rappresentanti sindacali. La Fiom non avrà più questa garanzia (anche se frotte di avvocati si preparano ad aprire le vertenze) e non potrà nemmeno ricorrere al novecentesco Statuto dei lavoratori perché chi non firma i contratti collettivi non può dar vita alle vecchie Rsa, le rappresentanze aziendali.
Per trattenere la Fiat, Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, avrebbe potuto dare la disdetta dell'intesa del '93. Non l'ha fatto anche per non scatenare un conflitto sociale radicale. Ha riunito la Consulta dei presidenti e nessuno, su questo, si è schierato con il Lingotto. Ma va detto che una parte del sindacato, per esempio la Uil di Luigi Angeletti, aveva suggerito di superare formalmente quell'accordo perché non è mai stato modificato nella parte che riguarda le rappresentanze sindacali. Impensabile che ora possa arrivare una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacali: a parte la Cgil sono tutti contrarissimi, a cominciare dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Ci vorrebbe un nuovo accordo ma l'ennesima frattura tra Cgil, Cisl e Uil non prelude a una soluzione condivisa.
Un'epoca si chiude davvero. Quella di Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, non a caso con doppio passaporto (italiano e canadese), è una svolta radicale. "Una bomba atomica", la chiama Tiziano Treu, giuslavorista democratico, già ministro del Lavoro nel primo governo Prodi. "È un sistema di relazioni industriali - aggiunge Treu - che comincia a perdere tutti i pezzi: gli accordi, i contratti, i diritti. Marchionne è uscito da un sistema e si sta facendo il suo "sistemino" di relazioni industriali". È il sistema americano, quello con il sindacato e i contratti aziendali. D'altra parte anche in Germania molte aziende stanno uscendo dalla loro Confindustria proprio per non applicare il contratto collettivo. In Italia chi potrà imiterà Marchionne. Il ruolo di Confindustria, come quello delle confederazioni sindacali, è messo totalmente in crisi. Si va verso il modello aziendalista".
Quello che in Italia, però, non ha mai attecchito. E che - altro ricorso storico - proprio negli anni Cinquanta la Fiat introdusse con il Sida (Sindacato italiano dell'automobile), nato da una costola della Cisl, la cui eredità è stata presa oggi dal Fismic. Giuseppe Berta, storico dell'industria, sostiene che "il centralismo romano sia finito, ma non la rappresentanza degli interessi". Aggiunge: "La Fiat che è sempre stata molto nazionale, ora è diventata "glocal", globale e locale. È un passo decisivo verso la globalizzazione. Tutti gli standard di riferimento, anche quelli sindacali, diventano globali". Per sindacati e Confindustria nulla sarà come prima. Marchionne l'ha deciso a Detroit.
Fonte: http://www.repubblica.it
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giovedì 23 dicembre 2010
Fiat, Berlusconi plaude all'accordo La Fiom: «Così il dissenso non esiste»
BERLUSCONI: ACCORDO STORICO
''E' un accordo storico''. Cosi' Silvio Berlusconi commenta l'intesa tra Fiat e sindacati raggiunta ieri. Il premier, parlando a 'Mattino5', si augura che l'azienda automobilistica possa mantenere la produzione in Italia , evitando il trasferimento all'estero degli impianti.
TUTE BLU: FIRMA DELLA VERGOGNA
«È una firma con vergogna di un accordo senza precedenti che limita la libertà di associazione sindacale. Serve una risposta di tutto il mondo del lavoro'', dice Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom dopo l'accordo separato su Mirafiori. Che sarebbe finita così l'aveva già fatto presagire Federico Bellomo, segretario provinciale della Fiom: ''Se non ci saranno ripensamenti e modifiche dell'ultima ora che sono molto improbabili - il nostro sindacato non firmera' l'intesa».
L'ACCORDO
Sarà sottoposto al voto dei lavoratori, probabilmente nella seconda settimana di gennaio, l'unica in cui la fabbrica non sarà coinvolta dalla cassa integrazione a ripetizione. L'accordo prevede: il pieno utilizzo degli impianti sui 6 giorni lavorativi, il lavoro a turni avvicendati che mantiene l'orario individuale a 40 ore settimanali, le assenze (ci sono misure contro gli assenteisti), gli straordinari, pause e mensa a fine turno. In cambio la Fiat conferma l'investimento di un miliardo per trasformare la fabbrica simbolo del gruppo nell'avamposto europeo del gruppo Chrysler: nei piani di Marchionne, infatti, l'azienda di corso Agnelli dovrà produrrre i Suv realizzati su una piattaforma americana con i marchi Alfa-Chrysler.
Queste, in dettaglio le ragioni per le quali la Fiom non ha firmato: «Ci sono 120 ore di straordinario obbligatorio, come a Pomigliano, - spiega Giorgio Airaudo - un sistema di turnazioni che può portare il dipendente a fare sei giorni di lavoro con 10 ore per turno. C'è poi la riduzione di giorni di malattia pagati dall'azienda, che sono tre negli altri contratti di lavoro: a Pomigliano non ne viene pagato più neanche uno, a Torino solo uno. C'è la cancellazione di dieci minuti di pausa: erano 40 minuti per 8 ore di lavoro, adesso sono 30. La mensa: l'azienda a differenza che a Pomigliano, spostata a fine turno, a Mirafiori si sono dichiarati disponibili a tenerla all'interno del turno. I lavoratori firmeranno un contratto individuale con delle clausole con le quali di fatto vengono di fatto dissuasi a scioperare, altrimenti sono sanzionabili". L'accordo di Mirafiori, infine, conclude Airaudo, è fuori dalle regole dell'accordo interconfederale del luglio 1993, che consente a tutti i sindacati di presentare liste e avere rappresentanti nelle Rsu se ha il 5% dei lavoratori: "Così rendono impossibile la presenza dei metalmeccanici della Cgil. Siamo di fronte al tentativo di un'azione della Fiat per semplificare il pluralismo sindacale italiano, espellendo la Cgil e riducendo all'impotenza anche i sindacati consenzienti. E' una lesione alla quale pensiamo debba rispondere l'insieme della Cgil».
Fonte: http://www.unita.it
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mercoledì 15 dicembre 2010
Ipotesi di accordo (13.12.2010)
DISPONIBILITA' ORARIA
L’azienda ha dichiarato che le esigenze operative di sito consentono l’applicazione dell’istituto ad un numero di lavoratori pt 4 pari a ca. 155, ripartiti in modo tendenzialmente proporzionale tra le commesse.
L’adesione all’istituto avverrà su base volontaria, da esprimersi con lettera formale di richiesta entro il 15 gennaio 2011, ed avrà durata dal 1/4/2011 al 31/12/2011. trattandosi di 9 mesi effettivi le quote di disponibilità oraria esplicitate nell’accordo nazionale saranno riproporzionate come di seguito indicato:
• totale ore pro-capite di supplementare per anno pari a 340 ore;
• remunerazione mensile del 70% di supplementare pari a 238 ore;
• recupero delle ore di supplementare pari a 102 ore.
L’accettazione da parte dell’azienda verrà formalizzata con lettera sottoscritta per accettazione da parte del lavoratore .
Potranno di regola presentare richiesta di adesione tutti coloro che non fruiscono di riduzioni dell’orario di lavoro derivanti da legge o da contratto concettualmente incompatibili con l’istituto.
L’istituto, in vigore fino al 31/12/2011, prevede il recesso da parte del lavoratore per gravi impedimenti personali sopravvenuti (rif. Art. 32 CCNL). Di norma il recesso sarà operativo solo una volta conseguita la parità tra ore di lavoro effettivamente prestate (al netto delle ore recuperate) e anticipo mensile ricevuto.
Eccezioni alle regole sopra descritte saranno oggetto di esame congiunto con la RSU.
In caso di maturazione del diritto e di richiesta di fruizione di riduzioni di orario in virtù di disposizioni di legge e di contratto successiva all’inserimento operativo di disponibilità oraria, il recesso opererà in via automatica. Nello specifico il conguaglio tra prestazioni extratime erogate, ore recuperate e quote forfetarie mensili già prestate sarà effettuato alla data del recesso.
Il lavoratore che aderisce all’istituto manterrà il profilo contrattuale (pt4h), e l’orario extra sarà di norma ricompreso nella fascia oraria di riferimento: in caso di fruizione di permessi giornalieri retribuiti le ore “scaricate” saranno quelle del profilo contrattuale.
In caso di permesso parziale, fruito ad inizio turno o a fine turno, il supplementare comincerà ad essere conteggiato solo a seguito di effettiva prestazione ordinaria di 4 h e le ore di supplementare non effettuate verranno ripianificate: in tale caso – e sempre che sia effettuata la prestazione ordinaria di 4 h – non verrà scaricato il monte ore Rol/Ex festività. Nel caso invece di fruizione intermedia del permesso verrà scaricato il monte Rol/Ex fest e verrà cumulato l’extratime.
Il lavoratore che aderisce all’istituto lavorerà secondo una pianificazione comunicata mensilmente, entro il 21 del mese precedente, fino d un limite di otto ore al giorno nei periodi di picco e fruirà di recuperi nei periodi di flesso. La pianificazione potrà essere modificata, in caso di eventi eccezionali, con preavviso di 48 h per le ore extra e di 96 ore per i recuperi.
Per evento eccezionale si intende una rilevante anomalia della curva di traffico, al di fuori della normale oscillazione della stessa gestibile secondo le attuali modalità, generata esemplificativamente da gravi malfunzionamenti di sistema e da eventi non riconducibili alla normale operatività anche della committenza. Al verificarsi di tali condizioni, si procederà ad informare tempestivamente, anche per le vie brevi, la RSU per procedere a dovuta convocazione ed esame della situazione.
Nei periodi di picco l’Azienda potrà richiedere di svolgere le ore di supplementare anche nella giornata di riposo (R), come già avviene data la dinamica delle commesse in essere, per un massimo di 18 giornate anno e con tetto settimanale di 40 ore.
Si concorda che per tali giornate l’azienda riconoscerà una indennità pari a una maggiorazione ulteriore del 15% da calcolarsi sulla retribuzione contrattuale al netto degli aumenti periodici e facendo riferimento ad una prestazione media non superiore alle 6 ore; la liquidazione di tale indennità avverrà con cadenza trimestrale.
Le parti si danno atto chela remunerazione forfetaria mensile prevista dai citati accordi nazionali, l’eventuale conguaglio di fine periodo (effettuando tenendo conto della collocazione oraria delle prestazioni extra e delle connesse maggiorazioni contrattuali) e l’indennità sono in sé comprensivi di ogni effetto su istituti di retribuzione indiretta e differita, e non sono utili alla base di calcolo del TFR, ai sensi del comma 2 dell’art. 2120 c.c.; essi inoltre hanno le caratteristiche indicate dalla Circolare n° 59/E 2008 del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e dalla Risoluzione n° 83/E del 17 agosto 2010 dell’Agenzia delle Entrate, e saranno pertanto soggette al regime di tassazione agevolata ivi disciplinata.
ESTENSIONI ORARIE
Con riferimento a quanto previsto nell’Accordo Nazionale le parti concordano di adottare i seguenti parametri di qualità per singola commessa rilevati per Service Team o Micro Service Team (tali parametri, se non direttamente desumibili da accordi commerciali, saranno utilizzati solo ai fini dell’applicazione del presente accordo):
Commessa ___________ Parametro
TIM CONSUMER __________CSI
TIM BUSINESS ___________CSI
ALITALIA _______________CSI
MEDIASET ______________CSI
COMUNE DI ROMA ____% TIPIZZAZIONE
TIM OUT CONSUMER ____PROD/H
RDM _________________PROD/H
TPI __________________EFFICIENZA
INPDAP _______________EFFICIENZA
INPS _________________EFFICIENZA
ASSIST. TECN. TIM_______EFFICIENZA
TIM BU CONSIP _________EFFICIENZA
MULTISKILL ___________EFFICIENZA
SOGEI ________________EFFICIENZA
SOGEI2 _______________EFFICIENZA
GERIT ________________EFFICIENZA
POLIS ________________EFFICIENZA
EQUITALIA ____________EFFICIENZA
AVCP I LIV ____________EFFICIENZA
ENASARCO ____________EFFICIENZA
LEASYS _______________EFFICIENZA
REGIONE TOSCANA ___ __EFFICIENZA
CONSIP _______________EFFICIENZA
Le estensioni orarie previste dal presente accordo sono 228 (calcolate come passaggi da pt4 a pt6 e riproporzionabili in caso di passaggi pt5 – pt6) e la distribuzione tra le commesse sarà proporzionale all’organico con profilo orario pt4/pt5hh risultante alla data delle verifiche propedeutiche alla pubblicazione delle graduatorie. Le graduatorie, previa pubblicazione, saranno oggetto di verifica congiunta tra le RSU e i rappresentanti aziendali; tali verifiche avranno ad oggetto l’individuazione dei service team e micro service team con i risultati migliori nel periodo di osservazione e, conseguentemente, l’effettiva individuazione degli aventi diritto alle estensioni a valle dell’applicazione degli altri criteri citati nell’Accordo nazionale: anzianità contrattuale, carichi di famiglia e adeguatezza dei comportamenti organizzativi.
Per quanto riguarda il personale distaccato presso altre aziende si procederà ad individuare una quota di estensioni proporzionale ai richiedenti; tali estensioni verranno effettuate al reinserimento delle risorse presso le commesse di Almaviva Contact a valle del periodo di osservazione
Periodo di osservazione --- decorrenza 6 hh ------Servizi ------------- Qtà
15 nov 15 gen______________01/02/2011_______Tim Co + Tim Bu___ 66
15 dic 15 feb______________01/03/2011________AZ MDS CDR_____33
15 gen 15 mar______________01/04/2011________Altri servizi______33
15 mar 15 giu______________01/07/2011_______Tim Co + Tim Bu___ 32
15 giu 15 set______________01/10/2011_________ Restanti_______32
15 set 15 dic_______________01/01/2012_________ Restanti_______32
La composizione dei Service Team sarà oggetto di analisi alla scadenza dei singoli periodi di osservazione.
Quanto definito nel presente accordo è funzionale alle specifiche esigenze del sito Roma
Etichette: passaggio a 6 ore
martedì 14 dicembre 2010
Assemblea sindacale per i lavoratori part time 4/5 ore
Per i lavoratori part-time 4/5 hh.
15 DICEMBRE 2010
Via Lamaro
9.30-10.30
11.30-12.30
15.30-16.30
17.30-18.30
16 DICEMBRE 2010
Via della Bufalotta
10.00-11.00
12.00-13.00
14.30-15.30
16.00-17.00
Segreteria Territoriale
SLC-CGIL/FISTEL CISL/UILCOM UIL
Etichette: assemblea sindacale, passaggio a 6 ore
venerdì 19 novembre 2010
Scatta per le azienda l'obbligo di misurare lo stress da lavoro
IL PERCORSO - Per stabilire il metodo col quale individuare questa categoria di rischi una commissione di esperti del governo, delle Regioni e delle parti sociali ha definito un percorso, «che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo» al quale dovranno attenersi «tutti i datori di lavoro». Per prima cosa, dice la circolare, bisogna definire che cosa è lo «stress lavoro-correlato», seguendo l’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004: esso è la «condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro». Tuttavia, avverte il ministero forse consapevole dell’ampiezza di questa definizione, lo stress da considerare è solo quello causato da «fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro». Non bisogna insomma far confusione con motivi personali o familiari di stress.
VALUTAZIONE SU GRUPPI IN DUE FASI - Anche per questo, dice la circolare, la valutazione va fatta su «gruppi di lavoratori esposti in maniera omogenea allo stress» e non sul singolo. Da chi? Come per tutti gli altri fattori di rischio, dal datore di lavoro «avvalendosi del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza». La valutazione avviene in due fasi. La prima obbligatoria tesa a rilevare «indicatori oggettivi e verificabili» di vario tipo: dall’indice di infortuni alle «specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori», dai turni ai «conflitti interpersonali al lavoro», dalla corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e ciò che viene richiesto loro all’«evoluzione e sviluppo di carriera». Se non emergono elementi di rischio, il datore di lavoro dovrà solo darne conto nel Documento di valutazione del rischio e prevedere un piano di monitoraggio. Se invece risultano fattori di stress, si passa alla fase due: prima l’adozione di «opportuni interventi correttivi» e poi, se la situazione non migliora, alla «valutazione approfondita», anche attraverso «questionari, focus group e interviste semi-strutturate». Solo nelle imprese che occupano «fino a 5 lavoratori» la procedura può essere più semplice, per esempio «riunioni» tra datore di lavoro e dipendenti. Le procedure definite nella circolare partono dal prossimo 31 dicembre. Buona fortuna.
Autore: Enrico Marro
Fonte: http://www.corriere.it
Etichette: stress e lavoro
giovedì 18 novembre 2010
Sanità integrativa

Piano Sanitario "Assicassa" per le lavoratrici e i lavoratori a cui si applica il CCNL Telecomunicazioni
Per la Mini Guida Informativa del Piano ASSICASSA clicca qui
Per il Modulo di adesione clicca qui
Per il Pieghevole clicca qui
Per la Guida completa clicca qui
Elenco delle Strutture Convenzionate con UniSalute
Come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale firmato il 25 ottobre del 2009, dal 1 gennaio 2011 anche per le Aziende di Telecomunicazione che non hanno già trattamenti sanitari integrativi partirà la SANITA’ INTEGRATIVA a favore dei dipendenti a tempo indeterminato del settore.
Una grande conquista per tutti i lavoratori che con una piccola detrazione di soli 2euro mensili dalla busta paga (e 8 a carico aziendale) potranno aderire ad un sistema mutualistico e solidale che garantirà:
- rimborsi in caso di ricovero,
- analisi di laboratorio,
- spese per la gravidanza,
- visite specialistiche, ecc.
I moduli d’adesione dovranno essere compilati e consegnati presso l’ufficio amministrativo entro dicembre. La copertura assicurativa avrà una validità 1/01/2011 e 31/12/2011
il n verde 800 – 822.440
Saranno a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti le RSU Slc-Cgil
per la sede di Casal Boccone Barbara Sbardella cell 3392785134 b_sbardella@yahoo.it
per la sede di Via Lamaro Stefania Iaccarino cell 3405696839 s_iaccarino@libero.it
Etichette: Sanità integrativa
domenica 24 ottobre 2010
III rapporto Slc Cgil sull'occupazione nei call center in outsourcing
La Slc Cgil lancia l’allarme occupazionale per il settore dei call center in outsourcing: a rischio 13mila posti di lavoro su 67mila addetti totali, per la maggior parte giovani donne meridionali.
Nel quadro generale di una crisi economica che non ha risparmiato alcun settore produttivo, la parola emergenza sembra usurata. Ma se c’è un comparto che più di ogni altro merita di lanciare l’allarme, è proprio quello dei call center: solo un anno fa contava 75mila addetti, oggi ne sono rimasti solo 67mila, ma altri 13mila potrebbero rimanere a casa nel giro di pochi mesi. Ovvero, il comparto rischia di veder svanire a breve un posto di lavoro su quattro.
L’ALLARME OCCUPAZIONALE
Sono i dati del terzo Rapporto sull’occupazione nei call center in outsourcing, vale a dire affidati ad aziende esterne che operano in appalto, presentato dalla Slc Cgil. Dati da brivido non solo per le considerevoli ricadute occupazionali, ma anche perchè non esistono stime attendibili sulle cessazioni dei contratti di lavoro precari, e perchè incidono su una fascia di lavoratori particolarmente debole, soprattutto giovani donne del Sud. Il costo del lavoro è tra i più bassi del settore privato (-18% rispetto alla media Istat nel terziario), il 70,5% dei dipendenti ha un’età inferiore ai 40 anni con un tasso di scolarizzazione superiore alla media, il 73,5% è concentrato nelle regioni del Meridione e il 67,9% è di sesso femminile.
«Un dramma occupazionale che, in molte realtà, rischia di diventare un vero e proprio problema sociale» dice senza mezzi termini la Slc, accusando «l’assordante silenzio del governo, a cui da quasi un anno chiediamo inutilmente di aprire un tavolo per la crisi del settore», dovuta alla congiuntura economica complessiva, ma anche a problematiche specifiche. In particolare, il sindacato lamenta un rapporto squilibrato tra le grandi aziende committenti e i call center, che porta a gare al massimo ribasso con assegnazioni a valori anche inferiori ai costi minimi contrattuali, e l’assenza di una politica industriale degna di questo nome per l’intera filiera delle telecomunicazioni. A ciò si aggiungono le recenti scelte governative contenute nel decreto anticrisi: i tagli del 10% per il ministero dello Sviluppo economico, che al Mezzogiorno sottrae 2,5 miliardi di euro nel triennio 2011-2013, e il venir meno degli incentivi fiscali e previdenziali previsti dalla legge 407.
LE PROPOSTE DEL SINDACATO
Per tutti questi motivi la Slc Cgil torna a chiedere all’esecutivo di ricostituire l’Osservatorio nazionale sui call center, «esperienza positiva di confronto ed iniziativa che vedeva tutti i soggetti istituzionali e sociali coinvolti e, purtroppo, successivamente azzerata». Di riconoscere forme di sgravi contributivi alle aziende del settore che, con accordi specifici con il sindacato, garantiscano la tenuta occupazionale e lo sviluppo nonché la lavorazione in Italia delle commesse.E di determinare a livello nazionale un’unica tabella di costo medio orario per i lavoratori dipendenti del settore dei servizi di costumer care secondo il vigente ccnl, vietando di conseguenza l’assegnazione di commesse sotto tali soglie.
di Luigina Venturelli
Fonte: l'Unità
sabato 28 agosto 2010
Il lusso della sicurezza
Il lavoro non è soltanto un modo come un altro per vivere, è un modo di vivere. È quello che ci organizza le giornate, è il posto in cui incontriamo la stessa gente tutti i giorni, e quello che raccontiamo ai nostri quando torniamo a casa. Il lavoro è vita e la qualità del lavoro è la qualità della vita. Vale per i lavoratori, per i padroncini e anche per gli imprenditori, in modi diversi, naturalmente. E se quegli orari sono infernali, se quel posto è brutto e pericoloso e se quando torniamo a casa siamo troppo stanchi per raccontare, allora è lì che va fatta la battaglia per migliorare il lavoro. Perché se il prezzo che devo pagare per vivere è finire al manicomio, in ospedale, su una sedia a rotelle o al cimitero, allora sì che il lavoro mi costa troppo. Che non produce abbastanza.
Ma se lavorare significa solo fare soldi, soldi e basta, magari in concorrenza con posti in cui il lavoro è quello degli schiavi, allora sì che la sicurezza dei lavoratori è un costo. Allora sì che la vita è un lusso.
Carlo Lucarelli
Fonte: http://www.unita.it
Etichette: salute e sicurezza, sicurezza
venerdì 6 agosto 2010
Comunicato Rsu Slc Cgil Almaviva Contact Roma (06.08.2010)
Detto questo e’ altrettanto evidente che il territorio di Roma ha subito una fortissima penalizzazione in quanto sono stati rimessi in discussione i criteri per l’accesso alle 6 ore e la gestione da parte aziendale del 50% dei rol residui fino al 2009.
Noi Rsu Slc Cgil riteniamo che tali assunzioni sono avvenute anche grazie alla professionalità e al lavoro svolto in questi anni dai colleghi di Almaviva C. di Roma che di certo meritavano qualcosa in più.
Le chiacchiere sono a zero siamo di fronte a due possibili scenari e insieme dovremo decidere che direzione prendere:
La prima è accettare l’impianto generale dell’ accordo e tentare in tutti i modi di migliorarlo in sede di trattativa territoriale: definizione dei criteri di qualità per i 230 passaggi definitivi a 6 ore, programmazione e visibilità dei turni per il supplementare volontario previsto dall’accordo, affrontare la gestione dei Rol.
La seconda è rifiutare l’impianto dell’accordo chiedendo più passaggi a 6 ore e il ripristino delle graduatorie di anzianità, e indisponibilità di gestione dei rol da parte aziendale, strada questa che deve passare attraverso il coinvolgimento alla lotta di tutti.
Il primo atto dovrebbe essere quello del blocco di tutti gli straordinari per almeno un mese in questo modo sapremo se l’azienda ha bisogno o meno delle 6 ore, il secondo non accettare passaggi a 6 ore così come proposti e se necessario scioperi e picchetti.
Questo colleghi è un nodo che dovete sciogliere voi, leggete l’ accordo, parlatene e confrontatevi in modo di arrivare alle assemblee di settembre (a fine piano ferie per garantire la presenza di tutti) per affrontare una discussione costruttiva senza urla e che ci porti in modo consapevole a scegliere da soli la nostra strada pur consci delle difficoltà che avremo davanti.
sabato 31 luglio 2010
Comunicato Segreterie nazionali Slc Cgil Fistel Cisl Uilcom Uil (29.07.2010)
ALMAVIVA: ACCORDO SU STABILIZZAZIONI, PASSAGGI PT 6, ROL/EX FESTIVITA'
Nello specifico si tratta di un Accordo Cornice a livello nazionale che sarà poi reso operativo dopo un confronto a livello territoriale con le RSU che dovranno definire insieme all’azienda, a livello di singola commessa, indicatori, visibilità, modalità di recupero e – sempre a livello territoriale – verificare il rispetto degli accordi.
Lavoratori in Somministrazione: l’azienda si impegna da settembre ed entro giugno 2011 a stabilizzare oltre 700 lavoratori oggi in somministrazione, presenti nei siti di Napoli e Catania (pari almeno all’85% della forza lavoro in essere). Le modalità di stabilizzazione i criteri ecc. saranno oggetto di incontri locali. Le parti si sono inoltre impegnate a sollecitare le istituzioni locali affinché contribuiscano al piano di stabilizzazione e implementazione dell’occupazione.
Aziende in crisi (Conversa, Omnia, Ratio Consulta): nel piano occupazionale di Almaviva, l’azienda si è resa disponibile a riconoscere i lavoratori di queste tre aziende come bacino preferenziale per tutte le nuove assunzioni. In particolare si sottolinea su Conversa l’impegno delle parti per chiamare anche le istituzioni a dare il proprio contributo per risolvere positivamente la vertenza, sarà totale.
Estensioni orarie: vi saranno 700 passaggi (ovviamente volontari) da Part time a 4 a Part time a 6 ore che non dovranno più (come prevedeva il passato accordo) essere ogni volta oggetto di verifica sulla possibilità o meno che vi siano, ma che avverranno automaticamente, in un numero proporzionale per centro in base a quanti Pt 4 vi sono sulle varie commesse, prendendo a riferimento la qualità per identificare il bacino di riferimento e poi attraverso i criteri di anzianità contrattuale, carichi familiari, ecc procedere ad individuare i singoli lavoratori. Il riferimento sarà a livello dei team di commessa (e non di singoli) per individuare i bacini entro cui poi applicare i criteri di anzianità ecc, e tanto le modalità che gli indicatori oggettivi saranno al centro del confronto sito per sito e commessa per commessa con le RSU e le strutture territoriali, così come sarà a livello di RSU il controllo sui dati, la verifica del rispetto delle modalità di passaggio, ecc. La qualità dovrà infatti essere definita e misurata con modalità concordate, trasparenti e condivise. L’accordo diverrà operativo dopo i tavoli territoriali (che si terranno a Settembre). I passaggi a pt 6 saranno 200 tra Ottobre e Dicembre 2010, 200 tra Gennaio e Marzo 2011, 100 tra Aprile e Giugno, 100 tra Luglio e Settembre, 100 tra Ottobre e Dicembre.
Consolidamento supplementare: ad almeno 700 lavoratori Partime a 4 ore saranno riconosciuti 2 ore di supplementare giornaliero aggiuntive (pagate con relative maggiorazioni previste dal CCNL). Mezz’ora di queste 2 ore sarà accantonata per eventuali recuperi (la programmazione dei turni sarà minimo mensile, fatte salvi eventi imprevedibili per cui i riposi potranno essere comunicati con almeno 96 ore di preavviso). In ogni caso se non utilizzate anche le mezze ore saranno liquidate normalmente (un po’ per intenderci come i ROL). L’adesione sarà volontaria e sempre reversibile (con ritorno alle condizioni pre esistenti in termini di orari, turni, ecc.) e le disponibilità riproporzionate in base al numero dei pt 4 nei vari centri e commesse.
Rol ed Ex festività: i rol e le ex festività residue dell’anno prima (per intenderci solo quelle del 2009) saranno per una percentuale (specificata a livello locale, in base alle diverse organizzazioni delle commesse e curve di traffico e comunque per un massimo del 50%) a disposizione del governo dei cali di commesse. La restante parte sarà a totale disposizione del lavoratore che dovrà esclusivamente pianificarle trimestralmente. Per le ferie (comprese quelle residue), ROL ed EF che si maturano nell’anno tutto rimane come prima.
L’accordo rappresenta per le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL una buona mediazione che, in questo momento di difficoltà del settore, garantisce stabilità occupazionale, scommette sulla qualità (e non sulla riduzione del costo del lavoro) e da una risposta seppur parziale alle giuste esigenze dei lavoratori pt 4 di avere maggiore stabilità salariale, con la possibilità di incrementare il proprio reddito di circa 200 euro nette in più al mese.
Soprattutto è importante tenere aperta la vertenza contro il precariato e per mantenere viva la battaglia per le 6 ore che, per il sindacato, rimane una questione importante su cui conquistare giorno dopo giorno sempre maggiori spazi per le lavoratrici e lavoratori di Almaviva.
Lo stesso rimando continuo ad un ruolo di controllo e miglioramento delle RSU e delle strutture territoriale va nella direzione di tenere i lavoratori di Almaviva coinvolti al massimo grado nella gestione delle vertenze, sapendo che ogni giorno gli accordi vanno gestiti e fatti rispettare.
Le Segreterie Nazionali
di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
lunedì 28 giugno 2010
Call center: Miceli (Slc Cgil), cancellare norma su Irap
Focalizzando l’attenzione sul mercato, Miceli ha anche rilevato come i grandi gruppi di Tlc utilizzino i call center “come una vera e propria valvola di scarico”. “Serve una risposta di sistema per cui tutti facciano la propria parte – ha proseguito il sindacalista - innanzitutto il governo che deve riconoscere le specificità produttive ed occupazionali del settore; i committenti che devono modificare radicalmente le proprie politiche sugli appalti; gli outsourcer che devono investire sulla qualità occupazionale e la tutela dei posti di lavoro. Come sindacato – ha concluso Miceli – siamo pronti a fare la nostra parte solo all’interno di un quadro di certezza e diritti".
Bruno Di Cola (Seg. Gen. Uilcom-UIL), nel ribadire la condivisione dei temi della piattaforma proposta da Slc/Cgil sul settore, ha sottolineato come sia ormai necessario “rivolgersi al governo per giungere ad un codice etico delle imprese ed evitare il massimo ribasso, nelle gare d’appalto, anche sui contratti.”
Sergio Abramo (Presidente Assocontact), che condivide la proposta di Slc, ha ricordato quale sia l’errore di fondo nella comprensione del settore “che è diventato altro, non è più un modo per far entrare i giovani nel mondo del lavoro.Nell’unico settore che produce il 47% di Ebitda, gli imprenditori pagano lo scotto della facilità con cui si accede al settore, improvvisando professionalità", ha ricordato l’imprenditore.
Fonte: http://rassegna.it
Call Center: oltre 15mila i lavoratori a rischio nel 2010
28/06/2010 Il settore dei call center sta subendo una grave crisi occupazionale, secondo alcune stime della SLC CGIL, nel corso del 2010 il settore rischierà di perdere circa 15-16 mila posti di lavoro, sui circa 80mila addetti a tempo indeterminato. Probabilmente le dimensioni di questa crisi saranno più grandi, poiché non si hanno stime attendibili sulle cessazioni di contratti di apprendistato, inserimento, a termine, in collaborazione a progetto.
Dumping, outsourcing ed esternalizzazioni. Sono queste le tre parole chiave che meglio descrivono la crisi del settore e sulle quali si sono soffermate molte delle riflessioni emerse durante l'assemblea nazionale dei quadri e delegati call center della SLC CGIL, che si è svolta oggi lunedì 28 giugno a Roma presso la sede Nazionale della CGIL. Oltre ad una puntuale analisi dell'attuale fase del settore, molte le proposte che il sindacato dei lavoratori della comunicazione della CGIL avanza al Governo, alle Regioni, alla FISTEL CISL e alla UILCOM UIL, alle imprese committenti e a quelle in out sourcer per bloccare la crisi occupazionale e per valorizzare i diritti e le professionalità dei lavoratori. Al centro delle proposte un 'patto tra Governo e produttori per il rilancio dei call center'.
Nel corso dell'assemblea, Emilio Miceli, Segretario Nazionale SLC CGIL, analizzando la situazione drammatica vissuta dai lavoratori dei call center ha chiesto un tavolo con il Governo. Inoltre Miceli ha chiesto la cancellazione della norma sull'Irap, prevista nella manovra finanziaria, che “facilita gli avventurieri che stanno affossando il settore e che rischiano di trascinare in una terra di nessuno anche gli imprenditori dal comportamento virtuoso”.
Il Coordinatore del dipartimento Reti e Terziario della CGIL Nazionale, Rosario Strazzullo intervenuto oggi all'assemblea ha affermato l'importanza di “continuare a lavorare per ottenere provvedimenti di sostegno al settore entro il prossimo autunno, modificare il capitolo Irap contenuto nei provvedimenti finanziari del Governo”. Inoltre conclude il sindacalista “è importante chiamare a piena responsabilità i committenti privati a partire dalle aziende delle telecomunicazioni e modificare le regole degli appalti pubblici applicando a pieno il contratto collettivo nazionale”.
Fonte: http://www.cgil.it

