giovedì 27 novembre 2008

Comunicato Segreteria nazionale SLC CGIL del 27.11.08

PERMESSI PER GRAVE INFERMITA’ LEGGE 53/00: MINISTERO DEL LAVORO CHIARISCE POSIZIONE E DA RAGIONE A SINDACATO

Con un interpello il Ministero del Lavoro, da più parti sollecitato, ha chiarito l’inapplicabilità della soluzione interpretativa adottata in passato, che prevedeva che dovessero essere esclusivamente le strutture medico legali della Aziende Sanitarie Locali a rilasciare la documentazione per usufruire dei permessi per grave infermità previsti dalla legge 53/2000.
Da tempo denunciavamo infatti che le strutture medico legali delle AA.SS.LL., territorialmente competenti, non sono disponibili a rilasciare la certificazione afferente la valutazione in termini di grave infermità per due ordini di ragioni.
In primo luogo, non sussistono riferimenti normativi concernenti i criteri di riscontro delle ipotesi di grave infermità, salvo le disposizioni contenute nel D.M. del Ministero della Difesa del 26/03/1999; inoltre le AA.SS.LL. non intendono quasi mai esprimere una valutazione sul merito delle certificazioni clinico-diagnostiche rilasciate dagli specialisti.
L’effetto era l’impossibilità di utilizzare i permessi previsti, ledendo un diritto per noi fondamentale.
Insieme ad altri sindacati per tanto avevamo chiesto al Ministero di procedere al riesame della problematica, sulla base di una nuova valutazione e puntualizzazione in ordine ai referenti normativi relativi al concetto di grave infermità, nonché alle modalità di fruizione dei permessi retribuiti art. 4 legge 53/2000.
Il Ministero oggi ci da ragione e dichiara che “si considera (…) idoneo il certificato redatto dallo specialista dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica che la qualificazione medico legale in termini di grave infermità. Tale soluzione trova, peraltro, riscontro nella circolare INPS n. 32 del 3/03/2006 sulle certificazioni per la fruizione dei permessi ex L. n. 104/1992, nel punto in cui afferma che il medico specialista, in virtù della facoltà allo stesso ascritta ex D.L. n. 324/1993, non può esimersi dall’attribuire alla mera diagnosi clinica la qualificazione di natura anche medico legale. Si ribadisce in proposito che deve trattarsi esclusivamente di certificazione medica rilasciata dalle strutture ospedaliere e dalle AA.SS.LL.”.
Non servirà cioè una documentazione fornita dalle strutture medico legali, ma semplicemente quello dello specialista specifico.

La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL

Interpello 16/2008
Precisazione del Ministero del lavoro

mercoledì 26 novembre 2008

CGIL: SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE COSA CHIEDIAMO AL GOVERNO

SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE COSA CHIEDIAMO AL GOVERNO

I. L’urgente avvio di un tavolo “anticrisi”, coordinato dalla presidenza del Consiglio, sulla tutela dell’occupazione e sulla politica dei redditi, con l’obiettivo di aumentare i redditi da lavoro e da pensione ed ampliare il welfare.
II. Una cabina di regia tra governo e parti sociali per verificare lo stato di attuazione dei provvedimenti anticrisi che il nostro paese deciderà di adottare.

LA CONFERENZA NAZIONALE DEI DELEGATI CGIL DEL 5 NOVEMBRE RIVENDICA

Misure a Sostegno all’ Occupazione

L’incremento della dotazione del Fondo per gli ammortizzatori sociali, la sua estensione a tutti i lavoratori che attualmente non ne hanno diritto a partire dai precari; l’utilizzo delle risorse destinate alla detassazione degli straordinari a favore di provvedimenti di sostegno all’occupazione con incentivi di natura fiscale fondati su sgravi o credito d’imposta per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato.

Misure di Sostegno al Reddito

Un intervento strutturale di riduzione del prelievo fiscale su salari e pensioni nel prossimo biennio con l’immediata restituzione del fiscal drag a tutti i lavoratori e la detassazione immediata delle tredicesime e dei premi di produzione/risultato.
Agevolazioni nella ricontrattazione dei mutui sostituendo il tasso Euribor con il tasso applicato dalla Bce al rifinanziamento delle banche, ne scaturirebbe un forte beneficio considerato che, al 20 ottobre 2008 l’Euribor a tre mesi si attesta a 5,09% a fronte di un tasso Bce del 3,75%.
Contenere gli aumenti di tariffe, rette, contributi, tickets, per i servizi a domanda collettiva e individuale.

Welfare e rafforzamento della Coesione Sociale

Rafforzamento del sistema di welfare, con un piano straordinario per ampliare i servizi per l’infanzia e per la non autosufficienza degli anziani.
Rinunciare ai processi di deregolamentazione dei diritti del lavoro e della destrutturazione della scuola pubblica introdotti dai DL 133 e 97 e dalle Leggi 120 e 133 del 2008.
Il blocco delle espulsioni dei lavoratori immigrati in caso di perdita di lavoro per crisi aziendali.

CGIL, sempre dalla tua parte

martedì 25 novembre 2008

ATTACCO SU SCALA MONDIALE AI DIRITTI DEI LAVORATORI

LE CONSEGUENZE DELLA RECESSIONE ECONOMICA MONDIALE
“ATTACCO SU SCALA MONDIALE AI DIRITTI DEI LAVORATORI ”

Le elezioni negli Stati Uniti hanno obbligato il governo Bush ad ammettere la gravissima crisi in cui versa l’economia mondiale dopo averla negata e nascosta per 18 mesi.
Oggi scopriamo una economia globale caratterizzata da:
Stati Uniti in recessione, Europa in forte rallentamento economico, Asia in sottoproduzione per la progressiva diminuzione della spesa al consumo nei paesi occidentali e statistiche mondiali sul lavoro che creano grandissima preoccupazione e aprono forti rischi sui diritti.

Nel mondo ci sono tre miliardi di lavoratori, di questi il 49,9% è impiegato in lavori vulnerabili (privi dei minimi diritti di base del lavoro); in Cina, India, America Latina, Europa Centrale e Sudorientale e Russia il 25% dei lavoratori guadagna non più di due euro al giorno; nel mondo ci sono oggi 210 milioni di disoccupati.

Questi sono i frutti avvelenati di una economia globale basata da 10 anni sulla crescita della speculazione finanziaria mondiale ai danni della produzione reale e del lavoro produttivo con un sistema internazionale di distribuzione della produzione, della ricchezza e dei consumi tra le nazioni ineguale ed assurdo, dove masse sterminate di lavoratori, sottopagati e privi di diritti non hanno redditi sufficienti per consumare le merci che producono. Mentre all’interno dei paesi più avanzati, la finanziarizzazione ha avviato una progressiva contrazione della capacità di acquisto dei redditi da lavoro, la diminuzione degli standard dei diritti sociali e forti crisi occupazionali, con processi di redistribuzione della ricchezza caratterizzati da gigantesche disuguaglianze a favore dei più ricchi.

CHI PAGHERA’ LA CRISI MONDIALE ?

La crisi economica mondiale sta determinando globalmente tre effetti congiunti:

• la scelta dei governi di privatizzare i profitti e socializzare le perdite delle banche
• sostenere le imprese con il credito agevolato e le riduzioni/agevolazioni fiscali
• il sostegno ai consumi che per ora è solo annunciato ma privo di fondi

L’Italia si caratterizza per un quarto drammatico elemento dovuto alle leggi 133 e 120:
• la riduzione strutturale della spesa per lo stato sociale, per i diritti del lavoro, per i redditi da lavoro dipendente e per l’abbandono al proprio destino dei precari

I lavoratori di tutto il mondo, dunque, pagheranno la crisi e di fatto finanzieranno la socializzazione delle perdite bancarie ed i fondi per sostenere le imprese, attraverso la riduzione dei livelli di reddito e occupazionali e dei livelli dei diritti e dello stato sociale.
La crisi economica internazionale sta dunque diventando un alibi per attaccare su scala globale i diritti ed i redditi da lavoro, aumentando nel mondo le masse sterminate di lavoratori sottopagati, precari e privati dei diritti fondamentali del lavoro.
DIFENDERE IL LAVORO, ESTENDERE I DIRITTI
PER AVERE UN FUTURO CIVILE


SLC CGIL ROMA E LAZIO


mercoledì 19 novembre 2008

No alla proposta di Confindustria sul modello contrattuale

LA PROPOSTA DI CONFINDUSTRIA
SUL MODELLO CONTRATTUALE
NON VA BENE ED E' IN NETTO CONTRASTO
CON LA PIATTAFORMA UNITARIA

Per la Cgil, la trattativa con Confindustria è esaurita ed è necessaria l'apertura di un tavolo negoziale con tutti i soggetti imprenditoriali pubblici e privati e con il Governo per ridefinire un modello contrattuale universale condiviso.
L'impianto proposto da Confindustria, le iniziative del Governo con la manifesta volontà di cancellare i contratti di lavoro pubblici, l'accordo separato nel contratto del commercio e terziario indicano il concreto rischio che si moltiplichino i modelli contrattuali, si cancelli l'attuale modello valevole per tutti i lavoratori, si generi una rincorsa al ribasso fra contratti (dumping contrattuale) indebolendo ulteriormente le categorie più frammentate.
Siamo nettamente contrari alla cancellazione di un unico modello contrattuale perché non vogliamo che prenda piede il "federalismo contrattuale" (ritorno alle gabbie salariali) e che vengano abbandonati i diritti contrattuali nazionali.
La CGIL ha giudicato il documento di Confindustria incompatibile con la piattaforma unitaria presentata da CGIL, CISL e UIL.
Ecco alcune delle nostre ragioni:
- L'indicatore che Confindustria vorrebbe utilizzare per determinare gli aumenti contrattuali non risponde all'inflazione realisticamente prevedibile e non è accompagnato da verifica e recupero dell'eventuale scostamento tra l'inflazione reale e quella prevista. Così si determina la riduzione programmata dei salari contrattuali;
- La base di calcolo proposta per definire gli aumenti contrattuali nazionali comporterebbero, nelle singole categorie, riduzioni che varierebbero dal 12% al 30%, rispetto al sistema attualmente in vigore;
- Gli sgravi fiscali solo sul 2° livello di contrattazione rispondono a pochi. Per noi deve essere ripresa la vertenza generale sul fisco con la restituzione del fiscal drag ai lavoratori e ai pensionati;
- Non vi è allargamento della contrattazione di 2° livello. Anzi, dalla totale variabilità e indeterminatezza dei premi proposta deriverebbe addirittura una riduzione della contrattazione;
- Sono inaccettabili le procedure che limitano l'autonomia contrattuale delle categorie e mettono in discussione le prerogative delle RSU. Le proposte sanzionatorie, derogatorie, l'arbitrato, la conciliazione e le proposte sulla bilateralità sono la negazione del rilancio della contrattazione;
- La possibilità di derogare è prevista solo per peggiorare e non per innovare e migliorare con la contrattazione di 2° livello la prestazione lavorativa;
- Confindustria sulla bilateralità ha sempre detto no. Ora propone di assumerla e allargarla fino a prevedere per l'ente bilaterale un ruolo di collocatore di mano d'opera, di gestore di ammortizzatori sociali e delle assicurazioni sanitarie e certificatore dei rapporti di lavoro.

Così si vuole snaturare il sindacato
e la sua rappresentanza.

Queste sono le posizioni sostenute dalla CGIL. Sulla base di queste posizioni abbiamo affermato che per noi la trattativa con Confindustria è esaurita ed abbiamo rivendicato un tavolo con tutti i soggetti imprenditoriali pubblici, privati e con il Governo che ancora oggi propone per i lavoratori del pubblico impiego aumenti contrattuali del 1,7% pari a 65 €. per 2 anni.


Sintesi della piattaforma unitaria di CGIL, CISL e UIL presentata e discussa in migliaia di assemblee con i lavoratori.

-Fare un accordo per un sistema contrattuale unico (industria, commercio, servizi, pubblico impiego,ecc.)
-Un sistema contrattuale supportato da un quadro di regole che definiscano una politica dei redditi come rivendicato dalla piattaforma CGIL, CISL e UIL
- Salvaguardare il potere di acquisto nei CCNL attraverso un indicatore realistico (indice dei prezzi armonizzato europeo)
-La durata dei CCNL con cadenza di tre anni intervallato dalla contrattazione di secondo livello
- Certezza sugli aumenti salariali con decorrenza alla scadenza del CCNL
- Favorire e allargare la contrattazione di secondo livello con la detassazione e la decontribuzione degli aumenti pensionabile
- Prevedere regole nei CCNL di esigibilità della contrattazione aziendale o territoriale con un salario per obiettivi
- La democrazia e la rappresentanza certificata

Il documento di Confindustria.

Nel documento di Confindustria si chiede lo sganciamento dell'evoluzione del salario dal potere di acquisto, la dinamica salariale è tutta subordinata alla produttività del sistema economico/produttivo del settore o aziendale.
Si afferma la supremazia dell'azienda sul lavoro.
E' UN SISTEMA CHE GUARDA SOLO ALLA SUA RAPPRESENTANZA E, QUINDI NEGA IL MODELLO UNIVERSALE.
- Non c'è alcun legame con una politica dei redditi più equa ed a tutela dall'inflazione, manca ogni relazione con il fisco;
- Sul salario prevede che l'inflazione importata sia depurata dagli aumenti energetici;
- Vuole il calcolo degli aumenti contrattuali su un valore medio più basso di quello attuale;
- Prevede contratti triennali e una possibilità di contrattazione di secondo livello secondo l'attuale prassi, quindi non l'estensione;
- Nel documento si prevede la possibilità di deroghe aziendali all'applicazione di contratti collettivi, sia per parti economiche che per parti normative;
- Si introducono principi di superamento del principio di tutele universali in materia di sostegno al reddito, sanità, mercato del lavoro, ecc;
- Si prevede uno snaturamento della bilateralità fin qui conosciuta, introducendo una sorta di gestione di strumenti attivi e selettivi delle tutele (certificazione
dei contratti, formazione, ammortizzatori);
- Si introduce il principio delle sanzioni della contrattazione sindacale, prevedendo delle penali per le organizzazioni che non rispettano le procedure, mentre nessuna norma è prevista per l'impresa inadempiente.
In merito alla rappresentanza propone che la certificazione avvenga tramite INPS.

LA CGIL CHIEDE DI RITORNARE ALLA PIATTAFORMA UNITARIA
PER RESPINGERE L'ATTACCO DI CONFINDUSTRIA E DEL GOVERNO E
CONQUISTARE RISPOSTE CONCRETE PER LAVORATORI E PENSIONATI

Sporco negro: pestaggi e umiliazioni

Vittime: rumeni, marocchini, ma soprattutto neri. Mentre c’è chi minimizza («solo episodi»), in un paese armato di rabbia e di paura si moltiplicano le aggressioni agli immigrati. «Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Comincia così, davanti a una discoteca padovana, il viaggio al termine dell’intolleranza italiana, in questa notte della convivenza che si lascia dietro insulti, rabbia, botte e sprangate come non se n’erano mai viste: il catalogo è deprimente, ma è questo. Si chiama Pietro, ha 24 anni, studia Economia a Ca’ Foscari, l’università di Venezia, e ha deciso di passare la serata al Victory di Vicenza, una discoteca. Gli amici entrano, lui si attarda a parlare con uno di loro, poi, alla porta d’ingresso, quelle parole: «Non crederai mica di poter entrare dappertutto solo perché adesso ha vinto Obama». Pietro è un cittadino italiano di colore: aveva 4 anni quando i suoi genitori lo hanno adottato, strappandolo al mattatoio del Burundi. Lui e altri due piccoli ai quali avevano sterminato la famiglia, tutti e tre figli della coppia: operatori penitenziari ai quali non resta che presentare un esposto in Procura perché a Pietro è stato impedito di entrare in un pubblico locale per motivi razziali, per il colore della sua pelle. Alla faccia dell’articolo 3 della costituzione, che troppi sembrano aver dimenticato, mentre un ripasso farebbe proprio bene: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Quelli della discoteca si sono difesi dicendo che il ragazzo non è stato fatto entrare perché ubriaco, anche se l’uscita su Obama dimostra tutt’altro, ma Pietro li smentisce. E suo padre aggiunge: «Non vogliamo avere ragione a tutti i costi, ma vogliamo la verità». La stessa frase pronunciata, un mese fa, dal padre di Emmanuel Bonsu, il 22enne ghanese che dichiarò di essere stato pestato, a Parma, dai vigili urbani. Pestato, ingiuriato, obbligato a spogliarsi e a fare piegamenti con una bottiglia di acqua in testa. Quindi rispedito a casa con una busta, con sopra vergate le sue generalità: «Emanuel Negro». Anche quelli si difesero, accusando il ragazzo di essere il palo degli spacciatori e di aver fatto resistenza a pubblico ufficiale, ma la scorsa settimana il pm che segue il caso ha squarciato il velo su quelle false accuse e sui reati di cui dovranno rispondere gli agenti, dieci in tutto: percosse aggravate, calunnia, ingiuria, falso ideologico e materiale, violazione dei doveri d’ufficio, con l’aggravante dell’abuso di potere. Emmanuel è stato operato all’occhio tumefatto ma ha ancora paura di uscire da casa, perché ha ricevuto cinque lettere di minaccia, come non fosse bastato sentirsi dire, dentro il comando: «Confessa, scimmia. Sei solo un negro». Chi siano quei dieci, lo decida il lettore.

«Episodi isolati», ha fatto sapere il sindaco di Parma. Certo quei vigili non devono aver dato il buon esempio se, dieci giorni dopo la notizia del pestaggio, Boakye Danquah, 35 anni, anche lui ghanese, è stato aggredito su un bus da due albanesi che si sono sentiti molto bianchi e molto autorizzati a farlo sloggiare dal sedile che occupava nel bus, mandandolo all’ospedale. Razzismi di seconda mano, matrioske dell’intolleranza, come quello dei due romeni che, a Ragusa, lo scorso 24 ottobre, hanno aggredito un somalo, al grido di «sei un nero» regalandogli una prognosi riservata e regalandosi un’accusa di tentato omicidio, aggravato dall’istigazione razziale.

Una sorta di reazione a catena, il più debole – oggi, il nero – a soggiacere: una rivalsa-parificata per l’intolleranza e le aggressioni che anche a romeni e albanesi tocca subire. Pure da morti. «Bruciate ancora rumeni di merda», hanno scritto il 2 ottobre su un muro di Sesto San Giovanni, accanto al luogo dove, pochi giorni prima, un ragazzino romeno era morto a causa di un incendio.

Romeni e albanesi sono, nel sondaggio Ispos-Magazine, i meno sopportati tra gli immigrati. I reati odiosi di cui alcuni connazionali si sono macchiati hanno fatto spesso terra bruciata nei giudizi sulle due comunità, specie quella romena (la più numerosa oggi in Italia, con quasi 500mila presenze), che ha ereditato anche il ruolo di capro espiatorio: se ai tempi del delitto di Erika&Omar a Novi Ligure all’inizio fu caccia all’albanese, oggi la parte tocca al romeno, come accaduto il 2 novembre a Bolzano, quando un ragazzo di 16 anni, che aveva rotto una porta-finestra, non ha trovato di meglio, per giustificarsi, che simulare una rapina ad opera di due romeni, rimediando una denuncia alla procura dei minori. Ed è romena Ana Demian, 21 anni, studentessa di economia che, a Cagliari per il progetto Erasmus, s’è vista rifiutare una camera per via della sua carta d’identità, nonostante lo spot «Piacere di conoscerti» che il governo romeno manda in onda sulle reti televisive italiane. Ed è albanese Stefano M, 19 anni, in coma, a Genova, per le sprangate ricevute da un tizio di Cogoleto che frequentava il suo stesso oratorio e che da tempo lo minacciava: «Sporco albanese, prima o poi ti ammazzo ». Fino a quando non ci ha provato, sfondandogli il cranio, nonostante i carabinieri fossero già stati messi sull’avviso, per via delle continue provocazioni razziste. È accaduto a metà ottobre, a un mese di distanza dall’omicidio, a Milano, di Abdul Guibre detto Abba, cittadino italiano originario del Burkina Fasu, sospettato dai gestori di un bar, padre e figlio, di aver preso dei biscotti dal banco e sprangato a morte. E dalla strage di Castelvolturno, sei neri ammazzati dalla camorra, per dare un segnale, subito raccolto dalle scritte razziste apparse sui muri di Roma: «Minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6». La temperatura dell’odio.

Ma poi, episodio davvero isolato, quello degli agenti municipali di Parma? Mica vero se lo scorso 25 settembre, quattro vigili urbani di Milano sono stati condannati (pene tra i 3 anni e gli 8 mesi) per aver fermato senza motivo una donna ucraina, averla denunciata come ambulante, insultata e presa a schiaffi, fabbricando persino prove a suo carico e falsificando i verbali. E il senegalese Diop Moussa ammanettato e scaraventato a terra il 9 ottobre davanti agli occhi del figlio (e dei suoi compagni) che aveva appena accompagnato a scuola per un diverbio con i vigili sul parcheggio dell’auto? Sì, sempre a Milano, dove un lavavetri romeno, il giorno seguente, ha accusato un agente municipale di averlo picchiato, davanti a 4 testimoni. Reazioni? «Andiamoci cauti, niente caccia alle streghe».

Allora lasciamo le strade e saliamo su un bus. Per esempio su quello che va da Bergamo a Seriate, dove due studentesse raccontano a L’Eco di Bergamo ciò a cui hanno assistito: quando una donna ha dichiarato di non trovare più il cellulare, il controllore si è avvicinato a un romeno, decidendo che fosse lui il ladro, facendogli togliere il giubbino, poi il resto fino a intimargli di levarsi le mutande. Niente, del telefonino nessuna traccia, ma il controllore non s’è fermato: ha tolto 70 euro dal portafoglio dell’uomo e li ha dati alla donna come indennizzo, gridando dietro al romeno, durante il prelievo: «Metti le mani qui che ti spacco le dita e ti mando all’ospedale».

Certo, c’è anche il bus di Ozzano dell’Emilia, nel Bolognese, dove è stato denunciato un autista che ha fatto inginocchiare sullo scuola-bus un bambino marocchino di 11 anni «perché non stava buono». E poi c’è la storia di Varese, sempre in ottobre, che fa tornare alla mente Rosa Parks e quell’autobus di 50 anni fa, a Montgomery, Alabama, visto che ad Anna, 15enne di origini maghrebine, i compagni di viaggio, studenti lombardi, prima hanno detto «marocchina di merda» e poi l’hanno obbligata a cedere il posto «non suo, perché non italiana». A suon di botte: per Anna occhi pesti, collare cervicale e naso rotto.

E la politica? Non resta a guardare: ribolle di indignazione o soffia sul fuoco. Specie se in campagna elettorale. Finendo, a volte, per scottarsi. Come a Trento, dove la Lega ha coperto la città di manifesti con lo slogan: «Dellai ha rovinato le piazze, noi le ripuliamo». Nell’immagine immigrati e poliziotti nei giardini di piazza Dante. Senonché i due tizi ritratti sul manifesto, cittadini polacchi incensurati, non hanno gradito la scelta di passare per delinquenti e nonostante l’onorevole leghista Fugatti abbia spiegato che era solo un messaggio «perché i giardini devono essere trentini », i due hanno denunciato per diffamazione il suo partito. Anche se, proprio in Trentino, ci sono nuovi esempi di integrazione come racconta l’ingresso dei bambini marocchini nella Sat, lo storico sodalizio dell’alpinismo. Eppure di questi tempi è come se i mille esempi di convivenza, che hanno fatto l’Italia degli ultimi anni, fossero messi in mora da quest’aria che tira e che libera folate di rabbia pure sulla storia, a suo modo esemplare, di Gabriel Bogdan Ionescu, il giovane pirata informatico romeno, condannato in primavera a 3 anni e un mese dal Tribunale di Milano per i suoi traffici di hacker bancario e ora primo classificato al test di ingresso alla facoltà di Ingegneria Informatica del Politecnico di Milano. Come se il genio (matematico, nel caso) dovesse fare la fila e chiedere permesso (magari di soggiorno) per trovare lavoro.

Pregiudizio. Ostilità. E violenza. Il catalogo dell’ultimo mese non è finito ed è davvero impressionante: a Figline, in Toscana, sono stati condannati, con l’aggravante del razzismo, due giovani italiani che hanno sprangato due operai kosovari; poi ci sono stati i raid di Roma: uno contro un ragazzo cinese, uno contro tre immigrati di origine egiziana; e quello di Castronno, in provincia di Varese, dove un naziskin ha picchiato dei dominicani. «Sporco marocchino vai a cucinare a casa tua», pronunciato da standisti del Salone del Gusto, ha innescato una rissa a Torino, dove venti giorni prima, il 9 ottobre, è stata rinviata a giudizio la donna che ha insultato una donna, sempre di origini marocchine, a colpi di «Hitler aveva ragione». E «sporco negro» per Assuncao Benvindo Muteba, 24 anni studente angolano, massacrato di botte a Genova, mentre più fantasia ha mostrato quella maestra elementare di Milano che alla mamma di un bambino di colore, da lei adottato, ha urlato: «Signora, riporti suo figlio nella giungla».

Variante infantile dell’invito «torna in Africa a mangiare le banane» pronunciato l’11 ottobre da un giocatore del Novendrate, campionato provinciale comasco, all’avversario Cheikh Cissé e, il 19 ottobre, da un arbitro di basket pavese nei confronti di un giocatore della Bopers Casteggio, durante un incontro di serie D. Perché lo sport non resta mai indietro e anzi, su certi temi - le curve insegnano - detta persino la linea. E accade così che il cerchio, sui razzismi di casa nostra, si chiuda in un campo da calcio, molti chilometri più a sud, due domeniche fa. E nel nome del nuovo presidente Usa - che ha fatto pure da incipit a questo viaggio - citato dalla rabbia di chi, e sono tanti, a casa nostra è rimasto spiazzato dall’esito dell’elezione americana, visto che a Mahamadou Sakho, portiere senegalese del Sogliano, campionato d’Eccellenza pugliese, hanno gridato dietro, sì, «sporco negro», ma aggiungendo all’insulto «fratello di Obama». A imperitura difesa della pura razza italiana.
Autore: Cesare Fiumi
Fonte: http://www.corriere.it

giovedì 13 novembre 2008

06 22 22: il call center dell'Alitalia sta perdendo la sua voce

06 22 22

Numero Unico Call Center Alitalia

IL CALL CENTER DELL’ALITALIA STA PERDENDO LA SUA VOCE!





  Alicos: l'isola degli ignoti  

1600 Lavoratori di Alicos a Palermo
1600 Famiglie
stanno perdendo il proprio lavoro
nell'indifferenza dell'opinione pubblica
e delle istituzioni!
Viviamo da settimane nella più completa incertezza sul nostro futuro

Lanciamo un appello a CAI affinchè confermi il contratto con Alicos
perchè questa è la condizione essenziale per difendere il nostro posto di lavoro, il nostro futuro
Nella vicenda Alitalia siamo i lavoratori invisibili di cui nessuno parla!
Rispondiamo ai clienti Alitalia 7 giorni su 7, 24 ore su 24
da più di 7 anni
con competenza e professionalità da tutti riconosciuta!
gestiamo 2 milioni di chiamate all'anno, 500 mila biglietti venduti
.....eppure nessuno parla di noi!
SIAMO LA CASSA E LA VOCE DI ALITALIA
MA NESSUNO CI ASCOLTA!!!

MODELLO CONTRATTUALE, LA PROPOSTA DI CONFINDUSTRIA TI TOGLIE SOLDI


Il nuovo modello per i rinnovi economici dei Contratti Nazionali di Lavoro, proposto da Confindustria, peggiora i diritti economici dei lavoratori, soprattutto con riferimento alla tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni.

I cambiamenti proposti da Confindustria al modello contrattuale in vigore sono TRE e su ogni punto c’è una perdita secca di reddito per i lavoratori e le lavoratrici:

1. Il rinnovo economico del Contratto, verrà basato su di un valore punto predefinito per tutti i settori (Chimici,TLC, Metalmeccanici, Commercio, Bancari, ecc) e sarà attestato mediamente a 15,74 euro, che risulta, tra il 10% e il 30% più basso del valore punto attualmente adottato dal Sindacato nei singoli settori di cui sopra (mediamente è infatti pari a 18 euro). Se proiettassimo il nuovo metodo di calcolo di Confindustria sui quattro anni di contratto appena passati, otterremmo, che la perdita attribuibile alla riduzione del valore punto è di circa 951 EURO per ogni lavoratore/lavoratrice.

2. L’inflazione con cui si rinnovano i contratti di lavoro verrà depurata (diminuita) della componente energia. Sostanzialmente si sottrae al valore dell’inflazione con cui si rinnovano i Contratti di Lavoro la percentuale di inflazione determinata dall’aumento del costo dell’energia importata dall’estero (Petrolio, Elettricità, Gas).
Se proiettiamo questa proposta di Confindustria nel periodo 2004-2008, succede che l’indice generale inflattivo registra una crescita media annua del 2,5% mentre quello depurato dell’energia del 2,1%. Questo avrebbe significato per ogni lavoratore/lavoratrice una ulteriore perdita di circa 406 euro da aggiungere a quella del punto 1.

3. Confindustria, inoltre, ha previsto nel nuovo modello, che, il recupero dell’inflazione può avvenire solo sulla base di uno “scostamento significativo” senza però definire cosa è e quanto è uno “scostamento significativo”. Tale elemento, lascia margini di perdita di potere d’acquisto in base alla definizione di “significativo”: ad esempio, se lo scostamento fosse dello 0,3%, con un parametro ritenuto “significativo” di Confindustria di 0,4%, ciò comporterebbe una perdita di 1,2 punti in quattro anni, ovvero 258 euro per ogni lavoratrice e lavoratore da sommare alle perdite dei punti 1 e 2.


Bisogna ricordare, inoltre, che grazie al modello di Confindustria il problema della cosiddetta inflazione importata e, nello specifico, il problema dei costi dell’energia importata, ricadrebbe solo sui lavoratori dipendentie per ben 4 volte:

• la prima pagando le bollette dell’energia di casa,
• la seconda pagata al benzinaio
• la terza volta pagata con la crescita dei prezzi al consumo

ed ora grazie a Confindustria anche con:

• una penalizzazione economica negli aumenti di stipendio derivanti dal rinnovo economico del contratto nazionale di lavoro.

Quanto sopra esposto, può essere raffrontato con la dinamica effettiva delle retribuzioni registrata dall’Istat tra il 2004 e il 2008 in cui l’applicazione del Protocollo del 23 luglio1993 (con parametro di riferimento l’inflazione attesa) ha portato una crescita del potere d’acquisto dei salari contrattuali di 2,1 punti in 5 anni. Se tornassimo indietro nel tempo ed applicassimo il modello proposto da Confindustria, registreremmo una perdita cumulata di –2,2 punti, equivalente a –1.357 euro (punto 1 + punto 2) a cui andrebbe aggiunta la eventuale perdita del punto 3 una volta che venisse definita compiutamente da Confindustria.

Conclusioni


In breve, anche se Confindustria sostiene che i salari nominali dovrebbero crescere da qui al 2011 di 2.503 euro, secondo le nostre stime dovrebbero invece crescere di 3.357 euro. Tra i due modelli c’è una differenza in meno per ogni lavoratore/lavoratrice di 854 euro, di cui 453 euro sulle sole retribuzioni da contratto nazionale.
Questo avendo sempre a mente che sui dati certi, relativi al passato (2004-2008), senza margini di errori previsionali, si è registrata un aumento reale delle retribuzioni contrattuali di 443 euro a fronte della perdita che invece si sarebbe avutase fosse stato applicato il modello Confindustria, perdita pari a –674 euro.
Quindi, considerato il mancato guadagno, la perdita per ogni lavoratore/lavoratrice, sarebbe stata pari a –1.117 euro complessivi.


SLC CGIL ROMA E LAZIO
CGIL, SEMPRE DALLA TUA PARTE

mercoledì 12 novembre 2008

Comunicato Slc Cgil Roma e Lazio

LETTERA APERTA ALLE LAVORATRICI ED AI LAVORATORI

Care Colleghe, Cari Colleghi,
ci stiamo avviando ad affrontare nelle prossime settimane almeno 3 passaggi fondamentali per il mondo del lavoro, passaggi cruciali per tutti i lavoratori dipendenti,i precari, i pensionati.
Nello specifico si affronteranno le seguenti questioni:
1. La revisione del modello contrattuale (come si rinnovano i contratti nazionali entro 12/08)
2. Il rinnovo del contratto nazionale di settore delle TLC (piattaforma entro 12/08)
3. La revisione dello stato sociale e delle norme sul lavoro (già avviata)

E’ chiaro che si apre dunque una fase decisiva per il futuro dei livelli di vita e di condizione di lavoro di tutti i dipendenti a reddito fisso del Paese.
Non vi nascondiamo che come CGIL ci apprestiamo a questi appuntamenti con molte preoccupazioni derivanti dalla situazione economica del Paese e dallo stato dei rapporti con CISL e UIL nonché dall’aggressione ai diritti del lavoro che è ripartita da parte del Governo e di Confindustria.

La nostra preoccupazione dipende dal clima che si respira in Italia nei confronti del mondo che noi rappresentiamo, dalle norme sul lavoro già “toccate” dal DL 112 di Giugno e dai continui attacchi verbali al lavoro provenienti da parte padronale (i fannulloni, il costo del lavoro alto, le regole che ingessano le imprese, l’eccessiva crescita delle retribuzioni, la scarsa produttività, ecc) il tutto si sta consumando nel silenzio generale e con una stampa giornalistica e radiotelevisiva che quotidianamente o tace o manipola le informazioni. Ma attenzione, oggi, l’attacco al lavoro è più subdolo e quindi più pericoloso del 2003.
Una differenza balza subito agli occhi ed è relativa al modo seguito dal governo per affrontare in questa legislatura i problemi del lavoro: a differenza della XIV legislatura, in cui il Libro Bianco (ottobre 2001) segnò all’inizio un disegno strategico esplicito di attacco ai diritti del mondo del lavoro, culminati nella proposta di modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, qui l’azione è sicuramente meno appariscente, ma non meno devastante. Se volessimo concentrare il succo in una parola, potremmo scegliere il termine “frantumazione”.
Stavolta, anziché l’attacco frontale, si è scelta la via della frantumazione dei diritti, con l’obiettivo evidente di favorire la frammentazione del mondo del lavoro, segmentare i suoi interessi, in modo da impedire, o comunque rendere molto più difficile aggregare l’azione dei lavoratori e del sindacato.
Il tempo scelto non è casuale, non solo per la vicinanza con una vittoria elettorale e sociale di vaste dimensioni, e del conseguente sbandamento delle forze di opposizione, parlamentare e non, ma anche per una ragione più di fondo: le misure che incidono sul Protocollo Welfare del 23 luglio ’07 votato ed approvato da 5 milioni di lavoratrici e lavoratori e sulla sua legge attuativa colpiscono norme che non sono ancora per gran parte divenute esigibili, o che non sono ancora divenute patrimonio comune dei lavoratori, quei miglioramenti alle condizioni di vita e lavoro di milioni di persone si possono quindi eliminare, con la complicità dei mass media, nel più assoluto silenzio.
Di qui la necessità di un capillare lavoro di spiegazione ed orientamento nell’organizzazione a tutti i livelli, ed in particolare nel rapporto con i lavoratori, dispiegando rispetto ai colpevoli silenzi dei giornali e della stampa radiotelevisiva una vera e propria campagna di controinformazione della CGIL.
Per questo crediamo che sia utile informare tutti dei provvedimenti in materia di lavoro già presi dal Governo attraverso il DL 112/08 ed il DL 97/08:
• Riposi Settimanali: il periodo di calcolo non è più settimanale ma è calcolato come media in un periodo non superiore a 14 giorni.
• Appalti: Cancellate le norme Visco/Bersani sulla responsabilità in solido della società committente (sostanziale reintroduzione del massimo ribasso nelle gare di appalto sulla manodopera e servizi)
• Cancellati gli Indici di Congruità servivano agli ispettori per contrastare il lavoro nero
• Cancellato l’obbligo del cartellino per il personale degli appalti (apertura al lavoro nero con personale non più immediatamente identificabile)
• Cancellato l’obbligo di registrazione immediata dell’assunzione (ricordate i morti sul lavoro che risultavano tutti in periodo di prova o assunti il giorno stesso, e che in realtà erano lavoratori in nero?)
• Deroghe Contrattuali: il testo prevede che le norme di legge sui riposi giornalieri, le pause, il lavoro notturno e le modalità per la sua introduzione sono derogabili tramite specifiche disposizioni dei CCNL. In assenza di tali disposizioni, possono intervenire i livelli contrattuali territoriali ed aziendali;
• Dimissioni in bianco: Si cancella le legge 188/07 sulle dimissioni volontarie ripristinando l’incivile pratica che grava soprattutto sulle giovani donne
• Part Time: È cancellato il disincentivo, previsto dal Protocollo, al part time fino a dodici ore, il che collegato allo sconto fiscale per il lavoro supplementare, renderà sempre più forte la richiesta delle imprese solo di part time brevi.
• Contratti a Termine: il Protocollo imponeva dopo 36 mesi di utilizzo la trasformazione a tempo indeterminato,con un’unica deroga, da svolgersi presso le Dpl. Ora il lavoro a tempo determinato è possibile anche per l’ordinaria attività dell’impresa, puntando quindi a sancirne l’equivalenza con il “normale”rapporto di lavoro fisso; non solo: ora si può derogare a qualsiasi livello di contrattazione al vincolo di legge della trasformazione dopo 36 mesi a tempo indeterminato
• Disabili: si ripristina l’art. 14 del dlgs 276/03 per cui un’impresa sarà in regola appaltando il lavoro sufficiente a coprire l’occupazione obbligatoria dei disabili in cooperative sociali in cui essi saranno confinati compromettendo dunque la norma solidaristica dell’integrazione organica del disabile nei cicli lavorativi “normali”.
• Mense Aziendali: sono stati ridotti di circa il 30% i vantaggi fiscali sulle mense aziendali alle imprese, o meglio, il costo fiscale delle mense è aumentato per le imprese del 30%; quanto dureranno quelle esistenti?
• Tasso di Inflazione Programmato: è quello con cui si rinnovano i contratti nazionali di lavoro, ebbene è stato fissato dal governo all’ 1,7% a fronte del 4% reale; i contratti si rinnoveranno dunque a meno del 45% del valore reale dell’inflazione!!!

Ed inoltre ci sono altri interventi di modifiche peggiorative su apprendistato, reperibilità, lavoro a chiamata, voucher stagionali, malattia, tutti temi che per spazio e tempo illustreremo in apposite assemblee.
Come vedete è un attacco chirurgico, settoriale, contenuto e diluito in due mega DL di cui ancora si stenta a conoscere gli esatti contenuti e confini ma di cui è chiaro l’obiettivo :

il lavoro dipendente con un reddito annuo sotto i 30000 € lordi.

Ora ci fermiamo qui.
Per il momento è importante avviare un percorso di conoscenza che risvegli una coscienza collettiva del mondo del lavoro perché è evidente che siamo dinanzi ad una svolta cruciale che si giocherà in termini pesanti sui punti elencati su in alto e sui quali produrremo nei prossimi giorni ulteriori documenti informativi nella consapevolezza che siamo solo ad interventi preparatori di quello che sarà nelle prossime settimane uno scontro durissimo.
SLC CGIL ROMA E LAZIO

lunedì 10 novembre 2008

Comunicato Cgil Cisl Uil, 10.11.08

ALMAVIVA: AL VIA CONFRONTO PER TUTELA OCCUPAZIONE

Il giorno 6 novembre si è svolto presso l’Unione industriale di Roma l’incontro fra l’Azienda Almaviva, le Segreterie nazionali di SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL ed il Coordinamento nazionale delle RSU. L’incontro ha avuto come oggetto l’andamento economico del Gruppo e la situazione delle varie commesse in relazione ai livelli occupazionali.
Nel presentare per la divisione CRM un valore della produzione per il 2007 pari a 163 milioni di euro ed un MOL di circa 3 milioni, l’Azienda lamenta perdite per 14.000.000 di euro. In particolare è stata sottolineata dall’Azienda l’incidenza delle penali legate alla scarsa qualità su alcune commesse, il costo del lavoro legato all’utilizzo di personale in somministrazione, l’abbassamento dei margini di guadagno dovuto all’incidenza del costo del lavoro sul prezzo delle commesse (l’Azienda sostiene che per Telecom Italia i prezzi di Almaviva siano al momento più cari del 14.5% rispetto a quelli della concorrenza, indice che Almaviva deve compensare con un ribasso equivalente), la rigidità e la scarsa efficienza di alcuni processi aziendali.
Venendo all’analisi delle singole sedi, è emersa una situazione “a macchia di leopardo”.
Sulla sede di Palermo notevole è la preoccupazione sulla tenuta complessiva a seguito della decisione di Wind di cambiare politica, interrompendo il rapporto esclusivo con Almaviva. Tale scelta ha fatto registrare una riduzione dei volumi 2008 su 2007 pari al 25%. Questo calo è stato in parte compensato dalla commessa Sky e dal ricorso alle ferie.
Per la sede di Catania l’Azienda dichiara, invece, di attendere una crescita progressiva grazie alla commessa Enel e ad un aumento dei volumi di Vodafone.
Per la sede di Milano l’Azienda dichiara un generale trend di crescita grazie al buon andamento delle commesse Edison, Siemens e Comune di Milano. Buone prospettive anche grazie alla commessa Sky (sono previste 100 nuove postazioni di lavoro).
Per quanto riguarda Alicos, l’Azienda dichiara che circa il 62% della forza lavoro è impegnato sulla commessa Alitalia, il 32% invece lavora sulla commessa TIM. Per quanto riguarda il call center Alitalia la situazione è legata agli sviluppi della vertenza Alitalia. L’azienda vanta infatti un credito di 7 milioni di euro alla data del 29 agosto. La prima condizione per evitare il fallimento è che ci sia continuità del servizio con Cai. A riguardo l’Azienda dichiara di attendere che si apra il confronto per il rinnovo del contratto, fermo restando che il destino del debito rimane condizione imprescindibile per il futuro. Per quanto riguarda la parte che si occupa della commessa TIM, anche su questa sede l’Azienda dichiara di scontare le difficoltà legate all’imprevedibilità dell’offerta di chiamate da parte del committente. La flessione delle chiamate è stata è stata stimata nell’ordine del 40%.
In relazione alla situazione di Atesia, l’Azienda dichiara che il problema legato ai flussi di TIM è molto preoccupante. La flessione delle chiamate al 2° semestre del 2008 è stimata al 25%. Per l’Azienda un altro problema legato alla commessa TIM deriva dall’imprevedibilità dei flussi giornalieri e le conseguenti ricadute sull’ organizzazione del lavoro. Questa situazione è stata in parte tamponata dalla campagna “residenziali Edison” (l’esclusiva Atesia termina a metà novembre). La chiusura della campagna TIM outbound è stata compensata (110 FTE) invece dalla commessa per il Comune di Roma. Su Atesia l’Azienda dichiara infine un costo del lavoro superiore dell’8% rispetto a Palermo, in virtù della maggiore anzianità contrattuale e degli sgravi che insistono sulla regione Sicilia.
A Napoli l’Azienda dichiara una situazione complicata. Pur trattandosi di un sito dalle potenzialità tali da poter far delineare all’Azienda stessa un futuro di espansione occupazionale, l’attuale forte criticità del parametro della qualità erogata ha portato Vodafone, a preannunciare, in assenza di una netta inversione di tendenza, il ritiro della commessa, con il conseguente reale pericolo di tenuta del Centro stesso. Un ulteriore elemento di preoccupazione per l’Azienda deriva dal fatto, infine, che a breve Vodafone introdurrà un quinto outsourcer, aumentando quindi una concorrenza già oggi molto forte.
Sulla base di queste considerazioni l’Azienda ha quindi affermato che tre sono i punti di forte criticità che incidono sull’intero gruppo:
- la riduzione dei volumi;
- la forte incidenza delle penali riguardanti il mancato raggiungimento degli obbiettivi di qualità;
- l’incidenza dell’assenteismo sul costo complessivo delle commesse.
A questi problemi l’Azienda ritiene di poter porre rimedio evidenziando tre aree di intervento:
1) Flessibilità: introducendo l’orario multi periodale, l’orario spezzato, una diversa gestione delle ferie e degli straordinari.
2) Qualità delle prestazioni: attraverso strumenti di misurazione e monitoraggio della produttività in termini quantitativi e qualitativi.
3) Produttività: incidendo sui fenomeni di assenteismo e con un programma di efficientamento dei processi aziendali.
A questo punto come Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, nell’esprimere forte preoccupazione sulla situazione del Gruppo Almaviva – anche alla luce della congiuntura economica generale e del settore che non aiutano e che fanno registrare una riduzione dei ricavi dei committenti e un dumping esercitato da imprese scorrette – abbiamo preso atto delle dichiarazioni aziendali, riservandoci di verificare la corrispondenza di quanto detto, in relazione alle specifiche condizioni delle diverse commesse, direttamente con tutte le RSU e i lavoratori. Più volte infatti Almaviva ha dichiarato criticità poi superate.
In ogni caso i dati forniti evidenziano difficoltà dove pesano soprattutto inefficienze organizzative e gestionali di cui il management aziendale è l’unico responsabile e che non sono imputabili ai lavoratori di Almaviva. Lavoratori che anzi stanno non da oggi dimostrando grande senso di responsabilità e – nella stragrande maggioranza dei casi – ottimi livelli di performance.
Come Sindacato ribadiamo ovviamente tutta la nostra disponibilità ad una discussione franca e trasparente che abbia al centro la salvaguardia occupazionale, ma a condizione che l’azienda dimostri altrettanta serietà. Cioè che tutto non si riduca all’ennesimo tentativo di ridurre diritti e tutele. Dichiariamo già oggi infatti che saremo indisponibili a qualsivoglia deroga contrattuale o “artificio” in tema di flessibilità.
Sul tema della qualità come parte sindacale siamo inoltre disponibili, non da ora, a fare la nostra parte purché questo si coniughi con una forte attenzione al tema della formazione del personale e dell’adeguamento dei sistemi operativi. Il tema non può essere infatti strumentalizzato, magari per introdurre forme di controllo a distanza su ogni singolo lavoratore. Ipotesi che – semmai fosse presentata dall’azienda – non potremmo che contrastare con tutti i mezzi.
Sempre sul tema dell’efficienza, riteniamo che possa essere costruttivo un confronto, purché sia a 360°, ovvero che vada a verificare e correggere quelle inefficienze aziendali più volte segnalate e mai realmente superate. Inoltre è stato ricordato all’azienda che qualsiasi strumento di monitoraggio del lavoro non può e non deve prescindere dalla legislazione vigente e dalle tutele previste dal CCNL.
In tema di assenteismo come Segreterie Nazionali abbiamo ribadito all’azienda che il luogo di confronto in realtà esiste già: si tratta di dare vita a quell’Osservatorio paritetico, proposto dal sindacato, che l’azienda aveva accettato. L’Osservatorio per noi potrà avere però una funzione di monitoraggio e di attenzione al tema, salvaguardando il diritto e le tutele per la malattia previste da leggi e CCNL. Il tema è infatti delicato e non può essere in nessun caso strumentalizzato per colpire chi, spesso proprio per l’attività stressante e ripetitiva tipica dei call center, ha invece bisogno di più aiuto e assistenza e non di penalizzazioni.
Chiarite le posizioni di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, come Segreterie Nazionali abbiamo quindi proposto l’istituzione di un tavolo tecnico nazionale (composto dall’Azienda e da 15 membri del coordinamento rappresentativi delle diverse realtà) nel quale si possano affrontare i temi, eventualmente concordando – se vi saranno le condizioni di merito – soluzioni condivise da implementare ed adattare poi sede per sede.
L’azienda si è detta d’accordo a rinviare alla costituzione dell’Osservatorio nazionale il tema dell’assenteismo e ha convenuto con la proposta di metodo da noi indicata.
I lavori del gruppo tecnico sono stati fissati per il prossimo 11 di novembre. In base ai risultati dei lavori, il Coordinamento nazionale delle RSU sarà chiamato a decidere come proseguire la vertenza.



Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL

La controriforma della scuola

LA CONTRORIFORMA DELLA SCUOLA

Meno ore di studio
Meno materie

Meno classi
Meno maestri

E LA CHIAMANO RIFORMA !!!

Conoscete i contenuti dei decreti Brunetta e Gelmini?

La mistificazione di televisione e stampa è che non ci sarà più quel grande spreco di 2 maestri per classe (ma i due maestri non sono MAI contemporaneamente in classe !!!) e i bambini non dovranno più passare tante ore a scuola (e dove saranno MENTRE PADRI E MADRI SONO AL LAVORO???). Lasciamo poi perdere i grembiulini e altre sciocchezze….
La riforma riguarda tutti gli ordini di scuole, iniziamo con i più piccoli.

COME FUNZIONA LA SCUOLA OGGI

La scuola primaria italiana è all’avanguardia in Europa. (Fonte Ocse)
Oggi, rispetto ai tempi del maestro unico, sono aumentati i contenuti (inglese, informatica, educazione al suono e alla musica, educazione alimentare, educazione ambientale, educazione stradale, educazione motoria). L’obiettivo della scuola di oggi infatti non è quello che i bambini imparino delle nozioni a memoria o facciano i “bastoncelli”, ma che i bambini imparino a “leggere” la realtà, a farsi delle domande e sapersi dare le risposte, per poter imparare ad affrontare le complessità del mondo moderno.

Come sarà la scuola del governo Berlusconi dal 2009

I programmi della scuola dell’infanzia e della scuola primaria saranno essenzializzati (Traduzione: la scuola dell’infanzia tornerà ad essere un parcheggio per i bambini in età prescolare come era fino agli anni ‘70, e alla scuola primaria si tornerà a studiare solo italiano, matematica, storia e geografia).

Scuola dell’infanzia (Asili e Materne)

Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia a partire dal 2009 sono previste delle classi con orario solo al mattino, con una sola maestra, il numero massimo di alunni per classe viene portato a 30 e sarà possibile iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia a partire dai 2 anni di età.
Quindi una sola maestra potrebbe gestire 30 bambini, anche di 2 anni!!!!!

Scuola primaria: (Elementari)

Per la scuola primaria si torna al maestro unico che insegna tutte le materie e l’orario è ridotto a 24 ore settimanali.
Attualmente l’orario è solitamente di 30-40 ore settimanali a seconda che la scuola faccia il tempo pieno o i moduli.
Dal 2009 l’assegnazione dei docenti alle scuole da parte del provveditorato verrà fatta in base al numero degli alunni iscritti e non più in base alle richieste ed alle esigenze delle famiglie all’atto dell’iscrizione.
Il numero massimo di alunni per classe passa da 25 a 30,
Il precedente governo Berlusconi era già passato da 21 a 25 !!!!
Insegnamento dell’inglese: oggi l’insegnamento dell’inglese è affidato ad uno dei maestri della classe, (se uno dei maestri ha la specializzazione in inglese), oppure ad un insegnante specialista. Il decreto prevede di eliminare 11.200 specialisti di inglese incaricando il maestro unico anche dell’insegnamento dell’inglese tramite un corso di 150 ore!!!
Insegnanti di sostegno: il numero di insegnanti di sostegno viene “congelato” ed è pari a quello relativo all’anno scolastico 06/07 e anche se dovesse aumentare il numero di alunni diversamente abili il numero di insegnanti di sostegno potrà nel tempo solo diminuire.


Inoltre, 130.000 posti di lavoro in meno nelle scuole!!!


Roma, 31 ottobre 2008 SLC CGIL ROMA E LAZIO

CGIL, sempre dalla Tua parte.

sabato 8 novembre 2008

Attacco al Diritto di Sciopero

Il governo attacca un diritto costituzionale dei lavoratori confermando i tratti illiberali della sua azione e la sua volontà di aprire un conflitto permanente con tutti i lavoratori dipendenti.
La CGIL denuncia che con l’annuncio pubblico da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, della presentazione di un disegno di legge per la riforma del diritto di sciopero nei servizi pubblici e privati, il Governo palesa compiutamente i tratti illiberali che governano i suoi rapporti con il mondo del lavoro dipendente, spingendosi fino al rischio di mettere in discussione il diritto di sciopero ora garantito dalla Costituzione.
La Cgil dichiara la sua ferma contrarietà:
1. all’obbligo di referendum preventivo
2. all’obbligo per il lavoratore all’adesione preventiva individuale
3. all’allungamento dell’intervallo di tempo tra due scioperi
4. all’inasprimento delle modalità di revoca dello sciopero
5. alle sanzioni prefettizie
6. all’obbligo di forme di arbitrato collettivo che, per quel che si capisce, secondo il governo dovrebbero precedere ogni dichiarazione di sciopero e le procedure di raffreddamento e conciliazione già esistenti;
La Cgil denuncia il pericolo dell’introduzione di tratti autoritari anche nel governo del conflitto sociale che, invece, richiederebbe regole condivise ed esteso consenso.
Il complesso delle misure annunciate, conferma il chiaro intento del governo di introdurre ulteriori e immotivate restrizioni al diritto di sciopero e alla libertà sindacale in una situazione nella quale le regole attuali offrono già all’utenza una protezione che non ha eguali negli altri Paesi europei.
Nel merito la CGIL ribadisce la sua contrarietà: “Alla consultazione referendaria preventiva; all’allungamento dei tempi di intervallo, dato che già oggi, tra uno sciopero e l’altro, l’intervallo minimo è di 20 giorni; all’introduzione dello sciopero virtuale per legge; all’attribuzione ai Prefetti del potere di esecuzione delle sanzioni individuali deliberate dalla Commissione; all’attribuzione alla Commissione di poteri di conciliazione e arbitrato, cambiandone così la natura da organo di garanzia a ruolo di parte; alle proposte sulla revoca dello sciopero - conclude la nota - che già prevedono oggi un preavviso minimo di 5 giorni”.
Alitalia, Modello Contrattuale, RI-precarizzazione del mercato del Lavoro, Indebolimento dell’art.18, attacco al diritto di sciopero, tutto in soli cinque mesi di governo, tutto contro diritti giuridici ed economici dei lavoratori sotto la fascia dei 35.000 € di reddito, cresce sempre più in tutti noi la consapevolezza di essere al centro di un attacco premeditato e pianificato al mondo del lavoro dipendente che nulla ha a che vedere con la parola riformismo ma semmai assume sempre più i caratteri di puro revanscismo classista.

Roma 28 ottobre 2008
SLC CGIL ROMA E LAZIO
RSU SLC CGIL ROMA E LAZIO

Le bugie del ministro Gelmini

Ovvero, quando la realtà è molto diversa da quella che vorrebbe far credere il Ministro
AFFERMAZIONI COMPLETAMENTE FALSE

• La spesa è fuori controllo
Non è vero! In questi anni la spesa per la scuola è costantemente diminuita. Dati MPI dicono che negli anni '90 era il 3,9-4,0% del PIL, ora è del 2,8% del PIL
• Aumentano i docenti, diminuiscono i bambini
Non è vero! Dall'anno scolastico 2001/02 fino all'anno scolastico 2007/08 gli alunni sono costantemente cresciuti mentre i docenti sono calati del 4-5% (dati MPI)
• Il 97% della spesa per la scuola è destinata agli stipendi
Non è vero! La spesa per l'istruzione è composta da 42 mld dello stato, più 10 mld di regioni ed enti locali, in totale 52 mld. Per lo stipendio del personale si spendono 41 mld, che su 52 mld complessivi rappresentano il 78,8% del totale, una percentuale al disotto del 79%, che è la media europea.
• Vogliamo riqualificare la spesa per la scuola
Che cosa c'entra la riqualificazione con i tagli? Meno scuola, meno tempo, meno flessibilità, meno docenti, più moralismo bacchettone, meno educazione e più punizioni, non c'entrano nulla con la riqualificazione della scuola.

LA SUPERFICIALITA'

• I bambini hanno bisogno di un punto di riferimento, trascorrono troppo ore sui banchi
Hanno dunque sbagliato tutti, pedagogisti e insegnanti che hanno lavorato per decenni su una scuola elementare all'altezza dei tempi, più ricca e più vicina ai bisogni dei bambini e delle famiglie. Hanno sbagliato i bambini che amano la loro scuola, le famiglie che la difendono.

L'ARROGANZA

• Insegnanti che contestavano il ministro nel corso di un dibattito pubblico, sono stati costretti a rilasciare le proprie generalità
Uno Stato democratico prevede per i suoi cittadini la libertà di espressione, identificare chi esprime le proprie opinioni con strumenti democratici non solo rappresenta una pratica intimidatoria ma dà il segno concreto dell'incapacità al confronto.
• La scuola non è un ammortizzatore sociale, le persone che perdono il posto non sono un mio problema
No signor ministro, la perdita di 150.000 posti di lavoro, è un problema per ogni governo, lo dimostra la crisi Alitalia che, con la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro, sta suscitando grande allarme e preoccupazione. Il destino delle persone non può essere affrontato con questa disinvoltura.

I VERI PROPOSITI DEL MINISTRO

• "L'istruzione è pubblica sempre, anche quando è svolta dalle scuole paritarie. Abbiamo bisogno di liberare risorse per poter garantire la libertà di scelta alle famiglie."

E’ difficilmente contestabile che tutta l'operazione estiva (fra manovra economica e Decreto Legge di fine agosto) non sia altro che una gigantesca svendita del patrimonio pubblico, rappresentato dalla scuola statale, per finanziare le scuole private.

Roma 31 ottobre 2008
SLC CGIL ROMA E LAZIO

mercoledì 5 novembre 2008

Piazza Navona, gli antefatti su YouTube

Dopo le provocazioni su YouTube, i finti persongaggi sospetti poi autoidentificatisi come i soliti noti fascisti di Casa Pound, ecco che l'imparziale Youtube ricostruisce i fatti, o meglio, gli antefatti degli scontri di Piazza Navona del 29 ottobre. I fascisti del Blocco studentesco avevano già postato un video in cui, con i dovuti accorgimenti sembrava proprio che lo scontro fosse partito da entrambe le fazioni, quella di destra e quella di sinistra. Avevamo già avuto modo di vedere che i fascisti erano sì armati di spranghe, ma non le avrebbero usate se non ci fossero state le provocazioni di quelli dei collettivi si sinistra. Tutto come riferito dal Governo e come dichiarato da Italo Bocchino all'uscita della seduta in Parlamento. Ma Youtube ha infinite fonti e i video - montaggi o smontaggi, come in questo caso, vengono presto smascherati. Ecco, infatti, le immagini - andate in onda tra l'altro in un servizio "pubblico" del Tg2 del giorno della mattanza - che mostra non i soliti scontri, ma cosa è successo prima della famosa aggressione "bipartisan". E se logica vuole che l'antefatto sia anche la causa di un fatto, basta guardare il post di «collsenzatregua» per capire cosa abbia scatenato l'ira dei collettivi, e cioè la preventiva aggressione del camioncino degli studenti e degli insegnati da parte del Blocco studentesco alle 10.30 del mattino, al momento della notizia dell'approvazione del decreto Gelmini. Ben prima, dunque, dei lanci delle sedie. La tesi del postatore è perciò: «legittima difesa». Visto anche che le forze dell'ordine a quella prima aggressione non erano intervenuti.
Visto quest'ultimo post, a rivedere il video di Casa Pound, che si limita a riprendere solo le botte da orbi che quell'aggressione preventiva aveva scatenato, non viene il benché minimo dubbio. L'uomo sulla cinquantina che i fascisti accusano di aver dato il la alla rissa altri non sarebbe che un insegnante del camioncino blu dei manifestanti aggredito dal Blocco. Insomma, altro che gioia tentavano di riportare gli studenti di destra. O almeno il tentativo di riportarla con la forza - chissà perché - deve non essere stato apprezzato dalla metà "triste" della piazza,visto l'epilogo.

Alessia Grossi
Fonte: http://www.unita.it

Perchè diciamo no alla proposta di Confindustria.

La Confindustria, con la sua proposta sul modello contrattuale, vuole:

1 - Utilizzare un indicatore senza l'inflazione derivante dal costo dell'energia per l'aumento dei minimi del contratto nazionale.Ciò significa:
■ per l'anno 2008 un punto in meno per la copertura dei salari;
■ che le famiglie pagheranno l'inflazione derivante dal costo dell'energia più delle imprese perché su di loro peserà anche la riduzione degli aumenti retributivi, oltre che i maggiori costi nelle bollette e nel prezzo della benzina;
■ che i lavoratori pagano due volte, mentre le imprese possono aumentare i prezzi ed il governo si guarda bene dal controllare le tariffe;

2 - Abbassare il valore medio delle retribuzioni sul quale fino ad ora sono stati rinnovati i contratti. Ciò significa:
■ una riduzione del 15% per i meccanici, del 20% per i trasporti; del 30% per i pubblici dipendenti.

3 - Riconoscere il recupero della maggiore inflazione solo se.... "significativo". Ciò significa:
■ programmare la riduzione dei salari perché l'incremento che non verrà riconosciuto con il rinnovocontrattuale e che viene escluso dal recupero sarà perso per sempre.
La CGIL ha detto NO a queste proposte di Confindustria perché vuole:
■ difendere ed aumentarci salari;
■ valorizzare il lavoro e, quindi, contrattare;
■ la garanzia di diritti universali per tutti i lavoratori e le lavoratrici.
La CGIL, come rivendicato nella piattaforma unitaria definita con CISL e UIL, vuole un modello contrattuale unico. Per questo non vogliamo un accordo solo con Confindustria. Se ci saranno tanti modelli contrattuali:
■ diversi per numero di anni e sul modo di calcolare gli aumenti, saranno le imprese a decidere dove associarsi e quale modello utilizzare ricercando le loro convenienze;
■ non avremo più diritti contrattuali universali per i lavoratori e le lavoratrici pubblici e privati, dell'industria e dei servizi;
■ la logica degli aumenti unilaterali e della divisione dei lavoratori prenderanno piede mentre il governo avrà più forza per tornare al contratto dei dipendenti pubblici per legge.
La CGIL, come rivendicato nella piattaforma unitaria definita con CISL e UIL, vuole l'estensione della contrattazione di secondo livello.
La proposta di Confindustria invece prevede che:
- aumentino a dismisura i vincoli e le procedure riducendo così la contrattazione;
- scattino le sanzioni se si discute in aziende di materie contrattuali;
- categorie ed RSU, imbrigliate da un pesante sistema di regole, non siano soggetti della contrattazione salvo che non vogliano peggiorare il contratto nazionale perché le deroghe, in peggio, si possono fare!
Per la CGIL:
■ Un accordo sulle regole deve essere condiviso da tutte le parti, perché se le regole sono solo di alcune parti non sono regole.
■ Non si può decidere senza il pronunciamento ed il consenso dei lavoratori e delle lavoratrici perché il modello contrattuale definisce le regole per il SALARIO e per i DIRITTI di tutti.

CGIL, sempre dalla tua parte

martedì 28 ottobre 2008

Lettera aperta della RSU SLC-CGIL ai lavoratori del call center di Atesia Almaviva Contact

Cara lavoratrice e caro lavoratore,
ti scriviamo questa lettera aperta affinché tu possa sapere con chiarezza cosa sta succedendo, da qualche mese a questa parte, nel settore dei call center in out sourcing.
Come CGIL dobbiamo infatti denunciare che - mentre ci battiamo per chiedere più tutele e garanzie, per chiedere che tutte le aziende rispettino il CCNL e le leggi (a partire dalle circolari del Ministero del Lavoro n. 4 e n. 8 del 2008), cioè mentre ci battiamo perchè non via sia più una competizione fatta solo risparmiando su salario e diritti - altri sindacati con la complicità di Confindustria e di imprenditori senza scrupoli vanno minacciando il nostro posto di lavoro.
Come? Accettando di derogare in peggio al CCNL delle TLC, firmando accordi che permettono di sotto inquadrare i lavoratori (assumendo centinaia di giovani per attività sia in bound che out bound al 1° livello), accettando che diverse aziende non paghino le maggiorazioni in caso di lavoro supplementare o straordinario, ecc.
Come SLC-CGIL noi abbiamo sempre - con coerenza - portato avanti un'unica linea politica e sindacale, in azienda ma anche nel settore.
Perché siamo convinti che solo con regole uguali per tutti, con un costo del lavoro identico sia che si lavori al Nord come al Sud, in un grande gruppo o in un singolo call center si difende il posto di lavoro di tutti.
E’ infatti chiaro che se c’è qualche azienda che paga di meno i lavoratori, che li sfrutta andando oltre i limiti e le tutele poste dalla contrattazione collettiva, quell’azienda vincerà le commesse su cui noi oggi lavoriamo, mettendo a rischio i nostri posti di lavoro e ogni possibile ulteriore conquista di diritti e di salario aggiuntivo.
E’ per coerenza quindi che – a differenza di altri – non abbiamo firmato accordi in Abruzzo che stabilizzavano i contratti a progetto impegnati su attività in bound con tranche fino al 2010 (!!!); che non abbiamo firmato in Calabria e in Sicilia accordi che permettono di derogare alle tutele sull’orario di lavoro e di non pagare le maggiorazioni previste in caso di straordinario o supplementare. E’ per coerenza che non abbiamo accettato che Phonemedia assumesse centinaia di ragazze e ragazzi al 1° livello del CCNL (da più di trent’anni non si inquadrano più lavoratori al 1° livello, visto che per il CCNL questo livello corrisponde ad operai generici e donne di pulizia, non agli operatori di call center… leggetevi l’art. 23 del nostro CCNL e vedrete che un lavoratore part-time a 6 ore al 1° livello prende 550 euro lordi. Quindi guardate le nostre buste paga…).
Potremmo continuare così e raccontarvi che gli unici che continuano a fare esposti perché gli ispettori intervengano contro le imprese più scorrette, siamo solo noi. Che solo la CGIL tutti i giorni continua a denunciare i grandi committenti come Telecom, Enel, BT, Fastweb, Sky ecc. che assegnano le commesse con il sistema delle gare al massimo ribasso.
Del resto come CGIL non da oggi chiediamo:
1) il rispetto del CCNL per tutti i lavoratori, vera garanzia per spingere le aziende a scommettere sulla qualità e su nuovi servizi. Basta con chi vuole fare impresa risparmiando sulla nostra pelle, mettendo lavoratori contro lavoratori, giovani contro altri giovani, donne contro altre donne;
2) il rispetto delle leggi e delle circolari del Ministero del Lavoro per stabilizzare tutti i lavoratori che sono ancora precari;
3) la responsabilizzazione dei grandi committenti, che solo se troveranno tutte le aziende impegnate a garantire uguali costi del lavoro, saranno spinti a dare commesse basandosi sulla qualità, sulla professionalità degli operatori, ecc.;
4) l’ampliamento dei diritti in tutto il settore, a partire da una contrattazione aziendale da diffondere in tutte le imprese per premiare il lavoro, investire in formazione e in crescita professionale (cioè portando tutti gli operatori di call center, in prospettiva, verso il 4° e il 5° livello);
5) l’introduzione di clausole sociali nei cambi di appalto.

Queste sono state, del resto, le parole d’ordine con cui il 19 Settembre abbiamo scioperato e manifestato a Roma, contro le imprese scorrette, per i nostri diritti, per la ripresa delle ispezioni e per una maggiore attenzione alle nostre condizioni di vita e lavoro.
SLC-CGIL porta avanti queste battaglie nella nostra azienda e in tutto il paese, perché solo stando tutti uniti, solo costruendo solidarietà tra i lavoratori di tutte le imprese di call center, saremo più forti. Saremo più forti in vista del prossimo rinnovo del CCNL (che scadrà il 31/12/08) e saremo più forti nella nostra azienda.
Aiutaci a difendere i diritti di tutti. Stai con la CGIL, da 100 anni dalla tua parte.

Roma, 28/10/2008
RSU SLC CGIL di ATESIA – ALMAVIVA CONTACT

1978-2008, i trent'anni della legge 180

Trenta anni fa, nel maggio del 1978, veniva approvata la Legge 180, detta anche “Legge Basaglia”, dal nome del famoso psichiatra che la ispirò.
Gli Anni Sessanta del ‘900 sono stati gli anni dell’Antipsichiatria, il movimento scientifico e filosofico, che contestava alla radice l’idea che il disagio mentale fosse principalmente un disturbo organico. Secondo l’Antipsichiatria e Franco Basaglia il disagio mentale, invece, nasce – in individui predisposti e più vulnerabili – da situazioni di disadattamento ed emarginazione; la follia avrebbe dunque un’origine più sociale che individuale. Da questo punto di vista l’Antipsichiatria e la Legge 180 rientrano in pieno nel clima di un’epoca di critica generalizzata al sistema economico e sociale del tempo che tendeva ad annullare le proprie contraddizioni allontanandole e nascondendole in luoghi separati proprio come i manicomi.
La ragione per cui la Legge 180 è ancora famosa in tutto il mondo, nonostante sia stata duramente criticata, è la rivoluzionaria idea di chiudere i manicomi e di restituire dignità, diritti civili e costituzionali ai malati di mente che fino allora erano stati considerati soltanto soggetti pericolosi per sé e gli altri, incapaci di intendere e di volere. Secondo Franco Basaglia il manicomio non è un luogo di cura, bensì è anch’esso all’origine di quella follia che pretende di curare. Il “matto” non è tanto il portatore di un organo – il cervello – malato bensì un essere umano sofferente che soprattutto va ascoltato. Non si tratta più – come a lungo era stata la funzione della psichiatria - di “normalizzarlo” per renderlo docile e conformista membro della comunità; il malato è una persona, che mantiene i suoi pieni diritti civili. Con le parole dello stesso Basaglia: “un malato di mente entra in manicomio come persona per diventare una cosa, il malato, prima di tutto, è una persona, e come tale deve essere considerata e curata … Noi siamo qui per dimenticare di essere psichiatri e per ricordare di essere persone”.
Per maggiori informazioni sulla figura di Basaglia e sulla legge 180 visita la nostra pagina di approfondimento.

lunedì 27 ottobre 2008

Taranto, battaglia sui veleni dell'Ilva

Il ministero rimuove i tecnici anti-diossina
Sul loro tavolo c'era il futuro del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto. E la salute di centinaia di migliaia di cittadini. Avrebbero dovuto decidere, infatti, se concedere o meno alla fabbrica l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), una carta necessaria per la prosecuzione dell'attività. Invece, non decideranno nulla. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, li ha rimossi: al loro posto ha nominato tecnici di sua fiducia. "Una decapitazione del sapere tecnico-scientifico che dà forte ragione di inquietudine" attacca il presidente della Regione, Nichi Vendola.
Che a questo punto ha deciso di fare da solo: nelle prossime settimane il governatore presenterà infatti al consiglio regionale una legge che imporrà all'Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono in Puglia, la riduzione delle emissioni inquinanti. "Stabiliremo un cronoprogramma: più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere".
La decapitazione ministeriale dei tecnici è stata scoperta dai pugliesi il 15 ottobre. "Convocati a Roma ci siamo trovati davanti il nuovo presidente del nucleo di coordinamento scelto dal ministro Prestigiacomo - spiega l'assessore all'Ambiente, Michele Losappio - Stranamente, più volte e con grande enfasi, ha voluto sottolineare come le emissioni dell'Ilva siano tutte nei limiti dell'attuale normativa nazionale". "Per la prima volta poi - continua il direttore regionale dell'Arpa pugliese, il professor Giorgio Assennato - al tavolo c'erano anche i tecnici dell'azienda".
"Insomma l'aria sembra cambiata, almeno al ministero" dice invece Vendola, proprio lui che appena insediato aveva fatto proprio un piano industriale d'accordo con la famiglia Riva. L'Ilva effettivamente ha speso 300 milioni di euro per modernizzare gli impianti e ha dimostrato la possibilità di ridurre le emissioni. "Non ha mantenuto però molti degli impegni presi - continua il governatore pugliese - E soprattutto nel piano presentato al Ministero parla di riduzioni delle emissioni di diossina molto lontane rispetto alla nostra pretesa: indicano limiti tre volte superiori rispetto a quelli che noi chiediamo".
Ecco perché la Regione Puglia ha già annunciato che se le carte in tavola non cambieranno, esprimerà parere negativo al rilascio dell'Aia. Ma il parere non è vincolante. Da qui la decisione di intraprendere la strada della legge regionale. "Qui si vuol far credere - spiega ancora il presidente pugliese - che in realtà non c'è niente da fare. Che o c'è la fabbrica con tutti i suoi veleni, o c'è una salubrità mentale assediata dalla disoccupazione. Ci si mette davanti all'opprimente aut aut che o si muore di cancro o si muore di fame. Invece investendo nelle tecnologie quelle riduzioni possono arrivare. In caso contrario, meglio una vita da povero che una morte sicura".
L'Ilva negli ultimi quattro anni ha prodotto utili per 2,5 miliardi. "E approfittando del vantaggio competitivo che deriva dal non avere i rigori normativi di altre aree d'Europa farà sempre più utili" dice Vendola. "In qualsiasi parte d'Europa, Slovenia esclusa, l'Ilva fosse stata, avrebbe dovuto chiudere o abbassare le emissioni" spiega il professor Assennato. "Soltanto in Italia esiste una legge con dei limiti così alti".
Il governo pugliese, in più riprese, ha chiesto di cambiare quella norma sia al governo di centrosinistra sia a quello di centrodestra. "Mai abbiamo avuto risposte. E ora mi trovo con i dirigenti cambiati, con Emilio Riva, il padrone dell'Ilva, come socio della Cai e sempre lui come principale beneficiario della processione anti Kyoto del governo Berlusconi. Io ho il dovere di mettere tutti gli interlocutori di fronte alle proprie responsabilità".
Questo scontro istituzionale arriva dopo un altro, violentissimo, avvenuto quest'estate. Per motivare la richiesta di diminu-zione degli inquinanti, e in particolare del benzoapi-rene, l'Arpa pugliese aveva allegato una serie di analisi dell'Università di Bari. Soltanto da due anni, infatti, l'Agenzia regionale per l'ambiente sta monitorando l'Ilva. Il direttore regiona le del ministero, Bruno Agricola, ha sostenuto che "le campagne effettuate non pos sono essere ritenute valide". I criteri di rilevamento, nel 2005 e nel 2006, non avrebbero rispettato quanto previsto da una legge del 2007. In sostanza, avrebbero dovuto prevedere il futuro.
Giuliano Foschini
Fonte: http://www.repubblica.it

venerdì 24 ottobre 2008

Comunicato Rsu Slc Cgil Atesia/Fistel Cisl 24.10.2008

In data odierna si è svolto un incontro territoriale con la direzione aziendale, richiesto a seguito di un periodo di estrema confusione e incertezza che ha visto numerosi spostamenti di personale su diverse commesse, per la stragrande maggioranza a termine, nonché l’adozione da parte dell’azienda di un provvedimento di smaltimento ferie parziale. L’obiettivo era di avere risposte sulla situazione complessiva del centro produttivo di Roma e un chiarimento rispetto ad una pianificazione del lavoro nel medio periodo.
L’azienda ci ha posto una condizione di difficoltà legata al contesto complessivo economico, nonché ad un mercato sempre piu’ deregolamentato.
Il termine della commessa Tim out, una non possibile definizione dei volumi di traffico di Tim 119, l’incertezza sul territorio di Palermo legata alla commessa Alitalia (Alicos), nonche’ alcune difficoltà anche per la commessa Wind, definiscono un panorama nazionale delicato. A questo si aggiunge la non applicazione della circolare sulle stabilizzazioni e anche una criticità per tutto il settore IT.
Abbiamo continuato a chiedere quali siano gli strumenti e le strategie che l’azienda intende adottare per affrontare tale situazione e abbiamo chiesto dei provvedimenti concreti rispetto ad una gestione operativa sempre piu’ approssimativa e poco coerente.
La direzione afferma che ad oggi non ha la possibilità di un pianificazione del lavoro nel medio periodo, proprio in virtù della situazione contingente e che è nella necessità di affrontare le questioni di volta in volta.
Come rsu slc cgil/fistel cisl reputiamo incomprensibile pensare di gestire un azienda di 2500 persone senza una pianificazione poiché questo ricade sulle condizioni di vita dei lavoratori.
Pensiamo che qualunque provvedimento adottato che non sia supportato da un reale e concreto progetto a lungo termine sia necessariamente fallimentare e non risolutivo.
Ci auguriamo che le risposte che ci sono state fornite siano state parziali in previsione dell’incontro a livello nazionale che si terrà il 30 p.v. e nel quale chiederemo nuovamente risposte certe, convinti che una progettualità industriale esiste. Ma tale progettualità deve però necessariamente essere condivisa con le OO.SS. e i lavoratori tutti, cosa che attualmente non sta accadendo. In tale incontro ribadiremo che non siamo disposti a rinunciare agli avanzamenti fin qui faticosamente ottenuti con gli accordi siglati.
Rsu Slc Cgil/Fistel Cisl
Roma, 24 ottobre 2008

giovedì 23 ottobre 2008

Scuola. La Lega: "Per gli stranieri, test d’ingresso"

Un test d'accesso per gli studenti stranieri nelle scuole dell'obbligo e, in caso questo non venga superato, la frequenza in una "classe ponte", in cui si studierà l'italiano e si impartiranno lezioni di educazione. Un’educazione extrascolastica: alla legalità, alla cittadinanza, al sostegno della vita democratica, al rispetto delle tradizioni territoriali e regionali e per la "diversità morale e la cultura religiosa del Paese accogliente".
E’ quanto si chiede al governo con una mozione presentata alla Camera dal capogruppo della Lega Roberto Cota. Nella mozione appena presentata a Montecitorio si afferma che la scuola italiana dovrà essere in grado di supportare una "politica di discriminazione transitoria positiva" nei confronti dei minori immigrati "avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione". Una volta immessi di nuovo nel circuito scolastico normale - spiega il documento -, disponendo di una maggiore conoscenza dell'italiano e delle tradizioni locali, gli studenti stranieri correranno meno il rischio di venire esclusi.
Secondo la Lega, infatti, meno studenti stranieri ci sono nelle scuole italiane e meglio è anche ai fini di una loro accoglienza nella società. La densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole - si legge nel testo della mozione - sembra non favorire livelli elevati di esiti positivi. La presenza di "molte diverse cittadinanze nelle scuole" rappresenta, per gli esponenti del Carroccio, "un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l'intera classe".

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it

A questo proposito vedi anche l'intervista de Le Iene del 21 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

Io cavia nel call center: cronaca di una vita precaria

Cronista assunto per una settimana come operatore per 4 euro l'ora
MILANO - Sono l'operatore 172. Ho risposto a un annuncio su Internet spedendo via e-mail il mio curriculum, e dopo il colloquio sono qui, con le cuffie in testa e il microfono che mi sfiora le labbra, a proporre a decine di titolari di partite Iva di lasciare Telecom e passare a Infostrada. Ho lavorato una settimana alla Mastercom, azienda di telemarketing e teleselling nella zona industriale di Assago, hinterland di Milano, un cubo di vetri a specchio e cemento a pochi passi dalla tangenziale Ovest, costola di un gruppo in espansione con nuove sedi a Roma e Benevento.
Dopo la selezione, ho trascorso giorni in azienda senza aver firmato nessun contratto. Ho visto i 1200 euro lordi assicurati dai selezionatori, al colloquio e nei primi due giorni di formazione, diventare 800 al mese lordi (appena 640 netti), mentre le provvigioni promesse si sono ridotte in ventiquattr'ore della metà. Ho conosciuto universitari che non ce la fanno a pagarsi gli studi, ragazzine appena diplomate reduci da altri call center, segretarie trentenni licenziate e sostituite da giovani con contratto da apprendista, laureati con titoli improvvisamente inutili. Tutti senza altra chance che essere qui.
Mi pagano 4 euro netti l'ora. Contratto di collaborazione occasionale per trenta giorni, poi a progetto. Otto ore al giorno - 4 e mezzo il part time - di fronte a un monitor che passa in automatico i dati degli abbonati Telecom da contattare. Promettono un mensile di 1200 euro e provvigioni di 20 (contratto Voce) e 25 euro (contratto con Adsl) per ogni nuovo cliente rubato alla concorrenza.
"Qualcuno qui guadagna più di me - spiega Massimo, il selezionatore, al colloquio -. La media dei contratti di ogni operatore è di 3,9 al giorno". Nessuno però spiega il trucco contabile: il calcolo dell'azienda è su 30 giorni lavorativi perché alla Mastercom si lavora dal lunedì al venerdì. Così trenta giorni, il loro "mensile", corrispondono a sei settimane. Un mese e mezzo. E i 1200 euro promessi diventano nella realtà 800 euro al mese. Lordi. Appena 640 netti. Pagati a 60 giorni. Una cifra che nessuno pronuncia mai, un equivoco che gli altri 16 ragazzi che entrano con me in azienda capiranno molto tardi.
Alla Mastercom il turnover di operatori è continuo: ogni lunedì entrano tra i dieci e i venti nuovi lavoratori, altrettanti abbandonano. Con me ci sono quattro ragazzi e 12 ragazze. Dai 19 anni di Antonella e Giovanna, appena uscite dalle superiori, ai 38 di Carla e agli "oltre 40" di Alessandra, che s'imbarazza a rivelare l'età e a dire che sta provando a riprendere a lavorare dopo nove anni, dopo un divorzio. Ci sono anche 4 stranieri: Frida che viene dal Ghana e Salomon dal Camerun, Betsy dall'Ecuador e Lidia dal Venezuela. Tutti ventenni, seconda generazione di famiglie arrivate in Italia quando loro erano bambini. Sono i nuovi italiani: scuole a Milano, ottimo italiano, ambizioni di un futuro diverso da quello dei genitori.
Molti arrivano dai call center di Monza, Cesano Boscone, Milano città, "dove si lavora 24 ore su 24, dal lunedì alla domenica, come robot". O da centri commerciali, ristoranti, locali nel cuore della movida milanese dove "una notte di lavoro, dalle 19 all'alba viene pagata 50 euro in nero a fine serata".
I primi due giorni di formazione - non retribuiti, anche se è a tutti gli effetti attività lavorativa che dev'essere pagata dal datore di lavoro - sono una full immersion di marketing e psicologia della vendita. Con qualche trucchetto per produrre di più. Uno riguarda il modem per Internet. "Si può noleggiare o acquistare - spiega chi ci istruisce - . Al telefono col cliente, abbassate la voce come se state rivelando un segreto poi sussurrate: "Guardi, glielo dico senza farmi sentire sennò mi licenziano. Lo compri, costa solo 17 euro, le conviene piuttosto che pagare 3 euro ogni mese. In realtà lo state fregando. Presto si romperà, e l'azienda non ha nessuna voglia di fare manutenzione".
Le ore passano tra simulazioni di telefonate, studio delle obiezioni che riceveremo, illustrazione dei contratti da proporre. "Dovete essere lo specchio dell'altro. Capire i desideri dell'acquirente, agire sulla parte emotiva - ci dicono - . Fare come scrive Pirandello. Cambiare ogni volta maschera. Se ci pensate, noi vendiamo sempre qualcosa: le idee, la nostra immagine, le nostre scelte".
Fino al mercoledì, terzo giorno di lavoro, nessuno vede un contratto. Così nel cortile nascono complicati dibattiti sullo stipendio, con i telefonini che si trasformano in calcolatrici. L'atrio all'ingresso è l'unico spazio all'aperto. È qui che si fa pausa per caffè e sigarette. Qualcuno dell'azienda ci vede e ci rassicura, almeno sulle provvigioni: "20 euro per contratto voce, 25 Adsl". Poi si passa in sala training e da mezzogiorno iniziamo a fare le prime telefonate. "Ricordate Full metal jacket? - dice Alex, il nostro team leader - Il soldato diceva "Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita. Senza il mio fucile io sono niente". Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio".
Con il nostro fucile, siamo operativi davanti ai pc senza aver firmato nulla. Come se paga, provvigioni e condizioni contrattuali fossero una variabile indipendente dal nostro lavoro. Ma ecco, due minuti prima della pausa pranzo, quando non vogliamo far altro che scappare a mangiare, arrivano i moduli per la firma. "È il contratto standard dei collaboratori occasionali" spiegano a chi si dilunga a leggere. Molti capiscono solo ora che i 1200 euro di stipendio coprono sei settimane di lavoro e non un mese. E che non è detto che le nostre provvigioni saranno di 20 e 25 euro: la terza pagina da firmare è un elenco indistinto di gettoni da 5 a 25 euro.
Per tutto il pomeriggio di mercoledì, le nostre telefonate raggiungono il segmento di clienti Telecom ULL (Unbundling local loop), quelli che sono rimasti sempre fedeli all'ex monopolista e a cui si propone il distacco totale dalla vecchia Sip. Poi, all'improvviso, giovedì, il nostro team leader blocca tutto. "Siete un gruppo molto affiatato, l'azienda vuole scommettere su di voi. Da ora chiamerete un'altra categoria di clienti".
Soddisfatto dei complimenti, tutto il gruppo - tranne tre che restano sui vecchi contratti - inizia a chiamare i "silenti", i clienti che ai tempi delle prime liberalizzazioni sono passati a Infostrada pur dovendo pagare doppio canone, e che per questo sono rimasti a Telecom. "Si tratta di convincerli a tornare", ci dicono. Partiamo con le telefonate ai Wrl (clienti fuori copertura). Per scoprire, soltanto il giorno dopo, che per questi contratti le provvigioni non sono di 18 e 25 euro ma 8 e 12 euro. Meno della metà. Nessuno ce lo dice. "Per ora è cosi" rispondono quando chiediamo spiegazioni. Ma nessuno ribatte.
E nessuno reagisce alle proteste delle persone a casa, alle offese e alle minacce di denuncia. Ci hanno insegnato che dobbiamo essere più forti delle difficoltà. Mi metto in contatto con un clic con ogni partita Iva che appare sul monitor. Da Bolzano a Siracusa, chiamo tappezzieri e pizzerie, parrucchieri e macellai, studi di architetti e avvocati, profumerie e scuole guida, imprese edili e meccanici.
"Oggi è la 14esima volta che ci chiama qualcuno" rispondono all'Oasi del capello di Broni, provincia di Pavia. "Siete ossessivi" dicono da un negozio di giocattoli di Potenza. "Bombardate dalla mattina alla sera" si sfoga un medico calabrese. Perché quando qualcuno non accetta la proposta, l'ordine non è di escluderlo dal database, ma di rimetterlo in circolo per essere richiamato tra poche ore o tra una settimana, a secondo della violenza della sua protesta. Il contrario di quanto stabilisce il Garante della privacy che dal dicembre 2006 obbliga i call center a "rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati".
I miei colleghi che misurano ogni euro del loro lavoro, si accorgono così che non è tanto facile acquisire clienti. Anche se per giorni ci hanno ripetuto il numeretto magico di 3,9 contratti stipulati ogni giorno da ogni operatore. Tra mercoledì e venerdì facciamo tre contratti. Lunedì, ultimo giorno di lavoro, un paio. In fondo alla sala, sulla lavagna c'è il nome di ognuno di noi: in rosso c'è l'obiettivo che si è dato prima di partire, accanto uno smile per ogni contratto realizzato.
In queste sale non c'è il rito motivazionale che si vede in Tutta la vita davanti, il film di Paolo Virzì sul mondo dei call center, ma a ogni contratto concluso dai nuovi, c'è in sala training l'applauso dei colleghi. E così avviene nella sala grande se qualcuno raggiunge il numero di contratti per ottenere il bonus in busta paga. Un concetto ce l'hanno spiegato subito: serviamo solo se vendiamo. Perché la somma dei nostri contratti fa il risultato del team leader, i loro risultati sono il target della Mastercom col committente, Wind-Infostrada.
"Ma se l'azienda fissa gli obiettivi, mette a disposizione le sue strumentazioni e gestisce turni e assenze, si configura una posizione da lavoratore dipendente", spiega Davide Ferrario, del Nidil, il sindacato dei precari della Cgil. Dopo una settimana, il mio gruppo non esiste più. Eravamo in 17 il primo giorno, siamo rimasti in 5. L'ultimo contratto che vedo è di Luca, rimasto in sala training una settimana in più, mentre quelli arrivati con lui sono già nella sala grande. È stato 15 giorni in attesa di questo momento: contratto Adsl a una romena di 18 anni. A fine giornata, tira fuori il telefonino e immortala l'evento. Fa una foto alla lavagna col suo nome accanto al disegno di un visino sorridente.

di SANDRO DE RICCARDIS
Fonte: http://www.repubblica.it

giovedì 16 ottobre 2008

Comunicato Rsu Cgil Cisl Uil del 16/10/2008

Ancora false soluzioni

In data odierna, a seguito dell’incontro tenutosi tra l’Azienda e la RSU, è emerso uno stato di difficoltà dovuto al fatto che gli effetti della chiusura di una importante campagna quale TIM OUT (risalente a luglio!!!) che impegnava circa 300 operatori, non sono stati ancora riassorbiti dalle attività suppletive che sono subentrate.
A fronte di tale emergenza la direzione aziendale ha anticipato la possibilità di richiedere, ancora una volta, un piano ferie forzato, che riguarderà altri settori oltre a quelli già interessati (Tim Out, Tim 119, Tim Business) nella fattispecie Sky Out.
Constatiamo, purtroppo, che come sempre l’Azienda fa ricadere il rischio di impresa solo ed unicamente sui lavoratori.
L’assenza di un piano industriale, di una pianificazione del lavoro e della gestione del personale, portano l’Azienda ad adottare azioni apparentemente risolutive, che amplificano il disagio dei lavoratori e dimostrano una totale assenza di lungimiranza delle attività nel medio e lungo periodo.
Inoltre, tali soluzioni, vengono applicate dall’Azienda in maniera unilaterale senza un confronto, con le rsu, mirato all’individuazione di soluzioni alternative, condivise, e di minore impatto.
Pretendiamo una maggiore chiarezza e condivisione dei percorsi. Non avalleremo ulteriori provvedimenti di tale “carattere”. Ci adopereremo con forza, affinché tale confronto venga comunque attivato in tempi brevi.

Roma 16/10/2008
RSU Atesia/ Almaviva C
Slc Cgil/Fistel Cisl/Uilcom uil

martedì 7 ottobre 2008

Comunicato Cgil Cisl Uil del 7.10.08 su Alicos

ALICOS: PRIORITARIO SALVARE L’OCCUPAZIONE

Nella giornata del 6 ottobre a Roma si sono incontrate le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e le Segreterie Nazionali di CGIL, CISL e UIL, con i massimi vertici dell’azienda Alicos e del gruppo Almaviva.
Durante l’incontro è emerso che:
- l’azienda Alicos ha una capacità economica ridotta e potrà garantire al massimo fino a metà novembre gli stipendi;
- è necessario che entro poche settimane si giunga ad avere rassicurazioni in relazione ai crediti vantati verso Alitalia, nonché un nuovo accordo commerciale con Cai;
- va in ogni caso garantita nella fase di passaggio la continuità del servizio e il pagamento a vista dei servizi svolti per Alitalia.
La situazione economica di Alicos – ci ha comunicato la proprietà e il management – vede infatti un’esposizione debitoria di 3,5 milioni di euro verso le banche, oltre che verso Almaviva che sta in queste settimane anticipando risorse.
Qualora i 7 milioni di euro dovessero essere svalutati dal commissario straordinario, l’azienda finirebbe in automatico in procedura concorsuale ai sensi dell’art. 2247 del Codice Civile, non potendo pianificare una strategia di rientro dai debiti verso le banche e i fornitori.
Al contempo, vista la strategicità dei servizi offerti (mediamente 2 milioni di chiamate all’anno, 500 mila biglietti venduti, ecc.) e l’alta qualità degli operatori da tutti riconosciuta, Alitalia ha deciso di continuare a pagare a vista i servizi, anche se per un tempo limitato e su cui non si ha la minima visibilità (generando ciò, ulteriori incertezze).
Si tratta di capire, oltre alla questione del recupero dei crediti, se quindi la CAI sia intenzionata o meno a stipulare un nuovo accordo commerciale con Alicos al fine di garantire anche per i prossimi anni il servizio (e quindi la commessa).
A fronte di questa situazione, come Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, insieme alle Segreterie Nazionali di CGIL, CISL e UIL, abbiamo sottolineato prima di tutto che il mantenimento dei livelli occupazionali, per un grande gruppo come Alamaviva, non può essere vincolato esclusivamente ad una difficoltà economica di 7 milioni di euro, a fronte di un fatturato complessivo di centinaia di milioni. Chiare devono essere infatti le responsabilità di tutti, a partire dall’azienda.
Quindi come Sindacato abbiamo deciso di:

1) richiedere un incontro immediato con il commissario straordinario di Alitalia, Dott. Fantozzi, al fine – nel quadro complessivo delle scelte sui crediti – di avere visibilità e certezze sul debito che la compagnia ha verso Alicos, nonché avere garanzie certe sul prosieguo, in questa fase di passaggio, delle attività svolte dall’azienda palermitana;

2) richiedere un incontro con i rappresentanti di CAI (anche in sede congiunta con Alitalia). La Cai in queste ore sta, infatti, definendo i dettagli del nuovo piano industriale, ed è nostro interesse sapere se, a fronte di un servizio necessario quale quello del call center e della biglietteria, la nuova compagnia aerea intenda mantenere un rapporto commerciale con Alicos, garantendo anche nel futuro l’occupazione. Garantire infatti la commessa per il futuro è la condizione essenziale per ogni possibile difesa dell’occupazione.
Per intanto, proprio perché consapevoli che la maggior forza negoziale di Alicos verso Alitalia e Cai è data dalla capacità di mantenere buoni livelli di servizio e continuità nell’erogazione, invitiamo le strutture territoriali di categoria e confederali, le RSU ed i lavoratori al massimo di mobilitazione fuori dai turni di lavoro, organizzando presidi sotto la Regione e sollecitando le istituzioni locali, i parlamentari nazionali e membri di governo siciliani a fare sentire la propria voce nei confronti di Alitalia, Cai e Governo Nazionale.
Nelle prossime ore sarà inoltre comunicata una data ravvicinata per una riunione delle RSU di Alicos, da tenersi a Palermo con le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.
Roma, 3 Ottobre 2008
Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL
Le Segreterie Nazionali di CGIL, CISL, UIL

Comunicato Cgil Cisl Uil del 3.10.08 su Alicos

ALICOS: FUTURO DEI 1600 LAVORATORI DI PALERMO E’ TEMA DI RILEVANZA NAZIONALE. IN TROPPI SOTTOVALUTANO DRAMMA SOCIALE IN CORSO.

Garantire il futuro dei 1600 dipendenti di Alicos, call center di Palermo che lavora per Alitalia, è una questione di rilievo nazionale. Oggi sono a rischio tutti e 1600 i posti di lavoro. Si tratta di giovani ragazze e ragazzi con un contratto a tempo indeterminato, molti neo genitori che a Palermo difficilmente potranno trovare un nuovo lavoro.
Siamo cioè alle prese con un dramma sociale di proporzioni enormi e che in troppi stanno sottovalutando.
Come Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, insieme alle Segreterie Nazionali di CGIL, CISL e UIL siamo già impegnati a fare il massimo, per ottenere da tutte le parti in causa le necessarie garanzie. Garanzie tanto sui crediti passati che sulla continuità dei rapporti commerciali con la nuova compagnia aerea.
Già lunedì, al riguardo, è in programma un incontro con la proprietà di Alicos e del gruppo Almaviva al fine di fare un punto sui diversi problemi aperti. Quindi, subito dopo l’incontro, sarà convocata una riunione con le RSU, non escludendo che dopo il confronto di lunedì possano essere chiesti specifici tavoli con i diversi soggetti in campo sulla vicenda Alitalia.
Per intanto invitiamo le RSU ed i lavoratori di Alicos a mettere in campo tutte le possibili azioni di sensibilizzazione verso la Regione e l’opinione pubblica, con manifestazioni e presidi a fine turno presso le principali istituzioni locali.

Roma, 3 Ottobre 2008
Le Segreterie Nazionali
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL