mercoledì 27 maggio 2009

Accordo separato su controllo a distanza in Teleperformance

Segretari territoriali SLC-CGIL
Responsabili TLC SLC-CGIL
e, p.c. RSU/RSA SLC-CGIL di
Vodafone, Almaviva, Comdata, E-Care

OGGETTO: accordo separato su controllo a distanza in Teleperformance (commessa Vodafone)

Care compagne e cari compagni,
al fine di far circolare al massimo le informazioni tra di noi e vigilare perché simili forzature non ci trovino impreparati in altre aziende, vi inviamo il comunicato e il testo dell’accordo siglato a Taranto, in Teleperformance, sul controllo a distanza. Accordo siglato da Fistel, Uilcom e RDB/CUB, ma non da SLC-CGIL per le ragioni esposte nel comunicato.

Sul testo dell’intesa i compagni di Taranto e del nazionale hanno lavorato fino all’ultimo (anche con qualche buon risultato) fino però alla forzatura compiuta dall’azienda che intende registrare il 100% delle chiamate, senza dare garanzie alcune sull’utilizzo delle registrazioni non ascoltate.

Poiché l’azienda Teleperformance ha più volte ribadito essere stata un’imposizione del committente (cioè Vodafone, anche se a noi risultano fatti diversi) è opportuno da subito “alzare le antenne” e comunicare alla Segreteria Nazionale eventuali proposte delle vostre aziende.
Fraterni saluti.

Roma, 27 Maggio 2009
La Segreteria Nazionale



sabato 23 maggio 2009

Comunicato Segreteria nazionale Slc Cgil sull'accordo Teleperformance (22.05.09)

COMUNICATO SINDACALE


Teleperformance: azienda impone controlli senza reali tutele. Troppe ambiguità e punti non chiari nell’accordo. Perché?

Appello ai lavoratori: contro le pressioni aziendali, per una migliore qualità del lavoro, sciopero nazionale !


Cara lavoratrice e caro lavoratore di Teleperformance,
ieri sera, dopo che mercoledì sera era stato rotto il tavolo di trattativa nazionale, l’azienda ha firmato a Taranto un accordo sul controllo a distanza. Lo ha firmato con una parte delle RSU e con la segreteria di un sindacato autonomo.
A questo punto riteniamo sia opportuno fare un po’ di chiarezza!
Il tavolo nazionale è fallito perché l’azienda ha avuto una posizione arrogante e incomprensibile, ovvero: o firmate quello che dico io (dando le responsabilità a Vodafone) o licenzio le persone a Taranto.
Una bugia clamorosa che siamo in grado di smentire: abbiamo sentito Vodafone in queste ore che ci ha fatto presente che fu l’azienda Teleperformance ad offrire un “servizio che nessun altro call center oggi ha: la possibilità di ascoltare il 100% delle telefonate”. Non è stata Vodafone a chiederlo, perché Vodafone ovviamente si sarebbe accontentata di quello che già offrono tutti gli altri call center come ALMAVIVA, COMDATA, E-CARE, (dove sono stati firmati altri accordi sul controllo a distanza, con ben altre tutele: vedete su internet!).
L’azienda Teleperformance ha cioè deciso di fare dumping ad altre aziende offrendo non migliore qualità, non maggiore formazione, ma offrendo più controlli sui suoi dipendenti, più stress e meno libertà ai lavoratori.
Con queste premesse era difficile affrontare un tema così delicato.
Eppure abbiamo cercato di verificare la possibilità di realizzare anche per Teleperformance un accordo che sapesse coniugare i diritti dei lavoratori con le esigenze di qualità del servizio. A noi questo esercizio non è riuscito, a Taranto si, vediamo come:

- Registrazioni: noi abbiamo cercato sino all’ultimo di porre un limite certo alle chiamate registrate, ovvero chiedevamo che si potessero registrare un massimo del 4% delle chiamate mensili con un aumento eccezionale di un ulteriore 2% in momenti particolari. Nell’accordo firmato (punto 4) invece cosa si dice? Non si parla più apertamente di registrazioni, si allude a fantomatiche “rilevazioni”(ovvero??) e si dice che di queste “rilevazioni” l’Azienda potrà ascoltarne fino ad un massimo del 6% (ma quante saranno allora queste “rilevazioni”? Perché l’accordo firmato dice quante ne ascoltano ma non quante ne fanno? Il motivo è semplice: potranno essere “rilevate”\registrate tutte le chiamate! E le altre “rilevazioni” che fine fanno e come saranno usate?). Nell’accordo firmato non si fa minimamente accenno a chi maneggerà un tale patrimonio di informazioni, lasciando una discrezionalità pericolosissima all’Azienda (noi abbiamo cercato fino alla fine di imporre che le registrazioni, pur rese irriconoscibili, potessero essere consultate da un numero limitato e ben identificabile di figure aziendali, con l’accordo firmato ieri chiunque potrà maneggiare il frutto del tuo lavoro! Anche perché si può anche non associare la registrazione al lavoratore: basterà associare la postazione al giorno e all’ora!!!).
- Obbligo di avviso dell’operatore: noi volevamo che venisse specificato come e quando sarebbe stato avvisato l’operatore in caso di registrazione o di ascolto, nell’accordo firmato si scrive “l’operatore sarà preventivamente avvertito”. Come? Quando?
- Strong Authentication: ovvero ti prendono le impronte digitali per accedere ai sistemi. La SLC-CGIL ha, da sola, scritto un esposto al Garante della Privacy per verificarne la correttezza, perché le nuove disposizione in materia di sicurezza negli accessi ai dati sensibili chiedono ai Gestori sistemi sicuri, non obbligano alla rilevazione delle impronte (che è e rimane un’opzione e non un obbligo! Magari potrebbero esserci sistemi ugualmente sicuri ma meno “invasivi”). Pur firmando l’accordo in Vodafone sul tema ci poniamo infatti una domanda (e l’abbiamo posta anche al Garante della Privacy): poiché le impronte digitali sono un dato sensibile e tutelato dalla legge, se un lavoratore come suo diritto, rifiuta di dare l’impronta (chiedendo magari di usare una chiavetta o altri sistemi) che succede?
- Attività di Quality assurance: noi volevamo che le rilevazioni da remoto non superassero le 4 mensili, nell’accordo firmato non si fa riferimento ad alcun numero ( a proposito…ricordi il comunicato di SIGLA di pochi giorni fa dove ci si accusa di volerti sottoporre a tre ascolti al giorno? Proposta che tra l’altro era dell’azienda e non nostra. Perché non chiedi ai colleghi di SIGLA che limite hanno introdotto agli ascolti con l’Accordo firmato? Per noi, da quello che leggiamo, di ascolti l’azienda potrebbe farne anche “trecento” al giorno…). Per non parlare della facoltà concessa ai supervisori di poter fare ascolti da remoto direttamente dalla postazione di lavoro…

A noi sembra chiaro che qualcuno vuole trasformare la sede di Taranto (e presto quella di Roma, visto il precedente che si è venuto a creare) in una specie di “Grande Fratello” di Orwell, alla faccia dello stress, del benessere psico-fisico dei lavoratori. Se a questo aggiungiamo una turnistica massacrante e la scarsa attenzione alla salubrità e dignità dei luoghi di lavoro il quadro che ne esce è quello di un’Azienda che, forte del ricatto occupazionale, vuole far regredire i propri lavori alla condizione di automi senza diritti!
Contro tutto questo, per la dignità e i diritti delle lavoratrici ed i lavoratori di Teleperformance, SLC-CGIL ha aperto le procedure per dichiarare nei prossimi giorni una giornata di sciopero nazionale e, già dalle prossime ore, attiverà in tutte le sedi di Teleperformance assemblee con i lavoratori per discutere insieme il percorso complessivo delle azioni di lotta.
Perché la dignità e i diritti dei lavoratori si difendono sempre e non possono essere merce di scambio. L’azienda, al di là di mille parole, con il ricatto vuole toglierci la nostra dignità.
Per correttezza e trasparenza alleghiamo al comunicato anche il testo della bozza presentataci dall’Azienda su cui si stava lavorando tutti insieme, perché come SLC-CGIL fino all’ultimo al tavolo della trattativa abbiamo cercato di giungere ad una mediazione che tutelasse i lavoratori, con certezze scritte nero su bianco.
L’azienda ha voluto compiere una forzatura, vendendosi un consenso dei lavoratori (l’accordo con Vodafone è di 2 mesi fa, il rilascio tecnico è avvenuto il 17 maggio) ancora prima di incontrare i sindacati e di discutere con i lavoratori stessi. Dimostrando che idea ha dei lavoratori e del loro diritto di dire la loro sulla propria vita.
L’azienda se ne assume oggi ogni responsabilità.
Mobilitiamoci tutti insieme contro un’azienda che non ci rispetta !


Roma, 22 Maggio 2009
La Segreteria Nazionale di SLC-CGIL


Leggi il testo dell'accordo separato firmato a Taranto


venerdì 22 maggio 2009

L’intervento del leader Cgil al congresso della Cisl. Epifani: “Basta bugie sulla crisi”

"Oltre al saluto, porto il senso di stima, affetto, amicizia e rispetto che tra di noi non deve venire mai meno". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, apre il suo intervento al XVI congresso della Cisl. Un intervento dal quale sono emerse due ipotesi di lavoro comune, tra le confederazioni: sul fisco e sulla democrazia sindacale. "Non dobbiamo avere differenze tra noi – dice Epifani -, siamo immersi in una crisi particolare, diversa dalle precedenti, della quale le cose che non sappiamo sono più delle certezze".

Epifani parla poi del testo condiviso sui temi fiscali. "C'è la disponibilità della Cgil, si può integrare e ci stiamo già lavorando - spiega -, chiedo solo che se conveniamo su una piattaforma unitaria, poi la sosteniamo dall'inizio alla fine con coerenza". Il riferimento all’accordo separato per la riforma contrattuale è evidente. Anche in quel caso le confederazioni avevano una piattaforma unitaria, che però non arrivò alla fine della trattativa. "Quando partendo da una piattaforma unitaria non si arriva ad un accordo unitario, la responsabilità riguarda tutti, nessuno escluso, e lo dico con rispetto", dice al riguardo dell’accordo separato. "Non ce l'abbiamo fatta - spiega Epifani - perchè nel modello non c'è un reale processo di innovazione". Non migliora il secondo livello e, nonostante la posizione di Confindustria, anche le caratteristiche del contratto nazionale "non vanno bene". La depurazione dei beni energetici dal calcolo dell'indice inflattivo, infatti, condurrà "a far pagare l'inflazione importata due volte solo ai lavoratori, una volta all'industria e nulla al governo". Insomma, l'intesa "non difende il salario reale" e permette una serie di deroghe che rischiano di "aprire una competizione a ribasso".

Per quanto riguarda le regole della rappresentanza e del voto, Epifani è esplicito: "Vorrei chiedere a Raffaele se quella disponibilità più volte data, relativa ad un lavoro comune per mettere delle regole sulla rappresentanza e democrazia sindacale, sia sempre valida". "Io mi dichiaro disponibile - aggiunge - già da domani a lavorare rapidamente con Cisl e Uil su tale definizione".

"Se non vogliamo raccontarci balle su questa crisi, sono stati messi al massimo 2-3 miliardi di euro". Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al congresso della Cisl. "La crisi non è finita - avverte - e i prossimi mesi, soprattutto per l'occupazione, saranno molto più pesanti". Chiede quindi al governo di aprire subito un tavolo di confronto per affrontare la situazione. Sull'argomento della crisi, prosegue Epifani, "nei giornali i destini e le vite delle persone finiscono in un trafiletto". Secondo il leader Cgil, al contrario, i sindacati devono rovesciare la situazione ed "essere in grado di ridare volto, dignità e rappresentatività a chi paga il prezzo più alto".

La Cgil "non vuole sfuggire al tema della riforma delle pensioni" e ritiene che occorra "completare il lavoro iniziato con il governo Prodi". Il tema tornerà attuale dopo la crisi, dice Epifani, ma "bisogna affrontarlo con ordine", considerando che i conti Inps sono buoni e che le difficoltà attuali aumenteranno il numero dei lavoratori in uscita anticipata dall'impiego. Corso Italia è disponibile a ragionare sul ripristino dell'età pensionabile flessibile per gli assegni di anzianità ma, soprattutto, va completata la normativa sui lavori usuranti. "I lavoratori ci chiedono di sapere a che punto siamo – dice Epifani alla platea Cisl -, non è la stessa cosa andare in pensione a una certa età se hai lavorato tutta la vita in catena di montaggio". Per i più giovani, invece, c'è il problema dei coefficienti di trasformazione: "Il sistema contributivo a regime produrrà pensioni troppo basse".

Un passaggio è poi dedicato ai migranti. "Dobbiamo tenere fermo il valore che ci accomuna, dire no al reato di clandestinità e alle ronde - spiega -, è una battaglia culturale sull'umanesimo della persona".

Buona l'accoglienza della platea Cisl per Epifani, che è stato applaudito in 14 punti del suo discorso.

Fonte: http://www.rassegna.it



lunedì 18 maggio 2009

Comunicato stampa SLC-CGIL su Agcom (15.05.09)

“AGCOM GARANTISCA NUOVE ASSUNZIONI O RISCHIA DI DANNEGGIARE SALUTE MIGLIAIA DI GIOVANI”


“Agcom ha l’impegno da parte delle aziende di contact center a fare nei prossimi mesi migliaia di nuove assunzioni? Perché se non è così, l’abbattimento dei tempi di attesa e di risposta da parte degli operatori di call center vuole dire solo farsi pubblicità sulla pelle di migliaia di lavoratori che già oggi subiscono carichi di lavoro al limite della sopportazione fisica e psichica. E non lo dice la CGIL, ma tutti i principali studi fatti dalle ASL e dall’Inail. Se non fosse tecnicamente impossibile, saremmo tentati di denunciare l’AGCOM e il suo Presidente per danno alla salute dei lavoratori”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di SLC-CGIL il principale sindacato del settore, commentando il recente provvedimento dell’Agcom sulla qualità dei servizi di call center.

“Già nelle settimane passate – continua la CGIL – denunciammo l’atteggiamento di AGCOM che, ormai, intervene prepotentemente (e senza neanche l’umiltà di ascoltare sindacati e aziende) su materie come l’organizzazione del lavoro e i livelli occupazionali nelle imprese di TLC”.

“L’Agcom lo sa che per abbattere i tempi di attesa di 2 secondi dopo aver selezionato il servizio, servono mediamente almeno il 5% in più di operatori, fatte 100 le postazioni disponibili, dato l’attuale livello dei tempi medi di conversazione sui principali servizi di assistenza al cliente? L’Agcom sa che il “tasso di risoluzione dei reclami” è indice complesso che necessita, vista la continua evoluzione dei sistemi, di una formazione costante degli operatori? Se AGCOM ha un’intesa per far assumere migliaia di nuovi operatori o per piani formativi straordinari, coniugando così qualità verso il cliente con un livello decente di occupazione, siamo i primi ad essere contenti. Ma se non è così si adoperi subito a concordare nuovi piani di assunzioni con le aziende, perché altrimenti sarà sulla pelle di migliaia di giovani ragazzi e ragazze, spesso precari e con bassi stipendi, che si farà pubblicità! E anche di questo i consumatori dovrebbero essere informati.”





martedì 5 maggio 2009

Comunicato stampa Slc Cgil (5.5.09)

“Aziende avviano delocalizzazioni. A rischio migliaia di posti di lavoro. Chiediamo a imprese e Governo una moratoria contro le delocalizzazioni”

“In queste settimane grandi aziende di TLC e Media stanno accelerando un processo di delocalizzazione di attività in paesi con minori salari e diritti, mettendo a rischio migliaia posti di lavoro”. Così denuncia in una nota, la Segreteria Nazionale di SLC-CGIL, il principale sindacato del settore.
“In particolare Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G e Sky stanno in questi mesi riducendo le attività nel nostro paese, affidando servizi di customer care e di back office ad aziende in Romania, Albania e Tunisia, con gravi rischi occupazionali e con una qualità offerta ai consumatori enormemente inferiore. Il fatto già in sé grave, diviene oggi drammatico in un momento di difficoltà del Paese e con decine di imprese di call center in Italia che hanno scommesso su una competizione basata sulla qualità e non sulla gara a chi paga di meno i lavoratori o con meno tutele. Imprese che oggi subiscono una doppia beffa, vedendo il lavoro dato in paesi dove i salari sono minimi ed i diritti quasi zero”.
“Altro che internalizzare il lavoro, come il Sindacato rivendica da anni per mettere in sicurezza Telecom e le altre grandi aziende di TLC. Siamo al doppio danno per i lavoratori dei call center di Telecom, Vodafone, Wind, H3G, SKY, ecc. : non solo le attività finora svolte vengono esternalizzate, ma a beneficiarne non sono neanche i figli o i fratelli che operano in altre aziende italiane. Siamo alle prese con una vera e propria strategia socialmente suicida, che priverà l’Italia di migliaia di posti di lavoro, in uno dei pochi settori che non risente della crisi”.
“Siamo ormai all’impresa irresponsabile, che non solo paga stipendi a 6 zeri ai propri manager anche quando i risultati non ci sono, ma che non si preoccupa minimamente dei danni sociali che reca al proprio Paese, in un momento in cui invece dovremmo tutti essere più solidali e più attenti a non far pagare la crisi ai soggetti più deboli”.
“Invitiamo per tanto le aziende in questione a dimostrare senso di responsabilità nel concreto, non spendendo solo qualche parola nei convegni o nelle trasmissioni televisive, ma scommettendo su uno sviluppo basato sulla qualità, sulla valorizzazione del lavoro e delle professionalità dei tanti lavoratori che, come unica colpa, hanno quella di pretendere un salario decente e un minimo di diritti”.
“Come SLC-CGIL proporremo nei prossimi giorni a Cisl e Uil di richiedere un tavolo specifico presso il Ministero del Lavoro e il Ministero delle attività produttive, dove consegneremo tutta la documentazione in nostro possesso. Come SLC-CGIL chiediamo alle imprese e al Governo di condividere una “moratoria” in materia di licenziamenti e di delocalizzazioni di attività oggi lavorate in Italia”.



venerdì 1 maggio 2009

La concezione di Bonanni della rappresentatività sindacale

«Che i lavoratori si debbano pronunciare, a valle, sulle decisioni prese dai gruppi dirigenti [sindacali] eletti è un'idea obsoleta. È come se un sindaco o un presidente di Regione dovesse sempre chiedere ai suoi cittadini la loro opinione attraverso i referendum."
Intervista di Bonanni a Il Giornale (domenica 05 aprile 2009)



giovedì 30 aprile 2009

Una targa per ricordare Pio La Torre

Giovedì 30 aprile, a Montecitorio, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dei familiari e dei parlamentari, scoprirà una targa che ricorda Pio La Torre, in occasione del 27° anniversario del suo omicidio, che recita:
Nell’anniversario della morte del deputato Pio La Torre, assassinato dalla mafia il 30 aprile 1982 durante il mandato parlamentare, la Camera dei Deputati ne ricorda il coraggioso impegno civile e politico in difesa della democrazia e della legalità. Il valore della sua testimonianza e del suo sacrificio rimane vivo nella memoria di tutti gli italiani e sostiene l’azione del Parlamento contro ogni forma di criminalità organizzata.

Franco La Torre ha commentato: "Ritengo che sia il modo più appropriato di ricordare l’impegno di mio padre nella sede istituzionale che, pochi mesi dopo la sua morte, approvò la prima normativa antimafia – intitolata al suo nome e a quello di Virginio Rognoni, all’epoca Ministro degli Interni – che ha ispirato e sostenuto l’azione delle istituzioni nella lotta contro la criminalità organizzata sino ad oggi."
In un paese che, talvolta, sembra perdere la memoria, questo è un chiaro invito a non dimenticare.

Fonte: http://www.articolo21.info

Approfondimenti:
Biografia di Pio La Torre

"Salviamo la memoria fotografica di Pio La Torre" a cura del Centro di studi e iniziative culturali Pio La Torre

Raccolta di articoli su Pio La Torre

Un libro su Pio La Torre



mercoledì 29 aprile 2009

Penalisti contro la 'salva manager': "E' da cancellare non da riscrivere"

Secondo i docenti che hanno sottoscritto il documento non basta l'impegno del ministro Sacconi: Si applicherebbe anche per il passato, ossia ai processi in corso, come Thyssen ed Eternit"

ROMA - "Qui non si tratta di riscrivere una norma, bisogna cancellarla". Contro la norma "salva manager" contenuta nel decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza del lavoro del governo, non usa mezzi termini il professor Giorgio Marinucci, ordinario di diritto penale all'Università statale di Milano. In particolare, bersaglio degli attacchi più duri è l'articolo 10 bis, che già si è attirato una valanga di critiche, a cominciare dal presidente Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, insieme al presidente della Camera, Gianfranco Fini, non aveva risparmiato strali proprio contro quella norma, duramente osteggiata anche dalla Fiom, perché sospettata di portare all'assoluzione dei dirigenti della ThyssenKrupp.

IL TESTO DELL'APPELLO DEI PENALISTI

Il professor Marinucci con una settantina di colleghi "professori di diritto penale e di altre discipline giuridiche", ha sottoscritto un appello a Napolitano per puntare il dito contro una norma che "esonera da responsabilità i soggetti (datore di lavoro e dirigenti) che rivestono posizioni apicali nell'impresa: non sarebbero più obbligati - dicono i firmatari del documento - ad impedire eventi lesivi o mortali nei luoghi di lavoro quando a concausare gli eventi siano condotte colpose di altri soggetti".

"Spogliando i soggetti che rivestono posizioni al vertice dell'impresa del loro indiscusso ruolo di garanti della vita e dell'incolumità fisica dei lavoratori", affermano i giuristi, "si apporta una profonda deroga alla disciplina generale della responsabilità omissiva, disciplinata dall'art. 40 comma 2 del codice penale, stabilendo che nei reati commessi mediante violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni ed all'igiene sul lavoro i vertici dell'impresa non sono più responsabili, quando l'evento morte o lesioni personali "sia imputabile" al fatto colposo del preposto, dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori, degli installatori, del medico competente o del lavoratore".

Il timore è che venga meno il dovere di controllo da parte dei vertici delle aziende. Dunque, per i giuristi, quell'articolo non può essere riscritto, perché "finisce per creare una eccezione ad un principio del codice penale", sottolinea Marinucci, che porta come esempio la figura del direttore di giornale "che deve fare in modo di impedire reati a mezzo stampa", o il bagnino in piscina "che è garante della vita delle persone nella struttura". E nessuna legge può stabilire una deroga al principio del controllo.

I professori che hanno sottoscritto l'appello, ravvedono poi anche altri profili di illegittimità costituzionale. "In primo luogo per contrasto con l'articolo 76 della Costituzione, dal momento che la legge delega non faceva alcun riferimento ad una tale forma di limitazione di responsabilità per datori di lavoro e dirigenti, con conseguente eccesso di delega da parte del governo", poi verrebbero anche violati gli obblighi comunitari, limitando "l'esclusione della responsabilità del datore di lavoro alle sole ipotesi di intervento di fattori eccezionali ed imprevedibili". Infine per aver "irragionevolmente dato la prevalenza agli interessi del datore di lavoro rispetto a quelli dei lavoratori in un quadro costituzionale nel quale l'iniziativa economica è libera, a condizione però che non si svolga 'in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana'", così come recita l'articolo 41 della Costituzione.

A poco sono valse anche le rassicurazioni del ministro del Welfare. Maurizio Sacconi, impegnato anche oggi pomeriggio in una riunione sull'argomento davanti alla Commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro. Sacconi si è detto pronto a riscrivere il testo "affinché ne sia chiara la finalità" e per definire "con certezza qual è l'ambito dell'eventuale concorso di colpa dell'imprenditore rispetto ad una responsabilità che si è rivelata prevalente nei sottoposti, dal direttore di stabilimento al preposto alla sicurezza fino anche allo stesso lavoratore".

Ma il professor Marinucci e i suoi colleghi, ricordano che "la progettata modifica normativa si applicherebbe non solo per il futuro, ma anche per il passato", ossia ai processi in corso, compresi quelli alla Thyssen e alla Eternit, "trattandosi di una disciplina più favorevole". Insomma si tratta di una norma che non può essere 'riscritta', ma che va completamente cancellata.

di Giovanni Gagliardi
Fonte: Repubblica.it



martedì 21 aprile 2009

Damiano: Governo fermi gara appalto Poste

Roma, 18 apr. - (Adnkronos) - "Vorrei chiedere al ministro Tremonti come sia possibile che Poste Italiane, di cui il dicastero del tesoro detiene il 65% delle azioni, possa indire una gara d'appalto al massimo ribasso per servizi di call center, con una base d'asta il cui valore e' gia' in partenza incompatibile con i costi di una persona assunta applicando un regolare contratto nazionale di categoria'. Lo afferma Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Partito democratico.

“Chiediamo al ministro di fermare questa gara d'appalto e riteniamo che sia necessario un coinvolgimento anche del ministero del lavoro, che dovrebbe essere interessato al proseguimento di un cammino di crescita qualitativa del settore dei call center, gia' intrapresa dal governo Prodi”, aggiunge Damiano. Se si procede sulla strada individuata da Poste Italiane, spiega Damiano “si costringerebbe l'azienda che dovesse aggiudicarsi la gara a non rispettare le regole contrattualmente previste”.

Per il responsabile Lavoro del Pd “non e' accettabile che aziende di proprietà pubblica diventino complici di una situazione che ripropone il tema dell'uso improprio dei contratti di lavoro o addirittura del lavoro nero favorendo un ritorno di instabilita' occupazionale a carico delle giovani generazioni. Non si puo' consentire che le aziende serie e trasparenti che applicano i contratti di lavoro vengano messe fuori gioco dagli appalti al massimo ribasso che, inevitabilmente, finirebbero con il privilegiare le aziende che operano sulla base di una concorrenza sleale”. “Ci associamo alla richiesta dei sindacati e delle aziende del settore e promuoveremo tutte le azioni politiche e parlamentari necessarie per denunciare questa situazione assurda ed insostenibile e per far cambiare le scelte di Poste Italiane”, conclude Damiano.


'Le imprese contro l'appalto delle Poste: "Costi insostenibili per il lavoro"'.
Fonte: Il Manifesto del 17/04/09


'Il no dei call center alle Poste sulle gare a massimo ribasso.'
Fonte: Il Sole 24 Ore del 17.04.09


Volantino Slc-Cgil su accordo separato 15 aprile 2009

L’accordo Interconfederale del 15 Aprile, sottoscritto da CISL, UIL, UGL e Confindustria recita:

“Per la dinamica degli effetti economici dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria, le parti hanno individuato l’indicatore della crescita dei prezzi al consumo per il triennio - in sostituzione del tasso di inflazione programmata – in un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell’IPCA (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L’indice previsionale sarà elaborato da un soggetto terzo di riconosciuta autorevolezza ed affidabilità sulla base di una specifica lettera di incarico. Lo stesso soggetto procederà alla verifica circa eventuali scostamenti tra l’inflazione prevista e quella reale effettivamente osservata, considerando i due indici sempre al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. La verifica circa la significatività degli eventuali scostamenti registratisi sarà effettuata dal Comitato paritetico costituito a livello interconfederale”.

TRADOTTO:

Se l’inflazione (l’IPCA è solo un modo per misurarla) nel 2010 sarà del 2%, di cui però lo 0,5% legato a Petrolio, Gas, materie plastiche, ecc. (aumenti che i lavoratori pagheranno ovviamente con l’aumento della benzina, del riscaldamento, ecc.), gli aumenti salariali potranno essere al massimo dell’1,5%.

Inoltre cosa si intende per “significatività” degli eventuali scostamenti? Che dovranno essere superiori allo 0,3%/0,4% come dice Confindustria? Cioè se lo scostamento è solo dello 0,1%, non lo si recupera?

Per stare all’esempio precedente: l’inflazione cresce nel 2010 del 2%, ma gli aumenti del salario possono essere al massimo dell’1,5% (per via della depurazione). Poi l’anno dopo (2011) si scopre che l’inflazione depurata reale è stata dell’ 1,6%, ma lo scostamento non è significativo e allora non si recupera nulla (alla fine si perde lo 0,6% del proprio potere di acquisto).

I salari con questi meccanismi saranno strutturalmente sempre inferiori all’inflazione reale!

Infine: il soggetto terzo di riconosciuta autorevolezza chi sarà? Si propone l’ISAE. Ma cosa è? L’ISAE è l’Istituto di Studi e Analisi Economica, istituito con D.P.R. n. 374/98 ed opera dal gennaio 1999 sotto la direzione e il controllo del Ministro dell’Economia (cioè del Governo, lo stesso che nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria indica dal 1993 l’indice di “inflazione prevista”).

L’accordo Interconfederale del 15 Aprile, sottoscritto da CISL, UIL, UGL e Confindustria recita:

“Al fine di governare direttamente nel territorio situazioni di crisi aziendali o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale dell’area, i contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria possono consentire che in sede territoriale, fra le Associazioni industriali territoriali e le strutture territoriali delle organizzazioni sindacali stipulanti il contratto medesimo, siano raggiunte intese per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi disciplinati dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria”.

TRADOTTO:

Ogni azienda, con la scusa di prevenire riduzioni occupazionali o con la scusa di favorire lo sviluppo, potrà chiedere deroghe sia sul salario (istituti economici) che rispetto alle norme sull’orario di lavoro, sull’inquadramento professionale, ecc. (istituti normativi). Sarà la giungla, con una rincorsa a pagare sempre meno i lavoratori (o a ridurre le tutele) da territorio a territorio, da azienda ad azienda. Ricattando i lavoratori (“o accetti questa deroga o troverò sempre qualcuno disposto a fare il tuo lavoro a meno”) e di fatto azzerando la funzione del Contratto Collettivo Nazionale che è proprio quella di garantire tutele minime uguali per tutti.

L’unica cosa che l’accordo Interconfederale del 15 Aprile, sottoscritto da CISL, UIL, UGL e Confindustria chiede in maniera chiara è che il Governo aumenti la detassazione sul Premio di Risultato. Una richiesta giusta, che alle aziende però non costa niente (si chiede al Governo di mettere i soldi). Di per sé l’accordo non prevede meccanismi per allargare la contrattazione di 2° livello, aziendale o territoriale che sia.

Infatti l’accordo del 15 Aprile 2009, sottoscritto da CISL, UIL, UGL e Confindustria, recita: “in coerenza con gli obiettivi individuati in Premessa le parti confermano un modello di assetti contrattuali che prevede: - un contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria con vigenza triennale sia per la parte normativa che per la parte economica; - un secondo livello di contrattazione aziendale o alternativamente territoriale, laddove previsto, secondo l’attuale prassi, nell’ambito di specifici settori, con vigenza triennale”.

TRADOTTO:

Si potranno fare accordi aziendali o territoriali di 2° livello come è adesso. Se ci sono i rapporti di forza e le condizioni si faranno accordi, altrimenti no. Insomma non c’è nessuna novità su questo punto rispetto all’accordo del 23 luglio 1993. L’affermazione che questo accordo interconfederale porterà automaticamente ad una maggiore contrattazione decentrata è quindi palesemente falsa, a meno che non si intenda che si faranno più accordi a livello aziendale nel futuro, perché si dovranno derogare i diritti minimi previsti dal CCNL (in questo caso siamo anche noi certi che saranno molte le aziende che proporranno nel futuro di sottoscrivere accordi di questo tipo).

L’accordo Interconfederale del 15 Aprile, sottoscritto da CISL, UIL, UGL e Confindustria recita:

“Qualora dopo sei mesi dalla scadenza il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria non sia stato ancora rinnovato, è previsto l’interessamento del Comitato paritetico per la gestione del presente accordo interconfederale per valutare le ragioni che non hanno consentito il raggiungimento dell’accordo per il rinnovo del contratto”. Inoltre (cfr. Allegato 1 all’Accordo) “il Comitato procede con deliberazioni nei casi di ritardata conclusione del rinnovo di un contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria, come previsto al punto 2.4. dell’accordo interconfederale e nell’ipotesi di approvazione di linee di orientamento per i comportamenti dei rispettivi organismi e dei loro rappresentati ai vari livelli”.

TRADOTTO:

Il Comitato interconfederale deciderà, al posto delle categorie e delle delegazioni trattanti di ogni settore, su una mediazione in caso di empasse nel rinnovo del CCNL (con quale conoscenza delle specificità di ogni settore, della sua storia e della vita delle aziende, possiamo immaginare). Inoltre potrà dettare anche gli orientamenti e i comportamenti che il sindacato di categoria, fino al livello territoriale e di azienda, dovranno tenere. Quanto potrà contare un lavoratore, un iscritto al sindacato, una RSU sul proprio posto di lavoro, se poi tanto decide il Comitato Nazionale interconfederale? E perché un’Associazione di Confindustria dovrebbe avere interesse a chiudere presto un contratto nazionale, se sa che poi può sempre contare su un’altra sede, dove si prendono le decisioni (e dove gli scambi possono essere più numerosi, anche su altre materie), diversa dal tavolo negoziale legittimo, quello composto dai rappresentanti dei lavoratori di quel settore?




lunedì 20 aprile 2009

Epifani: dopo la firma separata, per evitare la giungla contrattuale mano libera alle categorie

Parla il segretario Cgil
"Sfido Cisl e Uil sulla rappresentanza"


E adesso? Gugliemo Epifani, segretario generale della Cgil, sfoglia le tre cartelline con cui ha motivato per iscritto il no della sua confederazione all`accordo sulla riforma del sistema contrattuale. «Adesso bisognerebbe lasciar lavorare le categorie, senza gabbie rigide, senza quelle ingessature e quei controlli dall`alto previsti, invece, proprio dall`accordo siglato da Cisl e Uil. Che, sia detto con forza, non è innovativo, è corporativo, non estende la contrattazione di secondo livello e non porta più soldi nelle tasche dei lavoratori».

Chi lo ha sottoscritto naturalmente sostiene con altrettanta forza che è innovativo, porta più soldi ai lavoratori ed estende la contrattazione in azienda.

Io credo il contrario e, secondo me, anche i lavoratori, ma non c`è modo di sentire cosa ne pensano. Questo è un accordo che parte con un deficit di democrazia.

Però anche dal Pd (come ha fatto ieri da queste colonne Enrico Letta) le chiedono di firmare.

La Cgil firma ciò che è coerente con le sue scelte e con gli interessi dei lavoratori.

Non è che poi finisce come è accaduto a Pontedera: la Fiom non ha firmato l`intesa sui precari e il referendum tra i lavoratori ha promosso l`accordo con la stragrande maggioranza dei consensi.

Un minuto dopo l`esito del referendum la Fiom ha dichiarato che avrebbe sottoscritto l`accordo. Le consultazioni servono proprio a risolver le divergenze di opinioni. La volontà dei lavoratori è sovrana, sempre. È proprio per questo che dico: accetto la sfida, vediamo che ne pensano i lavoratori. Se sono d`accordo sulla riforma io firmo subito.

Per ora si sa che le nuove regole troveranno applicazione nei contratti degli alimentaristi e delle telecomunicazioni.Qui avete presentato piattaforme unitarie. Rimetterete tutto in discussione?

Spero di no, ma ho la sensazione che se sarà applicata rigidamente la nuova disciplina scopriremo che le richieste di alimentaristi e dipendenti delle Tlc non sono più ammissibili, non si adattano al nuovo modello. E sarà proprio la nuova super-commissione di controllo istituita dall`accordo a denunciarlo. Rifaremo tutto? Lo dico io a Cisl e Uil.

Si tratterà di adattare le richiese salariali al nuovo indice di inflazione e di modulare al meglio gli spazi di manovra della contrattazione aziendale. Forse basta un po` di buon senso...

Il buon senso avrebbe suggerito una moratoria di due anni per gestire la crisi e cambiare poi le regole del gioco. Ora vedremo: bisogna lasciare alla categorie spazi di adattamento, senza ingerenze di super commissioni dirigiste o corporative, altrimenti sarà la giungla.

Come nel caso dei metalmeccanici? Presenterete piattaforme separate?

Tocca alla categoria decidere. Se non ci sono possibilità di verifica della riforma contrattuale con i lavoratori ognuno dovrà seguire la propria via per acquisire il consenso. lo sono sicuro che i lavoratori sono con noi.

Ma così facendo costringerete l`impresa ascegliere gli interlocutori. Non rischiate un clamoroso auto-isolamento?

Semmai stiamo vivendo una vera "conventio ad excludendum" che non abbiamo voluto e non abbiamo cercato. Credo che qualcuno nel Governo abbia lavorato per questo e abbia avuto alleati anche nelle parti sociali.

Il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha invitato tutti a declinare l`intesa con senso di responsabilità.

Non manca certo alla Cgil, ma temo che il sistema di regole messo in piedi dalla riforma finisca per creare un modello autoreferenziale e assaipoco innovativo. Semmai ora bisogna chiarire con Cisl e Uil in maniera risolutiva quali siano le regole tra noi condivise in tema di democrazia sindacale e di rappresentanza e rappresentatività.

Un dibattito che accompagna la vita sindacale fin dal dopoguerra. Sembra più una scusa che un tema davvero operativo.

Democrazia sindacale significa regolare il rapporto tra chi firma i contratti per tutti e i lavoratori; rappresentanza significa stabilire quale sia il peso di ogni singola organizzazione e rappresentatività vuol dire trovare un sistema di regole per esercitare l`azione sindacale sui luoghi di lavoro. Non abbiamo ancora trovato un`idea comune ma ciò non significa che questi siano temi da poco.

Deve ripartire da qui il filo dell`unità sindacale che si è spezzato?

Direi di sì. Ma ci tengo a dire che non è la Cgil a spezzare il dialogo unitario, semmai sono altri a vivere una competiziope aperta verso di noi.

Si riferisce al segretario della Cisl Raffaele Bonanni?


Certo le ultime interviste sono andate oltre.

Ha solo detto, ad esempio, che la Cgil è stata troppo tiepida nel condannare i sequestri dei manager, atti invece pericolosi.

L`enfasi posta su questo tema dei sequestri nasce da una lettura un po` sopra le righe di alcuni fenomeni accaduti all`estero. In Italia questo costume non c`è, non c`è stato e spero non ci sarà mai: durante i momenti di massima tensione delle vertenze si cerca innanzitutto il massimo di consenso delle comunità locali e qualche volta si sono occupate strade o stazioni ma nulla di più. Il sequestro dei manager non fa parte della nostra cultura oltre a essere illegale e sbagliato. Tuttavia il problema non si supera comprimendo le reazioni alla crisi, ma risolvendo innazitutto i motivi del malcontento che, in buona sostanza, significa difendere l`occupazione.

Difendere l`occupazione significa anche creare le condizioni ideali per la ripresa. Oggi serve soprattutto fiducia e la firma a un accordo sindacale importante come quello sulla riforma dei contratti crea fiducia perchè punta alla stabilità delle relazioni industriali e al rilancio della domanda interna. Insomma, in questo caso i lavoratori sono più penalizzati da un "no" che da un "si".

Ma le regole danno fiducia se sono regole condivise altrimenti possono creare il contrario. Basti solo pensare che avremo due anni di bassa inflazione poi un ritorno a tassi di inflazione più alti come conseguenza delle iniezioni di liquidità di questi mesi. Difendere gli interessi dei lavoratori significa capire già ora che il modello congegnato nell`accordo non reggerà l`urto dei prossimi anni.

Torniamo alla difesa dell`occupazione. Il Governo ha recuperato 8 miliardi per gli ammortizzatorisociali, ma anche in questo caso la Cgil ha detto che non va bene...

Abbiamo solo detto che non sono fondi aggiuntivi ma dirottati da altre inziative; che stanno arrivando con troppo ritardo; che fino a oggi non era ancora chiaro se si poteva prorogare o no la cassa integrazione ordinaria.

Ma proprio oggi (ieri ndr) sono stati firmati i IO protocollo con altrettante regioni, e nei giorni scorsi è stata annunciata la proroga della Cig ordinaria oltre le 52 settimane.

Adesso verificheremo se effettivamente è così e fino a quanto si può allungare, ma in ogni caso gli ammortizzatori devono essere accompagnati da politiche industriali chiare. E evidente che il futuro della Fiat di Pomigliano d`Arco o della Indesit o della Cai non è legato alla più o meno corretta amministrazione della cassa integrazione. Servono politiche di sviluppo, indicazioni su quale debba diventare il futuro industriale.

Che effetto le fa vedere l`amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne che tratta Detroit e sentire il presidente Barack Obama lodare il "turnaround" della Fiat?

Mi fa piacere naturalmente, del resto Marchionne è manager internazionale, ha lavorato in Canada; insomma si muove nel suo ambiente. Ma non vorrei che la questione Fiat finisse tutta ridotta ai rapporti con Chrysler. A noi servono risposte sulle fabbriche italiane: sarebbe un bello smacco se si arrivasse a rilanciare gli impianti in Polonia, Brasile, Serbia e magari anche negli Usa dimenticando quelli a casa nostra.

Ricostruzione in Abruzzo. Lei vorrebbe la tassa sui super-ricchi?

In questi casi la via maestra è sempre una tassa di scopo. E chi la deve pagare? I lavoratori a mille euro? I precari? Per la ricostruzione dell`Abruzzo serviranno molti denari, il Governo non potrà fare le nozze con i fichi secchi.

di Alberto Orioli
Fonte: Il Sole 24 ore


Approfondimenti: Nota Cgil del 27.01.09 sugli effetti dell'accordo separato



domenica 19 aprile 2009

Ultima firma sull'accordo separato

E' l'ultimo atto. Confindustria riceve Cisl e Uil per siglare l’intesa applicativa della riforma dei contratti. La Cgil partecipa all’incontro, ma non firma.

Non è cambiato niente dal 22 gennaio quando il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, convocò le parti sociali a Palazzo Chigi per chiudere la trattativa. E la stessa sera arrivò l’accordo separato che riscrive il modello contrattuale. Nel frattempo, però, la Cgil porta al tavolo i 3,5 milioni di no raccolti nel referendum tra i lavoratori.

"Con la firma di stasera dell’intesa di attuazione dell’accordo quadro separato del 22 gennaio, per quanto ne sia un atto conseguente, si conferma la scelta di un modello di assetti contrattuali non condiviso dal sindacato più rappresentativo". E' quanto si legge nel testo di una lettera consegnata dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Camusso (Cgil), confermiamo le ragioni di merito del no
“Confermiamo le ragioni di merito per cui non abbiamo firmato”. Lo assicura la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, spiegando che la posizione di Corso Italia è sempre la stessa. “Un accordo è un fatto impegnativo – afferma in un'intervista a rassegna.it –, non si può firmare se non si condividono certe scelte”. Riflette quindi sulle distanze con le altre confederazioni: “Il divario che c’è tra noi è il vero punto della questione”. Commentando l’intervista che il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha rilasciato al Corriere della Sera, respinge l’invito a invertire la rotta. “Un’organizzazione non può fare ciò che pensano le altre – a suo giudizio -, se Bonanni è convinto delle sue ragioni, non si capisce perché non va al referendum”. Ma è per tutta la stagione contrattuale, dal pubblico impiego ai meccanici, che la Cisl ha avuto “un atteggiamento incomprensibile”. E incomprensibile è anche negare il valore del referendum Cgil: “In questo modo – a suo giudizio – si nega la titolarità dei lavoratori sulle questioni contrattuali”. Nelle singole categorie, invece, “non c’è uno scenario unico”. La Cgil non presenterà piattaforme separate per i rinnovi di tutti i settori, per esempio Fai, Flai e Uila hanno già firmato rivendicazioni congiunte nel comparto agroalimentare. “Possiamo fare schemi comuni – chiarisce Camusso -, ma questi non possono recepire i contenuti di un accordo che non abbiamo firmato”.

Bonanni, siamo maggioritari, nessuna forzatura

L’accordo senza la Cgil “non è una forzatura”. Questo aveva dichiarato Raffaele Bonanni, offrendo la sua spiegazione: “Da sola la Cisl eguaglia la Cgil per iscritti attivi e insieme a Uil, Confsal, Ugl e altre sigle siamo largamente maggioritari”. La riforma dei contratti per lui è legittima. “Se poi Epifani vuole una consultazione certificata – ha aggiunto -, prima firmi e poi andremo a sentire i lavoratori insieme”.

Angeletti, ci dispiace, ma andiamo avanti lo stesso
Sulla stessa linea il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che dichiara oggi alle agenzie: “Domani firmeremo l'accordo sui contratti già preso da un anno”. Sulla mancata adesione della Cgil “ci dispiace – spiega –, ma non possiamo fermare il mondo se loro non sono d'accordo”. Corso Italia ha partecipato a tutte le fasi del negoziato, ricorda, e sarà presente fino alla fine “per non dare alibi, hanno detto, alla sedia vuota”.

di Emanuele Di Nicola
Fonte: http://www.rassegna.it

Accordo separato sulla riforma degli assetti contrattuali (22.01.2009)

Accordo interconfederale del 15.04.09 per l’attuazione dell’accordo-quadro del 22.01.2009


Approfondimenti:
- La lettera di G. Epifani a Marcegaglia

- Gallino: "L'accordo separato colpisce il contratto nazionale"


Comunicato stampa SLC: Solidarietà a Santoro e Vauro



COMUNICATO STAMPA

I provvedimenti adottati dal Direttore Generale della Rai nei confronti di “Annozero” sono sbagliati, e ci dispiace dover affermare questo proprio all’esordio del prof. Masi in questo ruolo.

Non c’entra il merito della trasmissione e delle vignette di Vauro, con il quale si può essere d’accordo oppure no, c’entra invece l’avversione che proviamo contro le censure e le pretese di uniformare l’informazione o la comunicazione di idee e opinioni; c’entra il fatto che si censura solo chi critica e non chi nasconde la verità. Se si dovessero adottare criteri di buongusto, o di attendibilità scientifica, o di condivisione maggioritaria (o altro ancora) nei confronti dei prodotti televisivi, gli interventi sarebbero continui. Allora perché adottarne uno solo (quello “politico”)?

Non crediamo che questa sia una linea proficua per la Rai, né che sia giusto pretendere una uniformità di punti di vista in nome del servizio pubblico, il cui pluralismo è, o dovrebbe essere, garantito dall’insieme dei prodotti.

Con questo esprimiamo la nostra solidarietà a Santoro e Vauro, auspicando che il prossimo CdA assuma, sul caso specifico e in generale, orientamenti differenti.


La Segreteria nazionale SLC CGIL





martedì 7 aprile 2009

Iniziative di solidarietà per l'emergenza terremoto

CGIL, CISL, UIL Abruzzo e le Confederazioni nazionali promuovono iniziative di solidarietà per l'emergenza terremoto


CGIL, CISL e UIL Abruzzo insieme alle rispettive Confederazioni Nazionali sono pronte ad assumere tutte le iniziative di solidarietà necessarie per affrontare l'emergenza e dare un sostegno alle famiglie colpite dalla calamità.
Centinaia di volontari delle nostre Organizzazioni si sono già mobilitate per portare i primi aiuti, a partire dalla rimozione delle macerie e fornire i primi sostegni concreti alla popolazione.
Oltre agli interventi di carattere strutturale, sanitario ed abitativo, sono in tanti a disposizione anche per il sostegno ai bambini, silenziosamente provati da questa terribile esperienza.
Coloro che intendono contribuire da subito, con le proprie disponibilità, possono rivolgersi presso le strutture sindacali territoriali di CGIL, CISL e UIL che sono in collegamento con le strutture sindacali di L’Aquila per fornire le informazioni necessarie.
Intendiamo muoverci in stretto raccordo con la protezione civile con la quale abbiamo preso i contatti necessari e da cui attendiamo le indicazioni operative ed i bisogni più urgenti.
Dal mondo del lavoro di tutte le regioni pervengono attestati di solidarietà e di disponibilità ad intervenire concretamente per fronteggiare la situazione.
Insieme a CGIL, CISL e Uil Nazionale stiamo costituendo un fondo di solidarietà a sostegno dei terremotati a cui potranno aderire tutte le lavoratrici, i lavoratori, pensionati e tutte le persone di buona volontà della Regione e del Paese.



venerdì 3 aprile 2009

Lettera al ministro

Roma 1 Aprile 2009

Caro Signor Ministro,
siamo qui a consegnarle la vibrata protesta di chi il suo Governo vuol far divenire fantasma.
Perché fantasmi siamo, con il posto di lavoro minacciato dalle scelte compiute dal suo Governo e da quelle che non intende compiere. A rischio di tornare precari, a rischio di uscire a pezzi da questa crisi economica.
Siamo i lavoratori dei call center, quelli che secondo il suo Governo si devono accontentare: meglio un lavoro precario che niente, meglio un sottosalario che la fame.
Ma a noi non va bene. Non ci va bene la sua nota n.25 del 2008 con cui fa rientrare il contratto a progetto in un’organizzazione del lavoro che ha tutte le condizioni tipiche del lavoro subordinato.
Non ci va bene che non convochi più il tavolo nazionale di settore.
Non ci va bene che i servizi ispettivi da Lei dipendenti diventino dei consulenti di azienda e non dei controllori per far rispettare la legge.
Non ci va bene che svilisca il lavoro di tanti funzionari capaci ed esperti delle DPL che, casualmente, da quando lei è Ministro non vanno più in giro per call center a far rispettare norme e contratti.
Non ci va bene l’inadeguatezza degli interventi del suo Governo contro la crisi: non si rilanciano gli investimenti, le risorse per gli ammortizzatori sono insufficienti, ai nostri colleghi più deboli, che hanno subito il contratto a progetto, si da solo una modesta mancia, in caso di licenziamento.


A noi la carità non piace.

A noi tornare precari non ci va.

Dalla crisi economica si può uscire solo con più solidarietà, con più attenzione ai deboli, ai lavoratori e ai pensionati. Noi siamo qui a ricordarvelo! Noi siamo qui per ricordare a tutti che il 4 Aprile centinaia di migliaia di lavoratori sfileranno per le vie di Roma con la CGIL per non diventare FANTASMI.
Non vogliamo tornare fantasmi
Cordialmente
Un gruppo di fantasmi

Comunicato Slc Cgil del 1.04.09

COMUNICATO

Call center: lavoratori fantasmi si materializzano
contro il Ministro Sacconi


“Non vogliamo tornare ad essere dei fantasmi”. Con questo slogan è andata in scena questa mattina a Via Veneto, sotto il Ministero del Lavoro, la particolare forma di protesta di alcuni delegati di SLC-CGIL dei principali call center romani.
I lavoratori, tutti con indosso chi una maschera da fantasmi chi lenzuola, hanno consegnato alla segreteria del Ministro Sacconi le oltre 10 mila firme raccolte per chiedere il ritiro della nota 25/08 del Ministero del Lavoro che, dopo le circolari Damiano, reintroduce il lavoro a progetto come possibile contratto di lavoro nei call center. Oltre che per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla partecipazione alla prossima manifestazione della CGIL il 4 aprile prossimo.
“La risposta che il Governo da alla crisi è questa: ritorno alla precarietà, ritorno al lavoro nero, riduzione dei diritti e delle tutele. Così dalla crisi non solo non sappiamo se usciremo, ma se così sarà, ad aver pagato saranno sempre i lavoratori, a partire dai più deboli come quelli dei call center” così dichiara Alessandro Genovesi, segretario Nazionale di SLC-CGIL.
“Lavoratori che – continua il sindacalista – solo qualche anno fa, con l’impegno di Governo e Sindacati, avevano visto finalmente il loro contratto trasformato dopo anni di precarietà in contratto a tempo indeterminato. Cioè con quei diritti minimi, salariali e normativi che oggi si vogliono scardinare derogando al CCNL o introducendo nuovamente contratti illegittimi per come realmente è l’organizzazione del lavoro in queste aziende”.
“Il movimento dei fantasmi è comunque solo all’inizio e diamo appuntamento a tutti il 4 Aprile, alla grande manifestazione a Roma al Circo Massimo a difesa dei diritti, del contratto collettivo nazionale e per maggiori interventi sociali contro la crisi economica. Siamo certi che di lavoratori dei call center con su la maschera da fantasmi ve ne saranno tanti”.

Sindacato Lavoratori Comunicazione
SLC-CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma
Tel. 0642048212 Fax 064824325
Sito internet http://www.cgil.it/slc
e-mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it

Roma 1 Aprile 2009
Alleghiamo foto:



lunedì 30 marzo 2009

Referendum Cgil boccia la "riforma" Epifani: "Un risultato straordinario"

Al voto quasi 4 milioni di lavoratori: il 96% è contrario
al modello contrattuale firmato da Cisl e Uil.
Il segretario: un risultato che deve far pensare


I dati della consultazione della Cgil sull’accordo separato per il rinnovo del modello contrattuale «sono straordinari». Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha definito i risultati diffusi oggi dal sindacato che ha avviato una consultazione autonoma sull’accordo del gennaio scorso siglato solo da Cisl e Uil senza l’ok della stessa Cgil. «È un risultato clamoroso - ha aggiunto Epifani - perchè dimostra che ha partecipato più gente di quella iscritta alla Cgil, lavoratori non iscritti o iscritti ad altre organizzazioni. Va oltre la nostra rappresentatività. È un dato che ha un peso politico alto. È un voto che dovrebbe far riflettere e dovrebbe far pensare».

Epifani ha spiegato che in cinque settimane sono state intercettate anche fabbriche chiuse o lavoratori che erano sottoposti a turni di lavoro a causa della crisi economica. Le previsioni della Cgil erano di non più 2 milioni e 800mila votanti, mentre a votare sono stati in 3 milioni e 643.836. Per Epifani quindi questo voto «rafforza il nostro no a quel contratto che riduce gli spazi di contrattazione collettiva a partire non solo dalla questione salariale». «Dietro le nostre parole - ha aggiunto Epifani - ci sono milioni di lavoratori che condividono la nostra impostazione. Noi non condividiamo quell’accordo e diremo no a tutti gli altri accordi settoriali che riducono gli spazi per la contrattazione».

Epifani ha poi sottolineato che il voto dimostra che «la democrazia va usata in maniera più accorta per tutti e non solo quando conviene». «Puoi vincere e perdere - aggiunge Epifani - è la regola della democrazia e non esiste regola democratica solo quando sei sicuro di vincere. Non si può esaltare il voto di una fabbrica e usare la democrazia solo quando conviene». Per questo Epifani ha sottolineato che sarà posto il problema delle regole democratiche «perchè vorremmo che si voti anche quando ci sono accordi nazionali di carattere generale e non solo aziendali. Il voto dei lavoratori deve essere considerato dirimenti».

Secondo Epifani inoltre la notevole adesione al voto sull’accordo separato ha dimostrato che «le persone hanno voglia di partecipare, di dire la loro. Non dare risposte a questa impoverisce la rappresentatività». Per Epifani infine «il voto non deve essere considerato una leva contro gli altri e noi non vogliamo farlo, ma il ricorso a una modalità di validazione degli accordi che chiami in ultima istanza il lavoratore con cui potremmo affrontare diversamente anche le divisioni tra di noi, anche per non perdere tempo ed evitare che le posizioni si cristallizzino».

Fonte: http://www.lastampa.it


Contratti, bocciato l'accordo separato. La Cgil: «Il 96,2% ha votato "no"»

Tre milioni e 400mila lavoratori hanno rifiutato
l'intesa siglata a fine gennaio da Cisl e Uil

Il 96,27% dei lavoratori che ha partecipato al referendum promosso dalla Cgil ha detto "no" all'accordo separato del 22 gennaio sul nuovo modello contrattuale, l'intesa cioè siglata dalla Cisl e dalla Uil senza l’ok del sindacato di Epifani. Secondo i dati forniti in conferenza stampa dal numero uno della Cgil, alla consultazione hanno partecipato 3,6 milioni di lavoratori, pari al 71% dei lavoratori che nel 2007 parteciparono al referendum unitario di cgil, cisl e uil sul protocollo per il welfare.

«3,4 MILIONI I "NO"» - Il 96,7% , pari a 3,4 milioni, ha votato no, mentre il 3,73% (134mila lavoratori) ha votato sì. «Sono dati assolutamente straordinari - ha sottolineato Epifani -: noi avevamo pensato che arrivare a 2,8-2,9 milioni di votanti sarebbe stato un risultato clamoroso, ma l'esito del voto è andato oltre ogni previsione. Ha partecipato molta più gente di quella che è iscritta alla Cgil. È un dato che ha un peso politico alto».

Fonte: http://www.corriere.it



sabato 28 marzo 2009

Verso il 4 aprile

"Siamo nella fase più acuta della crisi, ma il peggio deve venire, almeno per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro. La situazione è molto difficile e si doveva affrontare con misure forti. Ma il governo Berlusconi non lo ha fatto"

... È questa l’analisi impietosa del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani in vista della manifestazione nazionale del 4 aprile a Roma. E la conferma di questa analisi ci arriva da tutte le principali fonti economiche: dall’Istat, al Comitato per l’occupazione e la protezione sociale del Consiglio europeo, che parla di una “recessione senza precedenti che potrebbe causare altri sei milioni di disoccupati entro il 2010”. Le conseguenze per le famiglie e i lavoratori potrebbero essere dunque sempre più pesanti.
Nelle precedenti stime della Unione europea si era parlato di una possibile perdita di 3 milioni e mezzo di posti di lavoro. Con le stime successive le previsioni sono vistosamente peggiorate. Si raddoppia il numero di disoccupati previsti. Nel frattempo, in Italia, l’Istat ha registrato negli ultimi mesi una vera e propria esplosione della cassa integrazione. Solo per il settore metalmeccanico, nel mese di febbraio, la cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 1.048 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di 23 milioni di ore di cassa integrazione nel solo mese di febbraio, con un incremento del 430% rispetto allo stesso mede dell’anno precedente. Il sistema economico appare bloccato: nel terzo trimestre del 2008 il Pil (Prodotto interno lordo) è diminuito dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,9 per cento rispetto al terzo trimestre del 2007, come ci segnala l’Istat. Le previsioni sembrano confermare la tendenza. Ce ne hanno dato notizia la Banca d’Italia e lo stesso Istat, che scorporando le varie voci che compongono il Pil ha reso con chiarezza la fotografia della situazione: diminuiscono le esportazioni, diminuiscono gli investimenti, (il calo è del 3,5 per cento), diminuisce il deflettore del Pil. In una situazione così drammatica il governo Berlusconi si mostra incapace di una vera politica di contrasto alla crisi.

La Cgil – che non ha firmato l’accordo separato del 22 gennaio perché oltre ad essere sbagliato politicamente, è il contrario di quello che servirebbe in questo momento dal punto di vista economico – critica l’assoluta mancanza di una politica industriale e propone di mettere in campo politiche realmente “anticicliche”. Si tratta di dare un sostegno concreto agli investimenti, all’innovazione, ai progetti di qualità delle produzioni e dei processi produttivi. E sostenere la ricerca.

Sostegno ai redditi. Chi lo ha visto? Uno dei punti su cui si è più dibattuto in questi ultimi mesi riguarda la necessità di sostenere i redditi da lavoro per far ripartire i consumi e quindi per far ripartire il sistema economico nel suo complesso. Molte sono le interpretazioni economiche. Ma su un punto convergono tutte: in una situazione di crisi economica come quella attuale, è necessario sostenere i salari, gli stipendi e le pensioni. Eppure, nonostante le evidenze e le ricette degli economisti, il governo Berlusconi si mostra sordo a qualsiasi richiesta di aumento effettivo dei salari nei settori pubblici e degli stipendi nei settori pubblici e privati. Aumenta nel frattempo il numero dei lavoratori e dei pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese. E come se non bastasse, il governo che ha chiesto il consenso agli elettori per palazzo Chigi sulla base della promessa del taglio delle tasse, la pressione fiscale è in aumento. La cosa scandalosa che sta avvenendo riguarda sempre il sistema fiscale. Oltre all’aumento progressivo della pressione fiscale generale e locale, risulta anche in forte ripresa l’evasione fiscale. Le misure di sostegno al reddito governative – in questo quadro – appaiono assolutamente insufficienti. Sono inadeguate e molto al di sotto delle necessità, come dimostra il bonus per le famiglie, provvedimento una tantum pensato oltretutto con criteri che non danno alcuna garanzia alle famiglie numerose.

La Cgil ha avanzato una serie di proposte organiche sul fronte dei redditi. Dalla restituzione del fiscal-drag, all’aumento delle pensioni, insieme all’estensione della quattordicesima alle pensioni povere, oltre alla proposta sulla tassazione dei redditi oltre i 150 mila euro di cui parliamo a parte in queste pagine. Il governo ha invece risposto con la Social card e con la proposta di privatizzare i servizi pubblici, la sanità e l’assistenza. Per quanto riguarda tutte le altre proposte sugli ammortizzatori sociali, il governo si trincera dietro il problema del debito, mentre si scatenano le polemiche sulle proposte di scambio (riduzione delle pensioni in cambio di risorse per gli ammortizzatori sociali. Di Reddito minimo neppure l’ombra.

E la politica industriale? Solo il bluff delle centrali. Di fronte a una crisi di una portata paragonabile solo a quella del 1929, il governo Berlusconi tira fuori vecchie e stantie ricette. Alcune assolutamente inutili, altre perfino pericolose, come per esempio quella sulle centrali nucleari (non si propone lo sviluppo della ricerca, ma l’istallazione di centrali vecchie e poco sicure) o quella più recente sulle abitazioni e l’abusivismo. Anche in questi campi (quello energetico e quello residenziale ed edilizio) il governo mostra di essere vecchio e antiquato. Oltre alle centrali nucleari si punta di nuovo tutto sul Ponte sullo stretto, senza affrontare neppure alla lontana la questione strategica delle infrastrutture diffuse. L’unica arma nelle mani di Berlusconi è l’invito alla furbizia, all’aggiramento della regola, all’abuso e quindi alla illegalità diffusa e accettata. Il piano di politica industriale italiano pone il nostro paese all’ultimi posti delle classifiche. Se ci fosse un rating sulla politica industriale e innovativa, l’Italia conquisterebbe sicuramente gli ultimi posti.

La Cgil chiede una svolta sostanziale. Con i documenti che sono stati alla base della convocazione della manifestazione del 4 aprile, la Cgil ha suggerito varie cose, tra cui l’apertura di un tavolo della chimica (dalla Sardegna al Veneto, dove sono in gioco varie chiusure di stabilimenti), l’avvio di un tavolo sulla moda e il Made in Italy, l’avvio di un grande processo di ristrutturazione degli edifici scolastici per la loro messa in sicurezza, l’avvio dei cantieri per le opere pubbliche che siano davvero utili. Per quanto riguarda l’industria metalmeccanico, la Cgil ritiene che si è fatto pochissimo finora soprattutto dal punto di vista della domanda. Molto si deve fare ancora dal punto di vista della conversione eco-compatibile dei prodotti.

Sostegno all’occupazione. La crisi finanziaria si è trasformata immediatamente in una crisi economica. Il segretario generale della Cgil, Epifani, è stato tra i primi a parlare di “valanga”. Il ministro dell’economia Tremonti, prima ha smentito il catastrofismo, poi è diventato più pessimista dello stesso segretario generale. Il premier Berlusconi ha farfugliato e dopo aver invitato i cittadini a comprarsi azioni di due grossi gruppi (atteggiamento mai visto da parte di un capo di governo), ha cominciato a minimizzare la crisi, spargendo a piene mani ottimismo fittizio e forzato. Ora anche il governo è costretto ad ammettere la drammaticità della crisi anche perché non è più possibile smentire le previsioni dell’Ocse, del Fondo monetario internazionale, della Banca d’Italia, della Bce (la Banca centrale europea) della Commissione europea e chi più ne ha ne metta. Il Fondo monetario vede sempre più nero all’orizzonte. La Cgil, oltre ad avanzare una serie di proposte dettagliate sul fronte dell’innovazione e sulla politica industriale, ha chiesto che si intervenisse subito sul fronte della difesa dell’occupazione e dei posti di lavoro. Oltre alle proposte sugli ammortizzatori sociali, sarebbe necessario anche l’aumento della cassa integrazione e la rivisitazione del tetto che riduce a 750 euro la retribuzione.

Il tema degli strumenti di sostegno al reddito e le politiche attive del lavoro dovrebbero trasformarsi in una politica organica. Si tratta di mettere in campo interventi che sono l’esatto opposto di quello che il governo Berlusconi sta praticando, con la solita impostazione punitiva nei confronti dei lavoratori che vengono utilizzati come capri espiatori di una politica fallimentare. L’esempio più lampante è sicuramente la campagna di Brunetta nel pubblico impiego, che sfrutta in modo becero i sentimenti più bassi dell’opinione pubblica. Analogo il segno dell’intervento del governo contro il diritto di sciopero.

Infine, anche sul terreno del Welfare, la Cgil chiede un vero e proprio ribaltamento dell’impostazione del governo. Invece di continuare a giocare sulla guerra tra poveri, è necessaria una vera innovazione che riesca ad includere nel sistema del Welfare anche tutte quelle fasce di popolazione che oggi sono escluse. A questi temi la Cgil dedicherà una importante iniziativa nei giorni successivi alla manifestazione nazionale del 4 aprile.
Fonte: http://www.rassegna.it




giovedì 26 marzo 2009

Assemblee Cgil nella sede di Via Lamaro

ASSEMBLEE CGIL

SEDE VIA LAMARO


26 MARZO 2009

06.45/07.30


27 MARZO 2009

9.00/10.30
11.00/12.30
13.30/15.00
15.30/17.00
17.30/19.00


Ordine del giorno:

ACCORDO SEPARATO SULLA RIFORMA DEGLI ASSETTI CONTRATTUALI

SCIOPERO DEL 04/04/2009


Roma 19/03/2009
Segreteria Territoriale Slc Cgil
Rsu Slc Cgil Almaviva Contact



martedì 24 marzo 2009

Assemblee Cgil nella sede di Casal Boccone

ASSEMBLEE CGIL

SEDE VIA CASAL BOCCONE

24 MARZO 2009

08.30 /10.00
10.30 /12.00
12.30 /13.30
15.00 /16.30
17.00 /18.30

25 MARZO 2009

09.30 /11.00
11.30 /13.00

Ordine del giorno:

ACCORDO SEPARATO SULLA RIFORMA DEGLI ASSETTI CONTRATTUALI

SCIOPERO DEL 04/04/2009


Roma 19/03/2009
Segreteria Territoriale Slc Cgil
Rsu Slc Cgil Almaviva Contact



lunedì 23 marzo 2009

Appennino, i torrenti inghiottiti dagli scavi dell'Alta velocità

Viaggio nel Mugello dove il sistema idrico è stato distrutto e le falde sono precipitate di centinaia di metri. Dove un tempo proliferavano trote, gamberi e vegetazione protetta ora ci sono solo profondi canyon.

SAN PIERO A SIEVE - Non servono sismografi per capire dove passa il tunnel dalla Tav tra Bologna e Firenze. Basta seguire una traccia di foreste rinsecchite, alvei vuoti, macerie. Persino i cinghiali rifiutano di vivere lassù. Sopra la "grande opera" esiste una scia di "grandi disastri" che la segnala fedelmente.

L'abbiamo percorsa, verso Nord, e per capire ci è bastata la parte toscana. Il Mugello, snodo cruciale dello scavalco appenninico. I danni li hanno appena quantificati i giudici: 150 milioni di euro solo per lo smaltimento abusivo dei terreni di scavo. Poi vengono i cantieri abbandonati, le cave e le frane.

Il peggio è il sistema idrico distrutto: per ripagarlo non basterebbe una mezza finanziaria. Fra 750 milioni e un miliardo 200 milioni, per ventidue minuti di viaggio in meno. Spariti o quasi 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d'acqua.

Ma le cifre non sono niente. Per farsi un'idea bisogna sentire il tanfo polveroso della montagna morta. Rifare i sentieri della Linea Gotica, tra i rovi, come in guerra. Solo che stavolta i danni non li hanno fatti i generali ma gli ingegneri, che possono essere peggio. Le ferite delle bombe si rimarginano. Queste restano per sempre. Siete avvertiti: non siamo di fronte a un evento naturale, ma a qualcosa di biblico.

Tace la valle del torrente Carzola. Niente più uccelli. La falda è precipitata di trecento metri e la montagna è sotto choc idrico. Ha piovuto tutto l'inverno, ma le conifere sono morte, le querce moribonde. C'erano salmoni, trote, gamberi: ora più nulla. Un catastrofe come il Vajont, ma alla rovescia

Polvere, silenzio. Nel canyon si spalanca una finestra di servizio. È sguarnita, potrebbero entrarci uomini e bestie. Cento metri sotto, il tunnel che ha inghiottito tutto. I tecnici ricordano quando avvenne. Esplose un getto da 400 litri al secondo a tredici atmosfere. Da allora, anche se in superficie la valle scende a Nord, le falde scaricano a Sud, verso Firenze. E del Mugello a secco chi se ne frega.

Paolo Chiarini, 30 anni, ingegnere ambientale, è cresciuto sui fiumi e, quando il Carza sparì di colpo un giorno di febbraio di 11 anni fa, fu il primo ad accorgersene. Corse in Comune ad avvertire, ma gli risposero giulivi: "Per forza, non è nevicato". Capì subito che l'unica acqua che interessava gli italiani era quella del rubinetto, e fece l'unica scelta possibile: combattere da solo.

Da allora Paolo ha battuto ogni rigagnolo e raccolto dati. Oggi ci fa da guida su questa strada partigiana. A Campomigliaio c'era la piscina naturale dei fiorentini. Poi è arrivata la talpa maledetta che ha "impattato" la falda e oggi sul greto resta solo un ridicolo cartello "Divieto pesca" e, a monte, uno scolo fognario a secco.

Il Carlone era il paradiso dei pescatori. Oggi è ingombro di bungalow dai vetri rotti, rottami, tubi, cisterne, caterpillar arrugginiti. Su un muro, la scritta "Ciao, è stato bello". Sotto, un torrente in agonia. Ma a monte è peggio. Una strada bianca in mezzo a una foresta sbiadita, fiancheggiata dai tubi che fino a ieri hanno pompato acqua per tenere in vita il torrente. Una finzione.

Sopra, una montagna di rocce intrise di asfalto collante, oli e bitumi. Quando piove, la morchia scola sulla vasca di captazione del comune di Vaglia, che raccoglie la poca acqua. Purissima, era, da imbottigliare senza filtro. Tutto quel materiale poteva essere reimpiegato nel tunnel, come in Svizzera nella galleria del Gottardo. Qui invece s'è portato tutto in superficie. E nel buco hanno portato ghiaia fresca, aprendo decine di cave inutili sul monte. Ecco perché la Tav è costata il quintuplo del previsto.

A San Piero a Sieve la ferrovia veloce esce a palla di fucile e s'infila sotto l'autodromo del Mugello. Siamo nel cuore della conca, l'Appennino perde asprezza, l'orrore diventa bucolico. Tra le fattorie il torrente Bagnone è scomparso. Poco in là, anche il Bosso. Nove anni fa le sorgenti saltarono tutte assieme, ricorda l'avvocato Marco Rossi che segue le cause civili. "Quando sparì il torrente la gente pensò che sarebbe tornato. Invece non tornò. Finita. Arrivarono le autobotti. Poi il disseccamento salì fino a Farfereto e Striano".

A Sergio Pietracito hanno fatto di tutto. Gli hanno tolto l'acqua per gli animali, fatto franare il bosco, aperto crepe in casa, semidistrutto i frutteti con le polveri, terremotato il sonno con esplosioni, ventole al massimo, bip di cicalini, fischio di allarmi, rombo di tir in retromarcia. Poi, a cantiere chiuso, gli hanno ripristinato i terreni con zolle miste a cemento, plastica e ferri arrugginiti.

Pietracito ha speso 30 mila euro in avvocati, senza aiuto degli enti locali. L'italiano è solo davanti al potente. Lui non molla, ma molti altri sono stanchi. Sanno che, più dei danni, sono i processi a mangiarti la vita. Finisce che sei tu a dover pagare. La politica cala le brache: è già tanto se i sindaci sono riusciti a farsi dare il tracciato della galleria.

Risaliamo verso il Giogo della Scarperia. Ormai è un "trek" nella devastazione. Conifere moribonde, castagni in sofferenza. Fra un mese gli animali scapperanno anche da qui. A Lugo hanno visto "i caprioli scendere a valle per bere dai sottovasi dei giardini". Non era mai successo prima del 2006, quando la Tav ha smesso di pompare acqua "finta" in quota.

Dopo il crinale, il versante del Santerno ci sbatte davanti l'ultimo sacrilegio. Sul lato della Sieve avevamo censito pozzi defunti col nome di santi e beati. Qui, nell'abbazia di Moscheta, succede di peggio. Hanno rubato l'acqua santa. La pieve, per riempire il suo secolare abbeveratoio rimasto a secco, deve farsi sparare acqua da Fiorenzuola. Sempre per quei maledetti ventidue minuti.

Oltre si spalanca un abisso dantesco, il canyon chiamato Inferno. Era il top del Mugello, segnato su tutte le guide. Trote, gamberi, muschi. Sopra, il sentiero dove un tempo Dino Campana andava a Firenze incontrando bande di musicanti e pescatori di fiume. Oggi si cammina a secco tra massi enormi e smerigliati, segno della sacra potenza uccisa dall'uomo. Chi pagherà tutto questo? Quale nazione chiederà il conto?

Il fiume infernale si butta nel Santerno, dove s'apre il cratere della colossale stazione intermedia della Tav. Intorno, la devastazione. Novanta cave. Novanta cicatrici. Ed è solo il preludio dell'ultima è più spaventosa ferita. La più lontana, la meno visibile. La condanna, esecuzione e morte del torrente Diaterna, con la doppia sorgente biforcuta sotto il Sasso di San Zanobi.

Ora si procede solo a piedi, tra ghiaie terribili, guadi algerini, qui nell'Italia di mezzo a fine inverno. Tre anni fa Chiarini vide e fotografò vasche piene di pesci putrefatti. Da allora è morte biologica. Querce cadute, polvere, vento, lucertole. Sotto, la galleria spara la sua traiettoria in un fondale umido carico di bitumi. Qui sopra, il biancore abbacinante di un greto. La frazione di Castelvecchio - sopra l'ultima finestra della Tav in terra toscana - ha perso il suo acquedotto nel '98. Ora vorrebbero costruire un invaso per compensare lo scippo.

Ma per metterci quale acqua? Con quale canalizzazione? Cementificando gli impluvi? Ricoprendoli di resine? Coprendo lo scempio con uno scempio ulteriore? La parola catastrofe non basta.
Il viaggio è finito. "Cosa ci riserva il futuro Dio solo sa" brontola Piera Ballabio, della Comunità montana del Mugello. "Con la nuova legge sulle grandi opere, i Comuni avranno ancora meno voce in capitolo. Siamo vicini a una militarizzazione del territorio. Alla faccia del federalismo".

Fonte: http://www.repubblica.it

domenica 22 marzo 2009

"C'è la crisi, controlli meno rigidi"

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, lo chiama "radicale mutamento delle attività ispettive e di vigilanza". E l'Inps l'ha messo in pratica: in questa recessione i controlli degli ispettori non devono ulteriormente danneggiare le imprese.

Nero su bianco, nella circolare n° 27 del 25 febbraio 2009, firmata dal direttore generale dell'istituto, Domenico Crecco, dove c'è anche scritto che nel 2009 "dovrà essere privilegiata l'azione di vigilanza nei confronti delle realtà economiche gestite da minoranza etniche".

Di fronte a "un'emergenza mondiale" - scrive il dirigente dell'ente previdenziale - anche i controlli "se non opportunamente indirizzati, potrebbero aumentare il disagio e le difficoltà dei soggetti imprenditoriali".

L'indirizzo, dunque, è di "saper distinguere quelle situazioni di irregolarità dovute essenzialmente ad errori di carattere formale che non ledono i diritti dei lavoratori, o a non sufficiente conoscenza delle numerose opportunità offerte dalla normativa vigente, da quei comportamenti aziendali che sono messi in atto al solo scopo di trarre vantaggio economico, attraverso l'utilizzo del lavoro nero".

Se si tratta di un abbassamento della guardia lo si verificherà, certo è uno dei tanti tasselli che compongono il cambio di rotta culturale e politico impresso dal governo Berlusconi nella lotta al lavoro nero e per la sicurezza.

Perché Sacconi ha dichiarato guerra al formalismo e alla burocrazia; ha abolito i libri paga e matricola, e ora si prepara a portare al Consiglio dei ministri un decreto correttivo al Testo unico sulla sicurezza approvato dal governo Prodi. Un pacchetto di norme che attenua l'impianto sanzionatorio precedente.

Riduce i casi in cui è possibile l'arresto dell'imprenditore e lo pone in alternativa alla pena pecuniaria, poi diminuisce praticamente tutte le ammende ora in vigore. "C'è un generale affievolimento delle sanzioni", sostiene Paolo Carcassi, segretario confederale della Uil, sindacato "dialogante" secondo il noto schema di Sacconi. "L'unico miglioramento - aggiunge Carcassi - riguarda il fatto che, ai fini della sicurezza, i lavoratori atipici sono considerati al pari degli altri".

Al dicastero del Lavoro dicono che la nuova legge è ancora in una fase di elaborazione e che non sarà la prossima riunione del Consiglio dei ministri ad esaminarlo. Eppure sindacati e imprenditori sanno che il tempo del confronto è scaduto e che Sacconi ha già inviato ai vari ministri interessati il provvedimento.

L'idea di Sacconi era quello di pervenire a un "avviso comune" delle parti sociali da recepire nel provvedimento. L'opposizione della Cgil lo ha impedito e ha suggerito agli altri (Cisl e Uil in testa) di non ripetere su un tema così delicato come la sicurezza nel lavoro, la spaccatura già sperimentata sulla riforma dei contratti. Così tutti, tranne la Cgil, hanno detto sì al progetto di una marcata semplificazione normativa, ma senza giudizi di merito. Non proprio un'adesione.

Dice Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro: "Credo che sia giusto ripulire, semplificare ed eliminare alcune formule ridondanti, ma temo che il significato dell'intervento normativo sia tutt'altro: dare fiato all'opposizione che Confindustria ha condotto fin dall'inizio in particolare sulle sanzioni. C'era un equilibrio che ora rischia di rompersi a favore delle imprese". E secondo Damiano nel 2009 i controlli sono diminuiti. Ma non è detto che sia già colpa della circolare-Crecco.

Fonte: http://www.repubblica.it


Paga gli operai per il volontariato."Pazza idea" di un imprenditore.

"Voglio che della mia azienda si parli bene". In fin dei conti sta tutta qua la decisione di Davide Canavesio, classe 1971, amministratore delegato della Saet, azienda torinese impegnata nella progettazione di impianti su misura per il trattamento termico a induzione, di liberare il lavoro e convertirlo, in una piccola quota, in una azione di volontariato. Ciascuno dei 250 dipendenti della filiale italiana (secondo stabilimento in India) ha cinque ore di permesso mensile, tre delle quali retribuite dall'azienda. Permesso utilizzabile e scaricabile dal monte ore. Spendibile però solo come un voucher sociale. Quel tempo si può utilizzare per destinarlo in due progetti di sostegno sociale: il primo rivolto ai bambini down; il secondo alle famiglie in difficoltà. "La mia azienda segna un più nel suo fatturato e anche quest'anno avremo le nostre soddisfazioni. La crisi non l'avvertiamo, di cassa integrazione non se ne parla. Perciò mi son detto: ecco, questo è il momento di fare una cosa strana".

Canavesio è giovane e indubitabilmente ottimista: "Quando lavoravo a Londra ho avuto modo di seguire alcune attività sociali supportate dall'azienda. Ho sempre apprezzato questo tipo di impegno, poiché l'età media di chi pratica volontariato è tendenzialmente al di sotto dei 25 anni, e al di sopra dei 60. Quando lavori e magari hai anche una casa e una famiglia di cui occuparti, è impossibile trovare il tempo per fare altro. E allora, ecco: un po' di tempo te lo regalo io. Esci prima dalla fabbrica a patto che non te ne torni subito a casa. La sfida è stata proprio quella di introdurre questo progetto innovativo rischiando di essere frainteso da dipendenti e sindacati e di essere considerato pazzo. In effetti quando sono andato all'Unione industriali a illustrarlo hanno sgranato gli occhi: "Le costerà un sacco di soldi. E proprio adesso lei...". Proprio adesso, sì. Ero pronto a retribuire tutte e cinque le ore di lavoro dedicate al volontariato. Ma i sindacalisti mi hanno detto: "Lei ne paga tre; due le consegna al lavoratore. Sono disponibili e utilizzabili ma non vengono pagate. Così è più giusto ed anche più serio".

Così è stato. "Credo fermamente nella dimensione sociale dell'imprenditoria e in più voglio che le persone che lavorano in Saet siano orgogliose della loro azienda. Conto di recuperare la spesa aziendale per la retribuzione di tutte queste ore liberate e sottratte al lavoro con l'entusiasmo e la motivazione. Secondo me è una spesa utile. Di Saet se ne parlerà bene e io sarò felice".

Fonte: http://www.repubblica.it



giovedì 12 marzo 2009

Roma 4 Aprile 2009: manifestazione nazionale

CONTRASTARE LA CRISI, PROGETTARE IL FUTURO

Il mondo è attraversato da una crisi drammatica
Tutti i governi si mobilitano
Il governo italiano pensa ad altro!

Un Governo che non decide è un Governo che vuole scaricare i costi della crisi su lavoratori e lavoratrici, su pensionati e pensionate, sui giovani. È la risposta sbagliata. Nella crisi servono più tutele sociali, non meno.

Bisogna investire risorse per la politica industriale

La CGIL chiede che tutte le misure prevedano esplicitamente vincoli di difesa dell'occupazione e impegni a non spostare all'estero produzioni e stabilimenti

Difendere il lavoro

La cassa integrazione si prolungherà nel tempo ed aumenterà: chiediamo che venga aumentato da subito il tetto che riduce a 750 € la retribuzione netta mensile: una cifra troppo bassa che non consente di vivere

Difendere i salari, stipendi, pensioni

Un numero enorme di lavoratori e pensionati non riesce ad arrivare alla fine del mese. Abbiamo chiesto detrazioni sul lavoro dipendente, la restituzione del fiscal-drag, di aumentare le pensioni e di estendere la quattordicesima alle pensioni povere. Il Governo ha risposto con la social-card e propone di privatizzare i servizi pubblici, la sanità, l'assistenza.


Con l'accordo separato si sceglie la divisione contro la contrattazione
Ma tutto ciò non fermerà l'azione della CGIL


Partecipa alle assemblee che la CGIL promuove per illustrare i contenuti dell' Accordo separato e per far conoscere le proprie proposte per affrontare la grave crisi che attraversa il Paese

Partecipa alla consultazione promossa dalla CGIL e con il voto fai conoscere il tuo giudizio sull'Accordo separato

Partecipa il 4 Aprile alla grande
Manifestazione Nazionale a Roma


sabato 7 marzo 2009

Crisi economica: assegno ai disoccupati, nel Lazio è legge

Mentre se ne discute a livello nazionale, la Regione Lazio gioca d’anticipo e vara la legge sul “Reddito minimo di cittadinanza”. Grazie al provvedimento approvato il 4 marzo scorso, infatti, i disoccupati, gli inoccupati e i precari che hanno un reddito inferiore a 8.000 euro annui riceveranno un sostegno di 530 euro al mese, oltre ad agevolazioni per servizi culturali e sportivi. “Siamo la prima grande regione italiana – ha detto il governatore Piero Marrazzo (centrosinistra) – che si dota di uno strumento fondamentale che non ha nulla a che fare con la vecchia logica assistenzialista. Portiamo un modello di tutela presente in tutti i paesi europei più avanzati: dalla Francia all’Austria, Belgio, Olanda fino ai Paesi scandinavi e anglosassoni”.

I REQUISITI La legge gode di una copertura finanziaria di 20 milioni di euro e dovrebbe interessare circa 20 mila persone per il 2009. Sarà poi compito della Giunta regionale individuare ogni anno i criteri che orienteranno la graduatoria di chi avrà diritto al reddito mensile. A usufruirne saranno in primo luogo le donne e i precari, che nel giro di qualche mese dovrebbero ricevere i primi assegni. Per ottenere i benefici si dovrà dimostrare di essere residenti nel Lazio da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda, essere iscritti alle liste di collocamento dei Centri per l’impiego e avere un reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro.

L’OK DEI SINDACATI “È un importante passo avanti”, commentano Cgil, Cisl e Uil del Lazio: “Ora occorre che questa legge, fortemente voluta e sostenuta dal sindacato, venga tradotta in azione concreta con l’emanazione del regolamento attuativo, il cui iter chiediamo venga concluso in tempi rapidi”. I segretari regionali Claudio Di Berardino, Francesco Simeoni, Luigi Scardaone giudicano apprezzabile la scelta della Regione di assegnare ai Comuni un ruolo centrale nella attuazione della legge, “perché le amministrazioni comunali possono attivare un circuito virtuoso di solidarietà concreta nei confronti dei nuclei familiari più vulnerabili”. Il sindacato chiede poi che “parallelamente al reddito minimo garantito, la Regione rafforzi e implementi le politiche attive del lavoro, costruendo percorsi formativi e di riqualificazione professionale per disoccupati, inoccupati e precari che perdono il lavoro”. Per le tre sigle, infatti, il fine ultimo di ogni forma d’integrazione e sostegno al reddito “deve essere la prospettiva dell’inserimento lavorativo”.

Fonte: http://www.rassegna.it

lunedì 2 marzo 2009

Comunicato Rsu Slc Cgil 02.03.09

GLI ACCORDI SI RISPETTANO....

In varie occasioni le Rsu Slc Cgil hanno sollecitato l’azienda ad una risposta in merito ai passaggi da 4 a 6 ore che dovevano essere già stati effettuati nel mese di gennaio.

Siamo consapevoli che lo slittamento della tranche prevista per quel mese è stato generato dall’annuncio della CIGO sul sito di Atesia/Almaviva C. di Roma e alle difficoltà economiche che l’hanno innescata, tuttavia pensiamo che ad oggi sia necessario un confronto concreto su tale tematica al fine di poter dar seguito a tale aumento di ore lavorative nell’immediato, così come previsto negli accordi siglati.

Proprio in un momento di difficoltà economica l’aumento del salario con il consolidamento dell’orario di lavoro deve essere obiettivo prioritario non solo per la parte sindacale ma anche per la parte datoriale affinché si assuma l’onere sociale dei propri dipendenti.

Noi crediamo inoltre che le firme apposte su accordi presi abbiamo un valore e che sia indice di serietà rispettare tali accordi e dimostrazione di considerazione per i propri dipendenti a cui si chiede sempre di più flessibilità produttività, professionalità e qualità.
Rsu Slc-Cgil Almaviva Contact
Roma 02/03/2009

lunedì 9 febbraio 2009

Contratto Tlc, piattaforma Cgil approvata da oltre 80% lavoratori

“Dopo più di 900 assemblee nei diversi luoghi di lavoro, con quasi trentamila lavoratori già consultati, possiamo tranquillamente affermare che le richieste contenute nella piattaforma presentata da Slc-Cgil sono state approvate da più dell’80% dei dipendenti consultati”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi, Segretario Nazionale di Slc-Cgil, il principale sindacato del settore.

“I lavoratori - prosegue la nota di Genovesi - sono consapevoli del delicato momento in cui si colloca il rinnovo del Ccnl delle Tlc, dell’importanza di un contratto collettivo nazionale forte che garantisca diritti e tutele minime per tutti, contro ogni forma di deroga e di dumping sociale. Un’impostazione del resto condivisa anche con Uilcom-Uil con cui spesso sono state fatte insieme le assemblee, guardando più agli interessi dei lavoratori e alle specificità del nostro settore che non ad altro”.

Genovesi ricorda che sono tre le principali richieste contenute nella piattaforma: l’aumento di 175 euro al 5° livello per il prossimo triennio, una maggiore "valorizzazione degli inquadramenti professionali" e il "riconoscimento di una clausola sociale a tutela dei lavoratori dei call center".

"Oggi stesso – conclude Genovesi – sarà inviata ad Asstel-Confindustria la piattaforma, con l’invito ad aprire il tavolo di confronto prima possibile, per dare la giusta risposta alle legittime aspettative salariali e normative di migliaia di lavoratrici e lavoratori”.

Fonte: http://www.rassegna.it

venerdì 6 febbraio 2009

Torino: in mensa torna l'acqua del rubinetto

Niente più bottigliette di plastica, nelle mense scolastiche torinesi ritorna l’acqua del rubinetto. Una novità per migliaia di bambini e ragazzi che, ogni giorno, consumano pasti negli istituti del capoluogo piemontese, dagli asili nido fino alle scuole medie, passando per materne ed elementari. Si inizierà lunedì 9 febbraio in tutti i plessi scolastici e nidi d’infanzia che si trovano nelle Circoscrizioni 1, 7 e 10.

Gradualmente saranno coinvolte nell’iniziativa le altre Circoscrizioni sino alla copertura di tutto il territorio cittadino entro la fine dell’anno scolastico in corso. Sui tavoli delle mense, dunque, faranno la loro comparsa le caraffe riempite con l’acqua dell’acquedotto. Secondo il Comune di Torino, l’operazione è anche conveniente: non tanto da un punto di vista immediato sui conti, quanto sui risparmi che si otterranno sul fronte dei consumi di acqua, evitando gli avanzi di bottiglia, e soprattutto riducendo di plastica che finisce nei cassonetti. A compimento del programma si risparmieranno annualmente circa 2,5 milioni di bottiglie di plastica. La Smat (Società Metropolitana Acque Torino) gestisce tutto il ciclo produttivo dell’acqua, dagli impianti agli edifici urbani.

L’acqua è garantita da oltre mille controlli e analisi quotidiane ai quali vanno ad aggiungersi i controlli effettuati direttamente nelle scuole. Le aziende di ristorazione dovranno effettuare periodicamente le analisi chimiche/microbiologiche delle acque per verificarne la conformità alla normativa vigente. L’acqua che esce dai rubinetti di Torino è la stessa che verrà utilizzata dagli astronauti americani nelle missioni nello spazio.

Fonte: http://www.lastampa.it